La bolla speculativa sul Nikkei sta per scoppiare?

R. F.

10/06/2023

Il rally del Nikkei 225 potrebbe essere arrivato ad un punto di svolta. I dati economici non giustificano questi livelli, visti l’ultima volta nel 1990.

La bolla speculativa sul Nikkei sta per scoppiare?

Il Nikkei 225 stamane 9 giugno ha chiuso a 32.265. Un massimo storico che non si vedeva dal 1990, come potete osservare dal grafico Bloomberg qui sotto.

L’ultima volta che l’indice azionario giapponese Nikkei 225 ha raggiunto i livelli attuali era la metà di luglio del 1990: l’Unione Sovietica stava crollando, Internet era agli albori e io stavo ancora prestando servizio militare. Non siamo infatti molto lontani da quota 33.170 che è proprio il massimo del 17 luglio 1990.

Su base YTD (cioè da inizio anno) e in valuta locale il Nikkei ha surclassato anche gli altri indici azionari mondiali con un +23,6%, rispetto al +14,.8% del DAX e al +11,8% dell’indice SP500 (anch’essi espressi in valuta locale).

Nikkei 225 dal giugno 1990 ad oggi Nikkei 225 dal giugno 1990 ad oggi Fonte: Bloomberg

Indubbiamente c’è stata a livello globale un’ondata di interesse per le azioni del Paese del Sol Levante che, anche se quest’anno sono salite del 24%, potrebbe spingere ulteriormente il mercato all’insù ancora per pochi giorni, forse poche settimane. Ma poi, in assenza di conferme dal lato macro e microeconomico, questo rally potrebbe avere il fiato corto.

Certamente lo yen a buon mercato ha fatto lievitare i profitti delle aziende che guadagnano all’estero (vedi tabella Bloomberg seguente da dove si evince che, da gennaio ad oggi, lo yen debole contro dollaro ha sostenuto il rally dell’indice azionario giapponese). Inoltre, l’ottimismo sulle riforme della governance aziendale varata nel 2014 e l’interesse dell’investitore americano Warren Buffett hanno dato una spinta ulteriore alla borsa di Tokyo.

Secondo l’Economist , quest’anno gli investitori stranieri hanno acquistato un saldo netto di 3,8 miliardi di yen (27 miliardi di dollari) in più di azioni giapponesi rispetto a quelle che hanno venduto, il massimo dal 2013.

Indice Nikkei (linea arancione) a confronto con il cambio USD/JPY (linea bianca) Indice Nikkei (linea arancione) a confronto con il cambio USD/JPY (linea bianca) Periodo: 09/06/2022 - 09/06/2023 Fonte: Bloomberg

È evidente da gennaio 2023 ad oggi la correlazione positiva tra la debolezza dello yen contro il dollaro USA e l’indice azionario giapponese.

Tra i titoli beneficiari di questo rally impressionante vi sono i titoli giapponesi che erano anni fa considerati a basso prezzo e quindi sottovalutati, come le cinque ’sogo shosha’ (società multinazionali votate al commercio internazionale) di cui proprio Buffett ha acquistato partecipazioni (Itochu, Mitsubishi Corp., Mitsui & Co., Sumitomo Corp. and Marubeni).

I prezzi delle azioni di queste aziende hanno battuto il mercato quest’anno, con aumenti compresi tra il 28% e il 45%. L’attivismo degli azionisti di minoranza nelle assemblee generali delle aziende suddette, un tempo considerato un fastidioso ’anatema’ per gli azionisti di controllo nei consigli di amministrazione giapponesi, ha raggiunto quest’anno un nuovo record, misurato dalle miriadi di proposte degli azionisti di piccolo calibro in occasione delle assemblee generali annuali. Un fattore positivo di maturazione nella governance delle aziende quotate.

Ma gli investitori esperti sanno che il Paese del Sol Levante ha avuto più di una falsa “alba” del mercato azionario. Il Nikkei 225 è salito di oltre il 40% tra la fine del 1999 e il picco del marzo 2000, dopo il quale è scoppiata la bolla delle dotcom. È salito di oltre il 50% tra la fine del 2004 e la metà del 2007, prima della crisi finanziaria globale derivante dal crack della Lehman Bros. È più che raddoppiato nei due anni successivi all’elezione di Shinzo Abe a primo ministro nel 2012, con la promessa di rilanciare la crescita.

Il rally durante il governo di Abe – complice anche una politica monetaria della BoJ assolutamente compiacente - non era solo di dimensioni maggiori rispetto a quello attuale, ma ha visto anche una maggiore partecipazione degli investitori esteri. Nel 2013 gli acquirenti stranieri hanno acquistato, al netto delle vendite, più di 16 miliardi di yen di titoli giapponesi, quattro volte di più rispetto a quest’anno secondo l’Economist. Anche se la qualità della governance giapponese è migliorata notevolmente nell’ultimo decennio, gli investitori stranieri hanno venduto nel 2015 praticamente tutte le azioni accumulate durante quell’ondata di ottimismo. Questo perché la crescita promessa da Abe non si è in gran parte concretizzata. E poi, recentemente, c’stata la primavera del 2020, quella dello scoppio della pandemia Covid. Non bisogna mai dimenticare infatti che i trend dei mercati azionari sono - nel lungo termine - una funzione del tasso di crescita delle economie sottostanti: più crescita significa più fatturato per le imprese, più profitti e quindi EPS (utili per azione) crescenti.

Proprio per questo, a fronte di una flebile crescita attesa del PIL 2023 di circa l’1,3% (stime FMI del World Economic Outlook di aprile) non è azzardato parlare di un inizio di bolla per le azioni giapponesi: a questi livelli, secondo tabelle Bloomberg, il P/E del Nikkei 225 è pari a 21,5 x, cioè addirittura superiore a quello dell’indice americano SP500 che è pari a 20x, sulla cui sopravvalutazione abbiamo già ampiamente discusso nell’analisi “Perché il rally dell’S&P500 è arrivato al capolinea”. Il Giappone, tuttavia, rispetto agli USA è previsto crescere meno nel PIL nel 2023: +1,3% contro +1,6% annualizzato degli USA.

Ma la bolla sul Nikkei, inoltre - come anticipato sopra - è sostenuta dalla politica monetaria della banca centrale giapponese, l’unica banca centrale al mondo che adotta ancora una politica di tassi ufficiali negativi (tasso ufficiale sui finanziamenti settimanali è pari a -0,10% contro una Fed che lo fissa al 5%) con evidenti riflessi sulla curva dei rendimenti governativa (per esempio il governativo a 2y in yen rende un -0,05% contro un +4,20% del Treasury in dollari).

Una solida crescita economica è praticamente un prerequisito per sostenere un rally prolungato, ma al momento non si vede all’orizzonte in Giappone un tasso di crescita dei consumi e degli investimenti tale da giustificare questi livelli di indici azionari ai quali stiamo assistendo oggi.

DISCLAIMER: le notizie contenute nel presente articolo si ritengono veritiere e aggiornate alla data del 9 giugno 2023. Le considerazioni contenute nel presente articolo sono solo mie e non coinvolgono la responsabilità di Money.it e, allo stesso tempo, non costituiscono in alcun modo sollecitazione al pubblico risparmio. L’investimento in azioni è un investimento a rischio e può comportare anche la perdita del 100% del capitale investito.