BTP e Bund sotto controllo nella giornata di oggi, dopo la raffica di sell che si è abbattuta sui due titoli di Stato rispettivamente, di Italia e Germania.
A seguito dell’impennata più forte in due sessioni dagli anni ’70 successiva all’annuncio del bazooka fiscale da 500 miliardi di euro che l’imminente governo tedesco di Friedrich Merz ha intenzione di varare, i rendimenti dei Bund a 10 anni sono oggi poco mossi, al 2,80%. Nel pomeriggio tornano a rialzare lievemente la testa i rendimenti dei BTP, che sono stati travolti la scorsa settimana dalla tempesta tedesca ma che sono riusciti poi a scendere al di sotto della soglia psicologica del 4%, sforata nel BCE Day di mercoledì scorso. Certo, nuovi alert sui BTP e sul debito pubblico non mancano mai, ma la situazione torna alla normalità.
Lo spread BTP-Bund a 10 anni che, per effetto dei forti sell sulla carta tedesca, era sceso la scorsa settimana fin sotto la soglia di 100 punti base, per poi risalire prontamente, viaggia ora attorno ai 113 punti base. Il differenziale rimane osservato speciale, senza destare tuttavia nella giornata di oggi particolari preoccupazioni. La tensione sui due titoli di Stato si smorza, a fronte dei commenti di alcuni gestori che fanno notare come la reazione dei bond sovrani europei alla rivoluzione fiscale annunciata da Berlino sia stata eccessiva, tanto che c’è qualcuno che consiglia di riposizionarsi, in particolare, su questi titoli, facendo capire come non sia alcuna necessità di temere per le sorti del debito pubblico di Berlino. Di mezzo c’è, oggi, anche l’effetto Donald Trump: nel non escludere una recessione, il presidente degli Stati Uniti ha scatenato una corsa ai beni rifugio, dunque ai Treasury, che sta in qualche modo contagiando anche la carta europea. Detto questo, attenzione a questi altri titoli di Stato, che stanno preoccupando gli investitori da un bel po’ di tempo.
Attenti ai titoli di Stato del Giappone, Paese più indebitato del mondo
I titoli di Stato che stanno spaventando i mercati sono quelli emessi da un Paese ancora più indebitato dell’Italia.
Non si tratta della Grecia, che rimane campionessa del debito pubblico in Europa (ma il cui processo di risanamento procede da un po’), ma dei bond sovrani di un altro Paese che di debito se ne intende, e da diversi anni: i bond governativi in questione sono quelli emessi dal Giappone, Paese che spicca al primo posto della classifica delle economie più indebitate del mondo, con un rapporto debito-PIL che si attesta al 250%. Rapporto debito-PIL che, tra l’altro, è atteso oscillare al di sopra della soglia del 244% fino al 2029, a fronte di una Bank of Japan che continua a fare il contrario di quanto fanno le banche centrali delle economie del G7.
Di fatto mentre nel 2024, dopo diversi momenti di esitazione, la Fed di Jerome Powell e la BCE di Christine Lagarde si sono imbarcate in una fase di tagli dei tassi di interesse rispettivamente degli Stati Uniti e dell’area euro, la BOJ ha iniziato l’anno scorso ad alzare i tassi del Giappone, per la prima volta dal 2007, dicendo basta alla politica monetaria fino ad allora incentrata sui tassi negativi.
Sebbene graduali, i rialzi dei tassi della Bank of Japan sono continuati fino all’ultimo recente atto della fine di gennaio, che ha portato il costo del denaro made in Japan a salire al record degli ultimi 17 anni, “attorno allo 0,5%”.
Motivo: l’inflazione, che nel Paese è salita al record degli ultimi 16 mesi, con la componente core dell’indice dei prezzi al consumo in rialzo del 3% a dicembre su base annua: una novità, per un’economia rimasta invischiata per tanti anni nel dramma della deflazione.
Quell’ultima stretta monetaria non sarà dunque l’ultima, avvertono gli esperti: e questo è già un motivo più che sufficiente che continua a deprimere la carta nipponica.
I sell off sono stati tali da portare oggi i rendimenti dei bond governativi del Giappone a salire al nuovo massimo dal 2008, a dispetto del calo dei rendimenti dei Treasury USA. I rendimenti sono balzati fino all’1,575%, dopo l’arrivo di nuovi dati che hanno confermato l’impennata dei salari, in Giappone, più forte in più di 30 anni, rinfocolando di conseguenza la prospettiva di nuovi rialzi dei tassi da parte della Bank of Japan.
Non ha aiutato la notizia dell’accoglienza debole che l’emissione dei titoli di Stato giapponesi con scadenza a cinque anni ha ricevuto e che probabilmente trova una spiegazione nella decisione di alcuni investitori di aspettare ancora a fare shopping, in attesa di vedere salire ulteriormente i rendimenti dei cosiddetti JGB (Japan 10 Year Government Bond).
Boom rendimenti dei titoli di Stato giapponesi al record dal 2008
Attenzione ai JGB, titoli di Stato giapponesi, schizzati anche oggi verso l'1,6%, al record dal 2008 (Fonte Bloomberg).
Rendimenti Giappone e tassi Bank of Japan: su cosa stanno scommettendo analisti e mercati
Alcuni colossi hanno iniziato già a rivedere al rialzo le loro previsioni sui rendimenti dei titoli di Stato giapponesi. Tra questi, gli analisti di JPMorgan Chase che, di recente, hanno alzato l’outlook sui rendimenti dei JGB a 10 anni attesi per la fine del 2025 dall’1,55% all’1,7%.
Alcuni investitori giapponesi sono arrivati a prevedere rendimenti anche fino al 2%: “Esistono già alcune previsioni sulla possibilità che la Bank of Japan alzi i tassi di interesse prima delle attese, e c’è chi sta iniziando a pensare che nella riunione di maggio potrebbe non filare tutto liscio”, ha commentato Takashi Fujiwara, responsabile della divisione di reddito fisso di Resona Asset Management.
Nel frattempo, mentre i funzionari della BOJ lasciano intendere che, in occasione del prossimo meeting di riunione di politica monetaria che si concluderà il prossimo 1° maggio, i tassi di interesse del Giappone rimarranno molto probabilmente fermi, i mercati monetari scommettono su una ennesima stretta monetaria entro il mese di luglio con una probabilità dell’85%, manifestando certezza, invece, su un rialzo dei tassi entro il mese di settembre.
La pressione sui JGB è lampante: all’1,57% secondo le rilevazioni di Bloomberg, i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi viaggiano a un livello superiore di 26 punti base rispetto a quelli dell’ultimo mese e in crescita di ben 84 punti base rispetto al valore dello stesso periodo dell’anno scorso.