La bolla dell’AI sta per scoppiare? Sì. Ed è proprio per questo che dovresti comprare. Ecco cosa

R. F.

25/02/2026

Non temere il crash tecnologico: ecco le aziende che trasformeranno il panico in profitti.

La bolla dell’AI sta per scoppiare? Sì. Ed è proprio per questo che dovresti comprare. Ecco cosa

Ma siamo sicuri che veramente scoppierà la bolla della AI? Forse sì, ma non abbiate paura e, appena arriva la correzione, preparatevi a comprare sul mercato azionario. E vediamo quali aziende.

Secondo alcuni strategist, le ondate di vendite eccessive che hanno colpito diversi settori — innescate dal timore che l’intelligenza artificiale possa scardinare i modelli di business tradizionali — stanno creando interessanti opportunità per gli amanti dello stock picking.

Molti degli analisti suggeriscono agli investitori di puntare sui cosiddetti «AI incumbents»: aziende già leader di mercato, caratterizzate da una crescita solida e da un’alta qualità del bilancio societario (basso indebitamento, alto cash-flow, leadership). L’obiettivo è sfruttare il calo dei prezzi momentaneo che accade durante la correzione per godere poi del forte slancio rialzista sull’economia che accompagna l’adozione di questa tecnologia della AI, e quindi approfittare della ripartenza dei listini azionari. Spieghiamo meglio il concetto.

Perché i giganti non temono lo scoppio della bolla AI?

Nel gioco della disruption tecnologica (cioè dello stravolgimento dei processi produttivi imposto dall’arrivo di una nuova tecnologia) la narrativa classica vede spesso le startup agili abbattere i colossi lenti e burocratici nel prendere decisioni. Tuttavia, nell’era dell’intelligenza artificiale, stiamo assistendo a un fenomeno opposto: il trionfo degli AI Incumbent a sfavore delle start-up di piccole dimensioni.

Si tratta delle aziende leader del settore Hi-Tech che dominavano il mercato già prima dell’avvento di ChatGPT e che oggi si trovano in una posizione di vantaggio competitivo quasi inattaccabile.

Per esempio il tesoro dei dati: l’intelligenza artificiale si nutre di informazioni. Aziende come Visa o Microsoft possiedono archivi sterminati di dati proprietari (transazioni, documenti, flussi di lavoro) che una startup non potrebbe accumulare nemmeno in decenni.
C’è poi il fenomeno di integrazione di contenuti, non di sostituzione: gli incumbent stanno “iniettando” l’AI nei prodotti che miliardi di persone usano già. È più semplice utilizzare le nuove funzioni di Copilot dentro Word o Excel piuttosto che imparare un nuovo software.

Inoltre, la potenza di fuoco finanziaria: sviluppare infrastrutture IA richiede investimenti miliardari in microchip e data center. Solo i grandi player hanno flussi di cassa sufficienti per sostenere questa corsa agli armamenti tecnologici senza rischiare il default. Avere miliardi di cash in bilancio significa poter affrontare errori di progetto o piani industriali sbagliati senza fallire.
In sintesi, mentre il mercato reagisce con panico vendendo i titoli Hi-Tech, questi giganti stanno usando l’AI per alzare le barriere all’entrata, trasformando una minaccia in un motore di efficienza e profitto. Possiedono anche un forte pricing power.

I settori chiave della rivoluzione AI

Nel settore software, l’AI è vista come un volano per espandere il mercato potenziale del software aziendale.

Prendiamo ad esempio Microsoft.
Numeri record: la divisione Cloud ha superato i 50 miliardi di dollari di ricavi trimestrali. Al centro c’è Azure, piattaforma di Cloud Computing dove si addestra l’AI. La crescita di Azure è stata del +39% su base annua nel 4° trimestre 2025.
L’effetto Copilot nei pacchetti Office 365 e Dynamics consente di alzare i prezzi senza perdere clienti: è la fidelizzazione della clientela, segnale di forte pricing power.

Consideriamo anche Intuit, colosso del software finanziario con piattaforme come QuickBooks e TurboTax, che gestisce i dati sensibili di oltre 100 milioni di clienti, creando massa critica per modelli di IA proprietari.
Altri analisti citano Atlassian, specializzata in gestione dei progetti, collaborazione tra team e strumenti per sviluppatori. Integrando l’intelligenza artificiale nei flussi di lavoro, consente di riassumere piani complessi, definire strategie, individuare errori e generare codice, diventando un motore decisionale che aumenta la produttività.

Infine la regina della AI: Nvidia.
Dopo l’architettura Blackwell, è in arrivo la piattaforma Rubin con memorie HBM4. Innovazione continua nei chip, maggiore efficienza energetica, riduzione dei costi per token fino a 10 volte.
Con una quota superiore all’80% nei data center, NVIDIA vende veri e propri supercomputer AI. La capacità di investire in CapEx (Capital Expenditure) crea un solco tra chi possiede l’AI e chi la paga per usarla.

Anche il settore bancario beneficerà dell’AI grazie a maggiore produttività e utili in asset management, impieghi, raccolta, mutui, assicurazioni.

Tra i nomi citati:

  • Citigroup
  • Bank of America
  • State Street
  • Trust Financial

Nel mondo dei pagamenti e del fintech, titoli come Mastercard e Visa sono considerati protagonisti dell’agentic commerce.

Cos’è l’Agentic Commerce?

È il commercio globale guidato da agenti autonomi di AI. Si passa dall’e-commerce tradizionale alla delega completa del processo d’acquisto a un agente digitale.
L’agente di AI monitora scorte, negozia prezzi, confronta siti, applica coupon, interagisce con altri agenti AI, conclude transazioni, gestisce pratiche amministrative, assicurative e pagamenti.

Per far sì che un robot paghi un altro robot servono reti globali ultra-sicure e standardizzate. Qui entrano in gioco Visa e Mastercard, con standard di sicurezza collaudati.
Insomma, se arriva la correzione, non abbiate paura. Iniziate a comprare.

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