Cosa c’è nel cedolino della pensione di luglio? Ecco una guida completa in attesa della quattordicesima.
La pensione di luglio sarà più ricca per molti pensionati, nell’attesa poi del conguaglio di agosto che servirà a riallineare gli importi dopo le verifiche dell’Agenzia delle Entrate sulla base della dichiarazione dei redditi presentata.
Nel cedolino del mese prossimo, infatti, all’importo ordinario della pensione si aggiungerà, per chi ne ha diritto, anche il pagamento della quattordicesima mensilità, la somma aggiuntiva riconosciuta dall’Inps ai pensionati che rispettano determinati requisiti di età e di reddito.
L’importo effettivamente accreditato dipenderà quindi dalla situazione personale del pensionato: età, reddito personale, anni di contributi versati e gestione di appartenenza.
Per alcuni il beneficio sarà contenuto, mentre per altri il cedolino di luglio potrà trasformarsi in un vero e proprio assegno maxi, arrivando in alcuni casi a superare di molto la somma incassata negli altri mesi dell’anno.
Il mese di luglio rappresenta dunque uno degli appuntamenti più importanti dell’anno per i pensionati, soprattutto per chi percepisce importi medio-bassi e rientra nei requisiti previsti per la somma aggiuntiva.
Chi ha diritto all’aumento della pensione di luglio
Come anticipato, l’aumento atteso sulla pensione di luglio dipende dal pagamento della quattordicesima mensilità, una somma aggiuntiva riconosciuta dall’Inps ai pensionati che rispettano determinati requisiti di età e di reddito.
Nel dettaglio, la quattordicesima spetta ai pensionati che hanno compiuto almeno 64 anni di età e che hanno un reddito personale entro i limiti previsti dalla legge.
Per il 2026, la soglia massima ordinaria da non superare è pari a 2 volte il trattamento minimo, quindi 15.908,10 euro annui. Entro questo limite, l’importo riconosciuto cambia in base al reddito del pensionato e agli anni di contributi versati.
Per chi ha un reddito fino a 1,5 volte il trattamento minimo, pari nel 2026 a 11.931,08 euro, la quattordicesima può andare da 437 euro a 655 euro. Per chi supera questa soglia ma resta entro 2 volte il trattamento minimo, quindi fino a 15.908,10 euro, l’importo è più basso e va da 336 euro a 504 euro.
Il beneficio spetta ai titolari di uno o più trattamenti pensionistici a carico dell’Assicurazione generale obbligatoria, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, della Gestione separata, delle forme sostitutive e del Fondo clero. Possono riceverla anche i titolari di assegno ordinario d’invalidità e di pensione ai superstiti, sempre che rispettino i requisiti anagrafici e reddituali.
Restano invece escluse le prestazioni di natura assistenziale. Di conseguenza, la quattordicesima non spetta sull’assegno sociale, sulle pensioni sociali, sull’assegno d’invalidità civile e sulle altre prestazioni assistenziali. Non ne hanno diritto neppure i percettori dell’Ape sociale.
Va inoltre considerato che, in alcuni casi, la quattordicesima può essere riconosciuta in misura ridotta. Succede quando il pensionato supera di poco le soglie reddituali previste: grazie alla cosiddetta clausola di salvaguardia, la somma aggiuntiva viene comunque pagata, ma solo fino a concorrenza del limite di reddito incrementato dell’importo teoricamente spettante.
Per questo motivo non tutti i pensionati riceveranno lo stesso aumento a luglio. L’importo sarà più alto per chi ha redditi più bassi e una maggiore anzianità contributiva, mentre sarà ridotto o del tutto assente per chi supera i limiti previsti.
Quanto spetta di quattordicesima
L’importo della quattordicesima è fisso e non cambia ogni anno. A cambiare, invece, sono le soglie di reddito entro cui bisogna rientrare per averne diritto, perché calcolate in base al trattamento minimo di pensione, rivalutato annualmente.
Per il 2026 bisogna distinguere tra i pensionati con reddito personale fino a 1,5 volte il trattamento minimo, pari a 11.931,08 euro, e coloro che superano questa soglia ma restano comunque entro 2 volte il trattamento minimo, quindi entro 15.908,10 euro annui.
Nel primo caso si applica la tabella più favorevole, con un importo della quattordicesima che va da 437 euro a 655 euro. Nel secondo caso, invece, l’importo è più basso e va da 336 euro a 504 euro.
A incidere sulla somma riconosciuta sono poi la gestione di appartenenza, quindi se si tratta di ex lavoratori dipendenti o autonomi, e gli anni di contributi versati. A tal proposito, ecco una tabella in cui sono sintetizzati gli importi spettanti nel 2026:
| Lavoratori dipendenti | Lavoratori autonomi | Reddito personale | Importo quattordicesima |
|---|---|---|---|
| fino a 15 anni di contributi | fino a 18 anni di contributi | fino a 11.931,08 euro | 437,00 euro |
| tra i 15 e i 25 anni di contributi | tra i 18 e i 28 anni di contributi | fino a 11.931,08 euro | 546,00 euro |
| oltre i 25 anni di contributi | oltre i 28 anni di contributi | fino a 11.931,08 euro | 655,00 euro |
| fino a 15 anni di contributi | fino a 18 anni di contributi | superiore a 11.931,08 euro ma entro 15.908,10 euro | 336,00 euro |
| tra i 15 e i 25 anni di contributi | tra i 18 e i 28 anni di contributi | superiore a 11.931,08 euro ma entro 15.908,10 euro | 420,00 euro |
| oltre i 25 anni di contributi | oltre i 28 anni di contributi | superiore a 11.931,08 euro ma entro 15.908,10 euro | 504,00 euro |
Bisogna però ricordare che per la quattordicesima opera una clausola di salvaguardia. Ciò significa che la somma aggiuntiva può essere riconosciuta, seppure in misura ridotta, anche a chi supera di poco le soglie previste.
Nel dettaglio, quando il reddito supera la soglia di 11.931,08 euro, ma resta entro il limite dato dalla stessa soglia aumentata dell’importo teorico della quattordicesima, la somma viene pagata solo per la differenza. Lo stesso meccanismo si applica per chi supera la soglia di 15.908,10 euro, ma non oltre il limite incrementato della quattordicesima spettante.
Per maggiori informazioni su come si applica questo meccanismo, vi consigliamo di leggere il nostro articolo di approfondimento sul calcolo della quattordicesima mensilità.
Cos’altro c’è nella pensione di luglio
Oltre alla quattordicesima, il cedolino della pensione di luglio segue le regole ordinarie previste per il calcolo dell’importo netto.
Questo significa che, per la maggior parte dei pensionati, non sono attese altre novità particolari: l’Inps continuerà ad applicare le trattenute fiscali dovute, come già avvenuto nei mesi precedenti.
Sulla pensione di luglio vengono quindi trattenute le imposte ordinarie. L’Inps, in qualità di sostituto d’imposta, applica l’Irpef dovuta sull’importo della pensione, tenendo conto degli scaglioni in vigore: il 23% fino a 28.000 euro di reddito, il 33% per la parte compresa tra 28.000 e 50.000 euro e il 43% per quella che supera quest’ultima soglia.
Oltre all’Irpef, nel cedolino figurano anche le addizionali regionali e comunali. In particolare, le addizionali regionali vengono trattenute a saldo per l’anno precedente, mentre quelle comunali possono essere applicate sia a saldo per il 2025 sia in acconto per il 2026, secondo le regole ordinarie.
Bisogna poi prestare attenzione ai pensionati che, a seguito del conguaglio fiscale effettuato dall’Inps alla fine dello scorso anno, si sono ritrovati con un debito da restituire. Per chi ha un importo annuo complessivo dei trattamenti fino a 18.000 euro e un conguaglio a debito superiore a 100 euro, la restituzione può essere rateizzata e proseguire anche nei mesi successivi, fino a novembre. In questi casi, quindi, anche sul cedolino di luglio possono continuare a comparire trattenute aggiuntive.
Discorso diverso, invece, per il conguaglio derivante dalla dichiarazione dei redditi. Chi ha presentato il modello 730 indicando l’Inps come sostituto d’imposta dovrà attendere, nella generalità dei casi, il mese di agosto per vedere gli effetti sul cedolino. Da quel momento potranno arrivare rimborsi Irpef per chi è a credito, oppure trattenute anche consistenti per chi invece risulta a debito.