Le azioni di Mitsubishi Heavy Industries hanno chiuso la seduta odierna in forte rialzo, passando dai 3.737 yen della chiusura precedente a un’area compresa tra 3.887 e 3.906 yen, un guadagno di circa il 4,5%.
A muovere il titolo è l’annuncio ufficiale del 16 settembre di un’alleanza di capitale e di business tra Mitsubishi Heavy Industries (MHI) e Preferred Networks (PFN), startup giapponese di intelligenza artificiale fondata nel 2014 a Tokyo, nota per i processori proprietari MN-Core, la piattaforma cloud PFCP e il modello fondazionale PLaMo.
In base all’accordo, siglato il 31 agosto e ancora soggetto all’approvazione dell’assemblea dei soci di PFN, MHI sottoscriverà nuove azioni della startup per un controvalore di 10 miliardi di yen (circa 65 milioni di dollari) tramite assegnazione a terzi. Le due società avevano già siglato un’alleanza di business nel giugno 2026, che questo investimento rafforza e rende più stabile nel tempo.
«Il dispiegamento dell’intelligenza artificiale in ambiti mission-critical è una delle priorità assolute per rafforzare la resilienza della società», ha dichiarato Eisaku Ito, presidente e amministratore delegato di MHI, nel comunicato ufficiale. Daisuke Okanohara, amministratore delegato di PFN, ha aggiunto: «Per rendere l’AI davvero utilizzabile sul campo, dobbiamo andare oltre le prestazioni del modello: dobbiamo affrontare i vincoli specifici di ogni contesto operativo».
L’obiettivo dichiarato è sviluppare tecnologie AI «made in Japan» per macchinari e sistemi mission-critical, comprese le infrastrutture sociali e la sicurezza nazionale, unendo il know-how operativo decennale di MHI (energia, aerospazio, difesa, spazio) con la tecnologia IA verticalmente integrata di PFN.
La difesa giapponese punta tutto sull’IA
L’operazione arriva mentre il ministero della Difesa giapponese ha presentato, per l’anno fiscale 2027, una richiesta di bilancio record da 8.900 miliardi di yen (55,6 miliardi di dollari), che comprende esplicitamente lo sviluppo di un sistema di supporto alle decisioni basato sull’IA per il comando congiunto delle forze armate e la creazione di un’infrastruttura cloud classificata per l’aggregazione dei dati.
Come osserva Sugio Takahashi, direttore di ricerca del National Institute for Defense Studies giapponese, la vera posta in gioco non è più solo comprare più hardware militare, ma costruire un’architettura «dal sensore al tiro» in cui l’AI collega satelliti, droni, cyber e armi a lungo raggio:
«Il vantaggio critico può quindi derivare dalla capacità di combinare informazioni provenienti da molti sensori, elaborarle rapidamente, distribuirle in sicurezza e collegare la decisione risultante all’arma più appropriata».
Non a caso, i titoli legati alla difesa giapponese - MHI in testa - hanno visto afflussi di acquisti proprio sulle attese di un ulteriore aumento del bilancio militare, in parallelo con la notizia dell’alleanza PFN.