Gli occhi del pubblico borsistico restano puntati sulle decisioni delle banche centrali riguardo la dinamica dei tassi d’interesse. La recessione appare oramai inevitabile ma nonostante questo le evidenze macroeconomiche non mostrano ancora indizi riguardo il suo inizio. I primi segnali di un appesantimento economico potrebbero arrivare dai fondamentali societari e quindi dalle prossime trimestrali. Vi sono però anche opinioni discordanti che mostrano basse probabilità di recessione negli Stati Uniti.
Dov’è la verità?
Il nodo delle banche centrali
Gli Stati Uniti e l’Europa, sebbene indipendenti da un punto di vista politico, restano connesse da un’importante evidenza statistica che lega gli andamenti economici dei due continenti. La Fed resta quindi il principale punto di riferimento per quanto riguarda i Paesi occidentali. Per tale ragione in molti guardano con maggior interesse le mosse del presidente Powell rispetto a quelle della presidente Christine Lagarde.
La BCE presenta poi un ritardo rispetto alla Federal Reserve anche nella stessa attuazione della politica monetaria, per tale ragione in Europa non si sente ancora parlare di «accomodamento» riguardo l’aumento dei tassi d’interesse.
Nonostante questo i dati legati al tasso d’inflazione hanno rallegrato gli investitori e rafforzato le previsioni riguardo un rallentamento del rialzo dei tassi da parte della BCE in copia diretta della strategia della Fed. Il mercato del lavoro continua però a mettere in difficoltà molti analisti: in sostanza, nonostante il rallentamento del tasso d’inflazione, i dati sul lavoro statunitensi continuano a mostrare forza, alimentando i timori riguardo una «sorpresa» da parte delle banche centrali.
Attenzione alle trimestrali della prima metà del 2023
Sono in molti però gli analisti che sostengono che il mondo stia guardando con troppo interesse i dati legati all’occupazione e all’inflazione tralasciando il vero motore dell’economia: la produzione.
La disoccupazione è difatti un valore relativo e deve essere ponderato al contesto socio-economico mentre in molti guardano a questo dato come un valore assoluto. I dati societari sono, invece, un leading indicator dell’economia e forniscono indizi reali riguardo il futuro di un Paese, anche se spesso caratterizzati da importanti latenze.
Cosa ci stanno comunicando i dati societari? Le aziende tecnologiche, tipicamente le prime a risentire delle conseguenze di una recessione, non mostrano segnali positivi: a colpire non sono solo i licenziamenti di massa di Meta e Amazon ma anche il fatto che i dati provenienti dalle vendite al dettaglio indichino un decremento nei propri valori. Un dato importante arriva anche dall’Europa: in Germania le vendite al dettaglio sono scese del 2,8% a ottobre rispetto al mese precedente.
Anche le prospettive riguardo la crescita globale non comunicano niente di promettente. Secondo il FMI infatti aumentano le probabilità che la crescita globale scenda sotto il 2% per il 2023 a causa degli effetti dei rallentamenti economici statunitensi, europei e cinesi.
Quando inizieranno i problemi economici?
Secondo gli esperti la verità verrà proiettata agli occhi degli investitori con ogni probabilità in vista delle prossime trimestrali. I dati societari potrebbero mostrare quanto effettivamente l’appesantimento economico globale abbia influito sulle variabili fondamentali aziendali e quindi sull’economia reale. Secondo questa visione potremo quindi assistere alle conseguenze dirette di una recessione già dalla prima metà del 2023.
Esistono tuttavia anche opinioni contrarie: secondo gli analisti di Goldman Sachs gli Stati Uniti non entreranno in recessione. Nello specifico, per la banca d’affari statunitense la probabilità di recessione negli USA è solo del 35%.