Questo lavoratore è stato licenziato soltanto per aver chiesto il pagamento di tutti i suoi giorni di lavoro. Ecco cos’è successo.
Cosa c’è di peggio di perdere il lavoro dopo poco tempo dall’assunzione? All’apparenza nulla, ma la storia di questo lavoratore statunitense farà ricredere. Non soltanto è stato licenziato dopo appena una settimana di lavoro, ma tutto per aver fatto notare di non esser stato pagato correttamente. Una vicenda davvero assurda, anche se purtroppo simili difficoltà nel mondo del lavoro non sono nuove, soprattutto per il giovane personale neoassunto. Sembrerebbe quasi l’inizio di una commedia tipica statunitense, in cui alla fine il protagonista cambia la sua vita e ottiene un riscatto morale, oltre che economico, rispetto a coloro che lo hanno trattato ingiustamente.
Purtroppo, al momento non c’è stato alcun lieto fine per il lavoratore in questione, che sta condividendo la sua esperienza sul web per ricevere consigli e supporto. Quantomeno sta ricevendo molti messaggi di vicinanza, trovandosi in una posizione con cui è facile empatizzare. È però triste notare come tanti utenti riescano a immedesimarsi subito nell’accaduto e soprattutto come una buona fetta di lavoratori sia rassegnata a simili ingiustizie. Tutti sono dispiaciuti e indignati, ma soltanto pochi hanno l’ardire di consigliare un’azione legale per contestare il licenziamento. Con i pochi dettagli noti sembrerebbe di fatto la strada maestra da percorrere, ma non è da escludere che sia inutile o persino controproducente.
Licenziato per aver fatto notare di non esser stato pagato
Secondo quanto raccontato dal lavoratore sul web il problema ruoterebbe semplicemente intorno a una busta paga errata. Ovviamente, si conosce soltanto la versione dei fatti dell’ex dipendente, che comunque ha condiviso la sua storia preservando l’anonimato di tutte le parti coinvolte. Il protagonista aveva appena cominciato un nuovo lavoro, quando si è accorto che il suo primo giorno non veniva conteggiato. L’app utilizzata per il calcolo delle retribuzioni, che il personale poteva consultare liberamente, non considerava correttamente la data di inizio del rapporto di lavoro. Senza correggere l’errore, il lavoratore sarebbe stato pagato di meno rispetto alla cifra spettante.
Di conseguenza, quando si è accorto dell’anomalia si è rivolto direttamente al professionista che si occupava della gestione delle buste paga per l’azienda. Una soluzione che probabilmente sarebbe venuta in mente a chiunque al suo posto, anche perché avrebbe evitato disagi e perdite di tempo, consentendo di sistemare la situazione in modo bonario. Soltanto qualche minuto dopo aver informato l’addetto, però, il lavoratore è stato contattato dal suo responsabile che lo ha rimproverato per non aver sollevato la questione direttamente con lui, in quanto di sua competenza.
In ogni caso, il problema sembrava esser stato risolto nel migliore dei modi, visto che il calcolo della retribuzione è stato sistemato nell’arco di qualche minuto da questo scambio di messaggi. Anzi, il dipendente ha detto di esser stato tutto sommato soddisfatto di questo scambio, avendo avuto prova di avere un punto di riferimento affidabile. Il giorno dopo, però, il lavoratore è stato licenziato dal manager senza spiegazioni e sembrerebbe che la causa sia rinvenibile proprio in questo episodio.
Ha perso il lavoro per un errore altrui
L’impressione del lavoratore è che la sua richiesta di correzione abbia causato problemi al responsabile, che per questo avrebbe deciso di rivalersi. Più semplicemente, questo atteggiamento da un lavoratore appena assunto e l’equivoco sul professionista a cui rivolgersi potrebbero aver convinto il responsabile che il dipendente fosse una possibile causa di seccature. C’è anche da dire che il responsabile avrebbe subito gravi conseguenze dichiarando una busta paga errata, quindi avrebbe comunque potuto interpretare la vicenda sotto un altro punto di vista.
In ogni caso, ovviamente, non è possibile licenziare un lavoratore senza un motivo valido agli occhi della legge, tantomeno per aver giustamente rivendicato la retribuzione pattuita. Non conoscendo le circostanze specifiche è impossibile dire altro. In Italia, per esempio, il licenziamento sarebbe considerato illegittimo se avvenuto nelle modalità descritte dal lavoratore, a meno che si trattasse del periodo di prova.
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