I dati Istat sono chiari: in Italia c’è un’alta correlazione tra produttività e domanda nazionale, fattore fondamentale per il Pil. Il problema principale è che, essendo decrescente la produttività del lavoro (che si riflette nei salari fermi al palo da 30 anni), anche la domanda interna (consumi e investimenti) latita e nel periodo 2011-2014 si è puntato tutto sul saldo commerciale e la variazione delle scorte.
Con il Covid c’è stato un salto della produttività del capitale (settore costruzioni) ma non del lavoro, mentre sono accelerati la spesa per consumi e la domanda estera netta. Con il PNRR è balzata all’insù la quota di investimenti fissi lordi nel 2021 sulla scia del trend pre pandemia. Considerando che il rapporto debito/Pil dell’Italia è sceso da metà degli anni 90 fino al 2007, è chiaro che il “debito buono” è quello che:
1) Sterilizza l’effetto di deflazione dei salari dovuto alla rinuncia delle politiche monetarie (tasso e cambio) con l’ingresso nell’euro;
2) Il pil abbia una componente a spinta maggioritaria da consumi e investimenti (nero e verde) e non da saldo commerciale e variazione delle scorte;
Componenti del Pil italiano
Periodo: 1996-2023
3) La produttività deve tornare a premiare di più il lavoro (come negli anni ’90) rispetto al capitale, come nel 2021-2022.
Istat: “Nell’intero periodo 1995-2022 la produttività del lavoro ha registrato una crescita media annua dello 0,4%, derivante da un incremento medio del valore aggiunto pari allo 0,8% e delle ore lavorate pari a 0,4%... Nel periodo 1995-2022, la crescita media annua della produttività del lavoro in Italia (+0,4%) è stata decisamente inferiore a quella sperimentata nel resto d’Europa (+1,6% nell’Ue27).
Misure di produttività (1)
Fonte: Istat
Tassi di incremento più in linea con la media europea sono stati registrati dalla Francia (1,0%), e dalla Germania (1,3%). Anche la Spagna registra un tasso di crescita (+0,6%) più basso della media europea ma lievemente superiore a quello dell’Italia. Il divario rispetto alle altre economie europee è risultato particolarmente ampio in termini di evoluzione del valore aggiunto: in Italia, nel periodo 1995-2022, la crescita media annua è stata dello 0,8%, assai inferiore a quella della media della Ue27 (+1,8%). Le ore lavorate, al contrario, hanno registrato variazioni complessivamente più limitate: una stazionarietà in Germania, +0,4% in Italia, +0.7% in Francia. Soltanto la Spagna, tra i principali Paesi Ue, ha segnato una crescita più accentuata (+1,2%)…
Misure di produttività (2)
Fonte: Istat
Nel periodo 1995-2022, l’aumento medio del valore aggiunto (+0,8%) è da imputare quasi esclusivamente all’accumulazione di capitale, che ha contribuito alla dinamica per 0,5 punti percentuali rispetto ad un contributo del fattore lavoro soltanto di 0,2 punti percentuali:
Misure di produttività (3)
Fonte: Istat
Anche il contributo fornito dalla PTF è lievemente positivo (+0,1%). A sua volta, l’apporto del capitale è dovuto principalmente alla componente materiale non-ICT (+0,3 punti percentuali), mentre il contributo alla crescita della componente ICT (+0,1%) è decisamente più contenuto ed è nullo quello della componente immateriale non-ICT.
“Nell’arco del periodo 1995-2022, i settori di attività economica che hanno registrato i tassi di crescita medi annui più elevati della produttività del lavoro sono stati i Servizi d’informazione e comunicazione (+1,9%), le Attività finanziarie e assicurative (+1,1%) e l’Agricoltura (+1,1%). Variazioni negative hanno caratterizzato il settore delle Attività professionali (-1,7%), quello dell’Istruzione, sanità e servizi sociali (-1,2%) e il settore delle Costruzioni (-0,9%). Il comparto dell’Industria in senso stretto ha segnato un incremento medio annuo dello 0,8%.”
Produttività del lavoro: dinamiche settoriali
Fonte: Istat
Se la crescita del Pil verrà orientata e guidata dai consumi e dagli investimenti, con riflesso positivo sulla produttività del lavoro, allora sarà possibile un nuovo abbattimento del rapporto debito/Pil; se, come in passato, si dovesse puntare solo sul saldo commerciale e scorte, si tornerà probabilmente alla mediocrità e si diventerà (già lo siamo) terra di conquista. Tecnologia e reshoring potrebbero aiutare l’Italia a riprender la via della produttività, soprattutto del lavoro, con un tasso di crescita del Pil maggiore di quello del debito.