La paura come metodo di governo: è questo che emerge dalle chat dell’ex segretario alla salute del governo britannico, Matt Hancock, che come abbiamo spiegato in questo articolo, sono state divulgate dal Telegraph, generando sconcerto e aspre polemiche.
Tutte le conversazioni, dai suoi stretti collaboratori alle più alte cariche dello stato, sono ora di pubblico dominio e contengono scioccanti rilevazioni sulla gestione pandemica. Per ora il Telegraph sta diluendo la pubblicazione delle chat, come già successo con i Twitter Files, accrescendo così la curiosità della stampa e dell’opinione pubblica
Dalle conversazioni di Hancock con i suoi colleghi, emerge infatti che lo scopo del governo fosse alimentare la strategia del terrore, disorientare le masse e utilizzare la tecnica dello shock per poter manipolare l’opinione pubblica e legittimare misure liberticide.
Usare la paura e il senso di colpa
Proprio Matt Hancock, in una chat privata, parlava espressamente di «spaventare tutti a morte». In una conversazione fra il ministro e Simon Case, allora segretario di Gabinetto del Regno Unito sui lockdown, Case suggeriva come “paura” e “senso di colpa” fossero le armi principali da utilizzare nella comunicazione governativa, in modo da legittimare la politica draconiana del lockdown.
In un’altra conversazione fra Hancock e Case, ma questa volta sulla variante Alpha, il ministro scriveva: “Facciamo paura a tutti con il nuovo ceppo” e l’altro che concordava, rispondendo che “alzare il tono con la nuova variante” sarebbe stato utile.
Il passaggio della conversazione che ha destato più clamore riguarda uno scambio di messaggi tra Hancock e il suo consulente per i media, dove l’ex segretario chiede quando sia più utile “distribuire la nuova variante”.
La teoria dello shock
I Lockdown files dimostrano che il governo britannico ha sfruttato come un pretesto la pandemia per stringere le maglie del controllo sociale e traghettare il popolo verso uno “stato di paura”, abbracciando le tecniche auree dell’ingegneria sociale e abbandonando i paradigmi della democrazia per sostituirli con nuovi provvedimenti e dispositivi governativi basati sulla “biosicurezza”.
La paura, inoculata quotidianamente dai media mainstream, dai loro bollettini dei morti e dalla loro criminologia sanitaria, e la minaccia della salute, infatti, hanno indotto nell’opinione pubblica l’idea che si dovesse per forza scegliere tra salute e libertà per poter tornare a sentirsi “sicuri”. E su questo punto, come osservava proprio Case in una chat con Hancock, oltre alla «paura», il «senso di colpa» è stato determinante per legittimare questa politica.
La percezione di una minaccia
Puntando sulle emozioni e sulla paura, si è convinta la popolazione della necessità di cedere libertà, privacy, diritti fondamentali e acconsentire mansuetamente, mostrando una cieca e passiva obbedienza nei confronti dell’autorità. Perché la dottrina dello shock riesce a ottenere su vasta scala ciò che la tortura ottiene su una singola persona in una cella per interrogatori. L’esempio più chiaro è stato lo shock dell’11 settembre, che, per milioni di persone ha generato una forma di paralisi psicologica, spingendole ad accettare misure di restrizione della privacy e della libertà che fino al giorno prima sarebbero state impensabili.
Nell’attuale società se non si usa la tortura fisica vera e propria, si instilla nell’opinione pubblica la percezione di una minaccia costante, in modo da tenere la popolazione sotto shock in maniera più sottile e permanente ma altrettanto efficace e ottenere il consenso su provvedimenti che sarebbero stati altrimenti impensabili in un ordinario stato delle cose.