Licenzia una dipendente assunta da 30 anni perché non paga un detersivo da €3. La Pam finisce in tribunale

P. F.

03/02/2026

Una dipendente con 30 anni di anzianità ha fatto causa alla Pam per licenziamento illegittimo. La catena di supermercati l’ha cacciata perché non ha pagato un detersivo da meno di 3 euro.

Licenzia una dipendente assunta da 30 anni perché non paga un detersivo da €3. La Pam finisce in tribunale

Pam torna al centro di una nuova bufera mediatica e giudiziaria che riaccende i riflettori sulle politiche interne del gruppo e sul rapporto tra azienda e lavoratori. Dopo il contenzioso dello scorso novembre, relativo ai licenziamenti di alcuni impiegati in seguito al “test del finto cliente”, una vicenda che aveva già sollevato forti polemiche e attirato l’attenzione dei sindacati, la catena di supermercati veneta deve ora affrontare una nuova causa in tribunale destinata a far discutere.

Al centro dello scontro, stavolta, c’è una dipendente con 30 anni di esperienza alle spalle, una storia professionale lunga e senza precedenti disciplinari, che si è vista togliere il lavoro per un episodio legato a un detersivo da meno di tre euro. Un caso che pone interrogativi sulla proporzionalità delle sanzioni e sul clima aziendale. Ecco cosa è successo e quali sono i risvolti giudiziari.

Pam licenzia una dipendente per un detersivo da 3 euro

Tutto avviene lo scorso settembre in un punto vendita Pam di Grosseto, dove una cassiera 55enne si ferma a fare, come di consueto, la spesa alla fine del turno di lavoro. Dopo aver pagato, appena fuori dal supermercato, uno dei flaconi di detersivo da lei acquistati si rompe e il liquido all’interno si sparge a terra.

La donna rientra allora immediatamente nel punto vendita, avvisa il responsabile del possibile pericolo di scivolamento e, su diretto invito del suo superiore, va a prendere un altro flacone dallo scaffale, questa volta senza pagarlo.

Quello che sembrava un episodio già dimenticato, tuttavia, si è trasformato in un vero e proprio caso disciplinare. Qualche giorno dopo, la donna è stata infatti convocata da Pam e informata dell’apertura di un procedimento disciplinare a suo carico per il mancato pagamento del detersivo. Pochi giorni più tardi arriva la decisione definitiva: licenziamento per giusta causa.

I risvolti giudiziari e le accuse dei sindacati

La vicenda è stata resa pubblica dalla Filcams-Cgil di Grosseto, che ha impugnato il provvedimento tramite l’avvocato Paolo Martellucci e intentato una causa contro Pam. La sentenza è attesa a metà marzo. Il segretario dell’organizzazione sindacale, Pier Paolo Micci, ha descritto la situazione come una vicenda umiliante e immorale:

“È quello che succede quando il profitto non ha più alcun legame con l’etica e con le persone: colpisce l’umiliazione inflitta a dipendenti che dovrebbero essere la prima preoccupazione di un’azienda. Spero si arrivi a una ricomposizione, altrimenti aspettiamo con ansia la pronuncia del giudice”.

Per Micci, il comportamento della donna licenziata non può essere in alcun modo definito come furto. Dopo la rottura del flacone, la lavoratrice ha infatti avvertito immediatamente il suo responsabile e ha poi sostituito il prodotto con uno nuovo, come consentito a tutti i clienti:

“Non è una ladra, ha pagato quello che aveva comprato e l’ha sostituito come fanno tutti i clienti. Credo che quello che è stato fatto a questa dipendente è un incubo. Addirittura brutale. Il licenziamento è poi una conseguenza grave, ingiusta e sproporzionata. Tra l’altro è un brutto segnale: si mette al centro l’aspetto economico e non la persona. Spero e mi auguro che questo modus operandi venga stoppato immediatamente. Serve un messaggio inverso, dove al centro ci vuole la tutela e benessere dei lavoratori. Non si può andare a lavoro con paura e soggezione di perdere posto”.

Il precedente del test del finto cliente

Lo scorso dicembre, Pam era stata condannata al reintegro del lavoratore, al risarcimento del danno e al pagamento delle spese processuali nel caso di Fabio Giomi, licenziato illegittimamente dopo il cosiddetto “test del finto cliente”.

Il cassiere, in servizio da oltre 13 anni in un punto vendita di Siena, era stato allontanato dopo il mancato superamento di una verifica messa in atto da un ispettore dell’azienda, che aveva nascosto alcuni prodotti tra la spesa senza farli passare sul nastro, per controllare se il dipendente si fosse accorto del tentativo di furto.

Nonostante la sentenza favorevole, Giomi ha scelto di non rientrare in azienda, optando per il risarcimento economico. Una decisione maturata, secondo quanto emerso, anche a causa dell’indifferenza dei colleghi e di un clima aziendale giudicato tossico.

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.