Maggiorazione stipendio con la legge 104, ecco chi ne ha diritto

Simone Micocci

28 Maggio 2026 - 14:51

Godi dei permessi 104 e hai notato una strana voce in busta paga? Attento a non confondere questa maggiorazione con un aumento di stipendio.

Maggiorazione stipendio con la legge 104, ecco chi ne ha diritto
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Chi gode dei permessi previsti dalla legge 104 del 1992 per l’assistenza di familiari con grave disabilità potrebbe aver notato in busta paga una voce particolare, tale da far pensare a un aumento di stipendio.

Nel cedolino - che ricordiamo da maggio 2026 deve riportare anche l’indicazione riferita al Ccnl applicato - questa voce può comparire con la dicitura “Maggiorazione Ratei PG”, un’espressione tecnica che, a prima vista, potrebbe appunto far pensare a un incremento della retribuzione per quei lavoratori che la normativa già tutela riconoscendo loro giorni di permesso mensili, eventualmente fruibili anche a ore, senza alcuna penalizzazione dello stipendio.

È bene chiarire, però, che non è così., in quanto la suddetta maggiorazione rappresenta esclusivamente un tecnicismo contabile volto a garantire un principio molto importante riconosciuto dalla legge: nei giorni di permesso richiesti ai sensi della legge 104 del 1992, i lavoratori non devono essere in alcun modo svantaggiati. Non solo, infatti, nei giorni di assenza si ha diritto allo stesso stipendio, ma continuano anche a maturare ferie, tredicesima e, per i lavoratori che ne hanno diritto, anche la quattordicesima.

Se leggendo la busta paga vi siete quindi chiesti, almeno una volta, cos’è la maggiorazione ratei PG indicata in caso di fruizione dei permessi riconosciuti dalla legge 104, questa è la guida che fa per voi. Di seguito spieghiamo a cosa serve questa voce e perché, mese dopo mese, può risultare sempre più alta, pur senza tradursi in un vero aumento dello stipendio.

Quali permessi spettano con la legge n. 104 del 1992

Sono diverse le tutele che la legge 104 riconosce ai lavoratori dipendenti con disabilità e ai familiari che se ne prendono cura. Tra queste, una delle più note è certamente il diritto ai permessi retribuiti dal lavoro, da utilizzare in caso di necessità.

Nel dettaglio, sia il lavoratore dipendente con disabilità sia i familiari che prestano assistenza hanno diritto a 3 giorni di permesso al mese, frazionabili anche a ore. In alternativa, è possibile fruire di 2 ore di permesso al giorno, che si riducono a 1 ora quando l’orario di lavoro giornaliero è inferiore alle 6 ore.

A questi permessi, da gennaio 2026, si sono aggiunte 10 ore annue riconosciute ai lavoratori con patologie oncologiche, invalidanti o croniche, da utilizzare per esami diagnostici, visite mediche o trattamenti terapeutici. Le stesse ore possono essere fruite anche dai genitori con figli di età inferiore ai 18 anni con invalidità pari o superiore al 74%.

Oltre ai permessi, la normativa prevede poi altre forme di tutela, come la possibilità di beneficiare fino a 24 mesi di congedo straordinario retribuito, la priorità nella scelta della sede di lavoro e l’esenzione dal lavoro notturno.

Cos’è la maggiorazione ratei Pg in busta paga?

Oltre a questi diritti, è previsto anche un aumento in busta paga per chi usufruisce della legge 104? Come già anticipato, assolutamente no, anche se la voce “Maggiorazione Ratei PG”, presente in alcuni cedolini, può trarre in inganno.

Per capire di cosa si tratta e non fare confusione bisogna ribadire che la fruizione dei permessi riconosciuti dalla legge 104 non comporta penalizzazioni per il lavoratore, né sul piano retributivo né per quanto riguarda la maturazione di ferie, permessi, ratei di tredicesima e quattordicesima, così come per la copertura assicurativa e contributiva.

A tal proposito, alcuni Ccnl, come quello dei metalmeccanici, prevedono un’apposita voce in busta paga affinché i giorni di permesso, pur essendo formalmente delle assenze, vengano comunque considerati ai fini della maturazione dei diritti collegati.

In pratica, il datore di lavoro è tenuto a calcolare e riconoscere la quota parte dei ratei di tredicesima e quattordicesima maturata in relazione alle ore di permesso fruite, così come la quota di ferie o di altri istituti contrattuali maturati nello stesso periodo. Non va quindi confuso come un aumento di stipendio, visto che quelle somme sarebbero state comunque riconosciute anche senza la fruizione dei permessi.

Siamo dunque di fronte a un semplice tecnicismo contabile. E non deve confondere neppure il fatto che, mese dopo mese, l’importo indicato possa risultare sempre più alto: questo accade perché la quota si accumula in proporzione alle ore di permesso fruite nel corso dell’anno.