La profezia di Howard Marks (Oaktree Capital): cosa può andar storto sui mercati finanziari nel 2025?

Antonio Zennaro

08/01/2025

Marks, riprendendo il suo celebre memo di 25 anni fa dedicato alle aziende tecnologiche, sottolinea come una bolla speculativa sia più una questione di psicologia che di calcoli quantitativi.

La profezia di Howard Marks (Oaktree Capital): cosa può andar storto sui mercati finanziari nel 2025?

Howard Marks, co-presidente di Oaktree Capital e uno degli investitori value più rispettati al mondo, ha recentemente pubblicato un nuovo memo che sta facendo discutere la comunità finanziaria.

Nel documento, intitolato «On Bubble Watch», Marks riprende alcune delle sue riflessioni più acute sul tema delle bolle speculative, celebrando il 25° anniversario del suo primo memo significativo sul tema.

La sua prospettiva attuale sul futuro dei mercati è particolarmente degna di nota: secondo l’esperto, ci troviamo di fronte a un bivio - o ci attendiamo una correzione significativa dei mercati, oppure dovremo accontentarci di rendimenti compresi tra il +2% e il -2% nei prossimi dieci anni.

Marks, riprendendo il suo celebre memo di 25 anni fa dedicato alle aziende tecnologiche e di e-commerce, sottolinea come una bolla speculativa sia più una questione di psicologia che di calcoli quantitativi. Il suo primo memo in materia, pubblicato con il titolo di bubble.com, si rivelò profetico non solo nelle conclusioni ma anche nella tempistica. Come ricorda Marks stesso, «uno dei primi grandi insegnamenti sugli investimenti che ho appreso nei primi anni ’70 è che “essere troppo in anticipo sui tempi è indistinguibile dall’avere torto. In quel caso, tuttavia, non ero troppo in anticipo.»

Sebbene sia possibile analizzare vari parametri di valutazione, secondo l’esperto è più efficace concentrarsi sulla diagnosi psicologica del mercato. Questa prospettiva risulta particolarmente rilevante nel contesto attuale, dove l’euforia degli investitori sembra aver raggiunto livelli preoccupanti, ricordando pericolosamente le dinamiche osservate durante la bolla delle dot-com.
Un aspetto fondamentale evidenziato da Marks è l’impatto emotivo che il successo finanziario altrui può avere sul nostro giudizio. «Non c’è nulla di più destabilizzante per il benessere e il giudizio di una persona quanto vedere un amico arricchirsi», afferma. Questo fenomeno psicologico, profondamente radicato nella natura umana, può portare a decisioni di investimento irrazionali, guidate più dall’invidia e dalla FOMO (Fear Of Missing Out) che da un’analisi oggettiva delle opportunità di mercato.

Gli aneddoti che Marks condivide nel suo memo sono particolarmente illuminanti. La leggenda di J.P. Morgan è emblematica: il leggendario banchiere comprese l’arrivo imminente di una crisi quando il suo lustrascarpe iniziò a dargli consigli sugli investimenti azionari. Questo episodio, datato 1929, precedette il famoso crollo di Wall Street e la Grande Depressione. L’aneddoto illustra perfettamente come, quando la speculazione finanziaria raggiunge gli strati più ampi della società, spesso siamo vicini al punto di rottura.

Ancora più significative sono le esperienze personali del partner di Marks, John Frank. Nel 2000, durante il picco della bolla delle dot-com, Frank notò come i genitori alle partite di calcio dei figli avessero sostituito le tradizionali discussioni sportive con vanti sulle loro operazioni di trading sui titoli tecnologici. Solo pochi mesi dopo, il NASDAQ avrebbe iniziato il suo drammatico declino, cancellando trilioni di dollari di valore di mercato. Sei anni dopo, nel 2006, lo stesso Frank ebbe un’illuminante conversazione con un tassista di Las Vegas, che gli raccontò con orgoglio dei tre appartamenti che aveva acquistato, finanziati con mutui aggressivi. Questa conversazione si rivelò un presagio della crisi immobiliare del 2008.

Un elemento ricorrente nelle bolle speculative è la loro associazione con nuovi sviluppi tecnologici o modelli di business innovativi. Marks sottolinea come l’assenza di precedenti storici possa alimentare un entusiasmo incontrollato. «I vantaggi di un nuovo prodotto o modo di fare business sono solitamente evidenti, ma le insidie e le difficoltà spesso rimangono nascoste fino ai momenti di crisi», avverte l’investitore.
Questa dinamica si è ripetuta costantemente nella storia finanziaria: dalla bolla dei tulipani nel XVII secolo, passando per la febbre delle ferrovie nel XIX secolo, fino alla bolla delle dot-com negli anni ’90 e alle criptovalute più recentemente. In ogni caso, l’innovazione tecnologica o commerciale ha fornito una base apparentemente solida per giustificare valutazioni sempre più elevate.

Marks riconosce che dietro ogni mania speculativa si cela solitamente un fondamento di verità, che però viene portato all’estremo. L’esempio di Internet è particolarmente calzante: la rete ha effettivamente rivoluzionato il mondo come previsto dai più ottimisti durante la bolla delle dot-com, ma questo non ha impedito alla stragrande maggioranza delle aziende internet dell’epoca di fallire. Amazon è sopravvissuta e ha prosperato, ma per ogni Amazon ci sono state centinaia di aziende come Pets.com, WebVan o Boo.com che sono scomparse nonostante le valutazioni miliardarie.

Quando un asset raggiunge il picco della popolarità, secondo Marks, il rischio di un declino diventa particolarmente elevato. Questo accade perché gli investitori iniziano a dare per scontato che le cose possano solo migliorare, rendendo l’impatto di eventuali sorprese negative ancora più devastante. Come dice il vecchio adagio di Wall Street, «nel mercato azionario, gli alberi non crescono fino al cielo.»

Marks osserva come nelle fasi di bolla gli investitori tendano a trattare le aziende leader come se fossero destinate a mantenere la loro posizione dominante per decenni. La storia dei mercati, tuttavia, insegna che il cambiamento è più la regola che l’eccezione. Basti pensare a come delle prime dodici aziende incluse nell’indice Dow Jones nel 1896, solo General Electric è sopravvissuta fino ai giorni nostri, e anche lei ha attraversato periodi di grave difficoltà.

Il messaggio finale di Marks è un potente monito sulla natura del rischio: «La cosa più rischiosa al mondo è la convinzione che non ci sia alcun rischio.» In un contesto dove le valutazioni azionarie crescono a un ritmo sproporzionato rispetto alla crescita degli utili sottostanti, è improbabile che possano continuare ad apprezzarsi indefinitamente.
La prospettiva di Marks sul futuro dei mercati - una correzione significativa o rendimenti prossimi allo zero per un decennio - dovrebbe indurre gli investitori a una seria riflessione. In un’epoca caratterizzata da valutazioni elevate e ottimismo diffuso, la prudenza e la disciplina nell’investimento diventano più importanti che mai.

Il memo di Marks serve come un prezioso promemoria che i mercati finanziari sono ciclici per natura, e che i periodi di euforia sono invariabilmente seguiti da fasi di correzione. La sfida per gli investitori non è tanto cercare di cronometrare perfettamente questi cicli, quanto mantenere una prospettiva equilibrata e un approccio disciplinato all’investimento, resistendo alle sirene della speculazione anche quando sembrano più seducenti che mai.