L’Euro digitale, un pericoloso ircocervo tra banche e mercato

Guido Salerno Aletta

29/04/2024

Mentre oggi i depositi bancari hanno una tutela legale consolidata, gli “euro digitali” ed i “dollari digitali” sarebbero sempre e comunque sotto il diretto controllo della Bce e della Fed.

L’Euro digitale, un pericoloso ircocervo tra banche e mercato

Non piace davvero nessuno la prospettiva che le Banche centrali emettano loro proprie monete digitali (CBDC): mentre il sistema bancario ne teme il dirompente potenziale a suo danno, per il pericolo dello svuotamento dei depositi di conto corrente visto che nelle intenzioni delle Banche centrali sarebbe un asset perfettamente liquido, pienamente trasferibile e dal valore garantito in modo assoluto, il mondo delle criptovalute la percepisce come un tentativo disperato di riconquistare la fiducia del mercato sulla stabilità delle monete fiat, dopo anni di creazione continua di liquidità.

L’incremento senza sosta degli indici azionari, così come l’inflazione inusitata dei prezzi di beni e servizi, ne sono la tangibile conseguenza: non sono gli asset o le merci che valgono sempre di più, ma le monete che ne misurano il prezzo a svalutarsi in continuazione.
Non solo chi ha depositi bancari di conto corrente in euro, dovrà capire bene se davvero conviene prendere in cambio degli “euro digitali” o dei “dollari digitali”, ma soprattutto dovrà farlo chi li riceverà in pagamento: sono davvero più sicuri?

In questi anni, il sistema dei pagamenti elettronici ha progressivamente stravolto il sistema bancario: una quota sempre più consistente dei depositi di conto corrente a vista (M2) viene utilizzata per le transazioni correnti mensili e non una forma di risparmio liquidabile immediatamente.
La erosione progressiva delle transazioni per contanti, attraverso la sempre più esigua circolazione diretta tra i privati delle monete e dei biglietti emessi dalle Banche Centrali al fine di regolare le transazioni correnti, ha modificato profondamente il sistema dei pagamenti, in cui le banche hanno trovato molteplici fonti di profitto.
Mentre la progressiva riduzione della richiesta di liquidità presso gli sportelli, ormai a tal fine tutti automatici (ATM), ha ridotto il costo di questa gestione di movimentazione delle carta moneta, l’aumento delle transazioni automatiche sui conti, sia quelle gestite da parte dei clienti con le piattaforme di Home Banking (bonifici, ricariche di carte prepagate) che quelle per addebito diretto (pagamento di acquisti effettuati con le carte di debito emesse dalla medesime banche, bollette, rate, beni e servizi acquistati sulle piattaforme di e-commerce) ha generato ricavi consistenti per via del costo applicato a ciascuna transazione. La gestione della liquidità in forma elettronica è diventata parte integrante del business bancario.

Ma questa trasformazione ha inciso su quella che è stata per secoli l’Alchimia dei banchieri: la “trasformazione delle scadenze”, cioè la capacità di impiegare i depositi di conto corrente, un risparmio smobilizzabile senza preavviso, in altrettanti impieghi creditizi a medio e lungo termine. Va chiarito, infatti, che nonostante si parli correntemente di “depositi” bancari come se si trattasse di una semplice custodia di fondi, dal punto di vista giuridico la banca acquista la proprietà del denaro che viene depositato e ne diventa debitrice della restituzione.

C’è un altro fenomeno che è andato emergendo nel corso degli anni: quello delle criptovalute, strumenti che vengono originati e trasferiti esclusivamente in forma elettronica e che non hanno alcun sottostante a garanzia del proprio valore, né un asset fisico né uno strumento finanziario. Hanno dunque un valore solo in quanto vengono acquistati e ceduti nel presupposto fiduciario che lo abbiano e lo mantengano nel tempo. Essendo strumenti quotati, il valore di ciascuna criptovaluta fluttua comunque a seconda della domanda e dell’offerta sul mercato: la loro emissione, intesa come creazione, è invece limitata dal costo di produzione che avviene per via informatica, a causa del consumo elevato di energia necessario per creare le chiavi di criptazione che assicurano la autenticità e la non replicabilità di ciascun token, l’unità di conto della criptovaluta, e la sua successiva gestione su base decentrata attraverso una blockchain.

La proclamata indipendenza di questi sistemi sia dalle Banche centrali che dagli Stati, che in alcuni casi hanno proibito di possederli, ne rappresenta una caratteristica saliente: anzi, molto spesso, il mondo delle criptovalute viene accusato di essere uno strumento capace di superare sia i controlli antiriciclaggio che presidiano le transazioni bancarie ordinarie che gli strumenti di contrasto dei traffici illeciti, quali che siano.
La sperimentazione dell’euro digitale in corso da parte dalla Bce prevede già l’imposizione di un limite quantitativo che sarebbe imposto a ciascun correntista per evitare il temuto svuotamento dei conti bancari ordinari: si ipotizzano 3.000 euro digitali come massimo importo, mentre il sistema bancario propende per non più di 400 euro digitali. I correntisti comprerebbero euro digitali “alla pari” dalla Bce, versandole in cambio il corrispondente importo detenuto in euro tradizionali: la quantità di moneta complessivamente non cambierebbe. La Bce accrediterebbe gli euro digitali su un conto corrente parallelo a quello già intrattenuto, non corrisponderebbe alcun interesse sulle somme di euro digitali giacenti, ed effettuerebbe direttamente le transazioni in euro digitali attraverso una propria piattaforma blockchain.

Si discute molto di questo limite quantitativo: non è chiaro se i 3.000 euro digitali acquistabili, o comunque i 400 di cui si parla, rappresentino la somma massima acquisibile una tantum, oppure se si tratta di un plafond annuo o mensile. Ed inoltre, nulla vieta che questi euro digitali vengano venduti dai singoli correntisti a chi ne faccia incetta, facendone aumentare il valore rispetto all’euro ordinario.

Un “euro digitale”, se così fosse, varrebbe più di un “euro ordinario”. La verità è che la richiesta di “euro digitali”, se e quando verranno emessi, si fonderà su un unico gradiente: quello della fiducia/sfiducia nei confronti sia del sistema bancario che della stessa Bce, ovvero nel caso del “dollaro digitale” nei confronti della Fed.
Mentre oggi i depositi bancari hanno una tutela legale consolidata, che varia da ordinamento ad ordinamento e che in molti casi è assai difficile da superare, gli “euro digitali” ed i “dollari digitali”, ovunque nel mondo siano depositati presso una banca, sarebbero sempre e comunque sotto il diretto controllo della Bce e della Fed. Per bloccarli, non si dovrà fare altro che pigiare un tasto.

In tempi di tensioni geopolitiche e di sanzioni sempre più pesanti, è difficile prevedere che cosa può succedere: per le valute digitali emesse dalle Banche centrali, la strada sembra tutta in salita.