Crisi e debiti: come uscire dalle difficoltà grazie alla legge sul sovraindebitamento

Secondo gli ultimi dati ISTAT, gli italiani che vivono in condizione di povertà assoluta sono oltre 6 milioni. Questa condizione è dovuta principalmente all’incapacità delle persone di poter saldare i propri debiti. A tal proposito, uno strumento nelle mani di chi si trova in questa difficile situazione è la legge sul sovraindebitamento. Ne ha parlato l’Avvocato Monica Pagano a Milano, nel corso di appuntamento con la stampa martedì 22 gennaio

Crisi e debiti: come uscire dalle difficoltà grazie alla legge sul sovraindebitamento

La crisi economica pone sempre più italiani a dover affrontare, a volte improvvisamente, situazioni di enorme difficoltà economica. A subire maggiormente questo fenomeno è indubbiamente la parte più debole della società: lavoratori, pensionati, artigiani e piccole attività imprenditoriali, che vengono schiacciati dai loro debiti.

In questi casi si parla di sovraindebitamento, ovvero quella faticosa condizione che provano coloro che non sono in grado di ripagare i propri debiti con le loro disponibilità economiche.

Questo nuovo termine è stato introdotto nel codice civile dalla legge del 27 gennaio 2012, n.3 “Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio”. Procedura che consente al debitore, persona fisica o altro soggetto escluso dalla legge fallimentare, di trovare un accordo con il creditore davanti al Giudice.

«La procedura di sovraindebitamento, entrata in vigore nel 2014, è un tema in realtà poco conosciuto anche dai professionisti», spiega l’Avvocato Monica Pagano nel corso di un incontro con la stampa tenutosi a Milano il 22 gennaio.

L’introduzione di questa legge, consente quindi al consumatore, l’imprenditore o all’artigiano di accedere ad una procedura per facilitare il risanamento dei debiti, rivolgendosi ad un organismo competente, che in questo caso prende il nome di organismo di composizione della crisi.

“Questa legge aiuta sia creditore che debitore, si cerca di andare a trovare una soluzione che sia utile per entrambi le parti consentendo al debitore di ripartire da zero. Si stima che per il 2019 saranno 132.000 famiglie ad essere sloggiate di casa con la legge fallimentare attualmente in vigore”, prosegue Pagano.

“Provate a pensare se tutti i debitori debbano continuare ad avere pignorato un immobile o una parte dello stipendio per tutta la vita, questo meccanismo finisce per diventare un problema sociale”.

La procedura di sovraindebitamento consente di vendere l’immobile nei 4 anni successivi previsti dalla legge, tuttavia il debitore non viene sloggiato e può rimanere nell’immobile fino a quando questo non verrà venduto", afferma l’esperta.

L’immobile in oggetto potrà essere venduto in diverse modalità: per asta competitiva o sul libero mercato. Nel secondo caso, quindi, il debitore ha la possibilità di vendere l’immobile ad un prezzo congruo di mercato e non ad un prezzo ignobilmente inferiore, come spesso accade nel primo caso.

Qualsiasi somma incassata dalla vendita dell’immobile andrà a soddisfare i creditori, mentre la restante parte di debito verrà stralciata. A quel punto il soggetto debitore potrà chiedere l’esdebitazione, ovvero la cancellazione di tutti i debiti.

Monica Pagano, fondatore di “Studio Pagano & Partners” ed esperta del tema, ha voluto fare chiarezza con il suo libro “la verità scritta da un avvocato”.

“Ho scritto questo libro come un atto di difesa degli italiani onesti, quelli che lavorano e a cui la sorte ha voltato le spalle, quelli travolti dalle tasse. È per loro che lavoro ogni giorno, ed è a loro che va il mio aiuto e messaggio di speranza: non è finita. Una legge che consente un nuovo inizio esiste, anche se è conosciuta poco anche dai professionisti”, afferma l’Avvocato.

A tal proposito, un caso che ha fatto molto clamore mediatico è stato quello dell’imprenditore monzese Sergio Bramini. L’imprenditore è finito sotto i riflettori dei media a livello nazionale perché sfrattato da casa dopo la dichiarazione di fallimento della sua azienda Icom.

Il caso Bramini

Sergio Bramini, imprenditore monzese ed ex titolare di Icom, azienda un tempo operante nel campo della gestione dei rifiuti, ha dichiarato fallimento nonostante vantasse 4 milioni di euro di crediti dalle pubbliche amministrazioni. Denaro che l’azienda di Bramini non ha mai visto.

Dal 2005, tuttavia, gli enti pubblici hanno smesso di pagare, dunque la società comincia ad avere le prime difficoltà. Così Bramini decise di fare due mutui, uno di 500.000 euro sulla casa ed un altro di pari importo sugli uffici per mandare avanti l’azienda ed evitare i licenziamenti. Nel 2011, mentre i crediti continuavano a crescere, Bramini decide di andare in tribunale e dichiarare fallimento in proprio.

“Una decisione che ho cercato fino all’ultimo di posticipare, ma che è stata inevitabilmente necessaria”, afferma Bramini.

Qualcosa sta cambiando

La situazione sta evolvendo in maniera positiva. Il governo ha deciso di nominarlo consulente con l’obiettivo di ridisegnare la legge sui fallimenti.

“Che non succeda in futuro quello che è successo a me”, questo è l’obiettivo di Bramini circa le modifiche che vuole attuare sull’attuale legge fallimentare 119/2016 Renzi-Boschi, la quale prevede lo sloggio forzato dall’abitazione prima dell’asta dell’immobile, a prescindere dalle condizioni fisiche, dalla presenza di persone disabili, di anziani, di bambini o malati.

La legge da speranze per il futuro

In conclusione la legge sul sovraindebitamento o legge «salva suicidi» tutela il debitore dal rischio di perdere tutto e di essere esonerato a vita da ogni forma di aiuto da parte degli istituti di credito, normativa di civiltà da tempo in vigore negli altri Paesi, dove il fallimento non pregiudica il futuro di un imprenditore, ma viene interpretato come un’occasione per poter azzerare tutto e ricominciare nuovamente da capo la propria vita.

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