Licenziati in tronco, con una mail.
Per anni hanno lavorato in un clima amichevole, tra sorrisi, centrifugati vegani, ping pong, bonus e benefit. Sono stati coccolati. Viziati da quei magnati della Valley che respingevano, almeno sulla carta, le logiche feroci di Wall Street. Ma che abbracciavano, sotto mentite spoglie, le stesse, identiche, logiche neoliberiste.
Oggi, migliaia di lavoratori si ritrovano, di punto in bianco, messi alla porta con un messaggio sull’indirizzo di posta elettronica, perché quello aziendale, è già stato disattivato. Senza nemmeno il tempo di salutare i colleghi.
Sembrava il migliore dei mondi possibili: la Valle del Silicio, con la sua ideologia in salsa hippie, aveva incantato le nuove generazioni, facendole sentire inattaccabili. Invincibili. Devote al progresso e all’alta tecnologia.
La crisi colpisce quei giovani che hanno vissuto un ventennio di crescita continua, in aziende che sembravano esentate dalle logiche del classico mondo del lavoro. Quello che stava al di “fuori” della cerchia dei privilegiati. Non avevano mai preso in considerazione di poter perdere il lavoro, di finire triturati in nome del profitto, avendo goduto dei benefici riservati alle divinità dell’Olimpo dell’era digitale. Si sentivano immuni dalla crisi.
Ora, come spiega Massimo Gaggi dalle colonne del Corriere della Sera, decine di migliaia di ingegneri, tecnici e computer scientist ventenni e trentenni sono “sotto choc”: «L’improvvisa scoperta della propria vulnerabilità porta dritti dallo psicologo». Sentono che è finita un’era e non sanno come rialzarsi per affrontare il futuro.
Lungi dal garantire una vera orizzontalità di possibilità e di diffusione del sapere, del potere e del lavoro, le pulsioni utopistiche della Silicon Valley rimangono esclusive e rivolte a pochi. Ci troviamo dinanzi a una piramide iper-verticistica che si modula e si atteggia come una oligarchia.
Il sociologo e giornalista bielorusso, esperto di nuovi media, Evgeny Morozov, ha ampiamente spiegato nelle sue opere come Google, Amazon, Facebook, Twitter, ecc. sarebbero soltanto l’incarnazione di una nuova forma di capitalismo mascherato da rivoluzione digitale e l’ennesima versione dell’accentramento di potere economico e politico nelle mani di pochi, in cui i dati diventano uno strumento di dominio.
Dietro ai proclami buonisti e democratici, i magnati della Valley hanno plasmato i rapporti sociali e professionali, creando una dipendenza sempre più marcata dei cittadini e dei lavoratori da una ristretta cerchia di potere. Quella cerchia tecnocratica, che ha avviato una ondata di licenziamenti che sta investendo, negli ultimi mesi, i giganti della tecnologia, da Google a Facebook, da Amazon a Microsoft.
Nessuno escluso dalle nuove logiche dell’automazione e del risparmio.