Il commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Thierry Breton, ha presentato l’ennesima proposta sui social media che sta suscitando preoccupazione per il futuro della libertà di espressione online.
Secondo questa proposta, in caso di disordini sociali, le piattaforme sociali saranno obbligate a rimuovere immediatamente i «contenuti di odio». In caso contrario, la Commissione UE avrà il potere di bloccare l’accesso degli utenti alle piattaforme, multarle e persino escluderle dall’Unione Europea.
Questa proposta di bavaglio digitale rappresenta un grave rischio per la libertà di espressione e apre la porta a potenziali abusi di potere da parte della Commissione UE.
Chi deciderà quali sono i contenuti scomodi
Con il pretesto di combattere i contenuti di odio e la disinformazione, si rischia, infatti, di limitare la libertà di pensiero e di espressione online.
Il concetto di «contenuto di odio» è estremamente vago e soggettivo, e lascia ampio spazio a interpretazioni arbitrarie e censure politiche.
Chi deciderà cosa è un «contenuto d’odio»? Gli stessi fact-checkers che si sono ormai calati nei passi di novelli Torquemada e che stanno portando a nuove forme di Inquisizione digitale?
Come insegna, infatti, il principio della finestra di Overton, la teoria della gradualità potrebbe essere utilizzata per restringere sempre di più, step by step, ciò che è considerato «accettabile» e «non accettabile» sulle piattaforme sociali.
Ciò significherebbe che le idee che non sono allineate con il pensiero dominante o che sono sgradite alle autorità potrebbero essere facilmente censurate. Esattamente quello che è successo durante la pandemia, come confermato dallo stesso Zuckerberg e testimoniato da inchieste quali i Twitter Files e i Lockdown Files.
La minaccia di vietare alle piattaforme come Twitter o TikTok di operare a livello europeo se non implementano le regole del Digital Services Act (DSA) è un ulteriore segnale di controllo e coercizione. La libertà di scelta degli utenti e la diversità di opinioni rischiano di essere sacrificate sull’altare della presunta lotta contro i contenuti illegali.
Il controllo centralizzato sulle idee
La proposta di Breton è particolarmente preoccupante considerando il suo passato come capo di France Telecom. Le sue dichiarazioni mostrano una tendenza all’autoritarismo e al controllo centralizzato dei contenuti online. Il fatto che ci siano già team pronti a intervenire immediatamente solleva ulteriori dubbi sulla trasparenza e l’imparzialità delle decisioni di censura.
La libertà di espressione è un pilastro fondamentale di una società democratica.
Limitare questa libertà in nome della sicurezza o della lotta contro l’odio potrebbe avere conseguenze disastrose per il pluralismo e la democrazia stessa. La censura preventiva e l’oppressione delle opinioni dissidenti non possono essere tollerate in un contesto in cui la libertà di espressione dovrebbe essere difesa e promossa.
È fondamentale che le proposte di museruole digitali vengano valutate con attenzione e che vengano garantiti meccanismi di controllo e bilanciamento per evitare abusi di potere.
La difesa della libertà di espressione online dovrebbe essere una priorità per tutti coloro che credono nei valori democratici e nel rispetto dei diritti umani.
Il bavaglio digitale proposte dalla Commissione UE rappresenta un passo indietro per la libertà di espressione e merita una forte opposizione da parte dei difensori della democrazia.