Lockdown files: cosa contengono i messaggi WhatsApp dei politici inglesi sulla pandemia pubblicati dal Telegraph

Enrica Perucchietti

03/03/2023

Le chat del governo di Boris Johnson sono finite pubblicate sul Telegraph. Scalpore per le conversazioni dell’ex Segretario per la Salute, Matt Hancock, che sollevano dubbi sulla gestione pandemica.

Lockdown files: cosa contengono i messaggi WhatsApp dei politici inglesi sulla pandemia pubblicati dal Telegraph

Il giornalismo come «cane da guardia»

Watchdog journalism, «giornalismo cane da guardia».
Secondo una definizione anglosassone, il giornalismo svolge una funzione di sorveglianza contro l’illegalità. E, come insegna il caso di Julian Assange, il giornalista dovrebbe portare alla luce la verità, anche a costo di mettere a repentaglio la propria vita.

Eppure, negli anni, la vocazione del giornalista come “cane da guardia” del potere è finito per lasciare il passo a una immagine più macchiettistica e moralmente tiepida di “cane da compagnia”. Invece, lo scopo del giornalismo è portare la luce dove i politici preferirebbero invece che perdurassero l’oscurità e la penombra, in modo da insabbiare informazioni che potrebbero infastidire il Sistema.

L’indagine del Telegraph

L’ultima indagine del Telegraph va nella direzione virtuosa del giornalismo: il quotidiano britannico sta rendendo pubbliche informazioni rimaste finora segrete su come si è mosso il governo di Boris Johnson, per gestire la pandemia e imporre restrizioni liberticide, in primis i lockdown.
«Nei prossimi giorni sveleremo dettagli devastanti sulla risposta alla pandemia che fino ad ora era rimasta segreta», scrive il Telegraph.

Dopo i Twitter Files e i Facebook Files, ora tocca al Telegraph pubblicare i cosiddetti “Lockdown Files”.
«Le imposizioni [pandemiche] erano congetture politiche mascherate da scienza». Possiamo riassumere con questo messaggio Whatsapp il contenuto deflagrante dell’inchiesta.

La pubblicazione delle chat di Matt Hancock

Durante la notte, The Telegraph ha pubblicato oltre 100.000 messaggi WhatsApp, inviati tra l’allora ex titolare della Salute, Matt Hancock, e altri ministri e funzionari durante la pandemia. La giornalista che ha scritto la sua recente biografia, Isabel Oakeshott, ha consegnato tutte le chat del ministro al Telegraph: così il Paese sta leggendo le conversazioni private dell’intero governo, incluso Boris Johnson, durante l’emergenza Covid.

Ieri sera i legali di Hancock hanno minacciato azioni legali e accusato Oakeshott di aver violato i termini di un accordo di non divulgazione. Oakeshott difende la sua mossa, sostenendo che esiste un interesse nazionale pubblico nella divulgazione del contenuto di quelle chat: «Nessun giornalista che si rispetti negherebbe informazioni su una questione così importante e storica», ha detto giovedì alla BBC.

Il team di Hancock ha inoltre accusato il Telegraph di «una fuga parziale di documenti riservati guidata dall’agenda» e afferma che il luogo appropriato per esaminare tutto questo è l’inchiesta ufficiale sul COVID.

Che cosa emerge dalle conversazioni

Quanti di noi vorrebbero altresì conoscere le chat scambiate nel 2020 tra l’allora ministro Speranza e l’ex premier Conte?
Pensateci.

Le decisioni prese su WhatsApp da Hancock e dai suoi colleghi ministri hanno deciso il destino e la libertà di milioni di persone: difficilmente un giornalista potrebbe pensare a un esempio recente più calzante in cui ci sia un così ampio interesse pubblico per la piena divulgazione di quelle conversazioni rimaste fino a ieri sera segrete. C’è un chiaro interesse pubblico a conoscere in che modo il governo ha agito durante la pandemia e ha adottato misure controverse, come lockdown, green pass o vaccinazioni.

Queste conversazioni sollevano nuovi interrogativi di vitale importanza sulla gestione della pandemia, in vista di un’inchiesta pubblica.

I messaggi forniscono una visione impareggiabile, da dietro le quinte, di alcune delle decisioni chiave che sono state prese all’inizio della pandemia e dei loro esiti disastrosi. La maggior parte dei primi messaggi rilasciati si concentra su una delle questioni più cruciali dell’intera gestione della pandemia, nel Regno Unito e altrove: la gestione delle case di cura, in particolare durante la prima ondata.

La gestione catastrofica delle case di cura

Secondo quanto riportato dal Telegraph, Hancock avrebbe ignorato i consigli scientifici del Chief Medical Officer Chris Whitty di testare per il coronavirus tutti i residenti che entravano nelle case di cura inglesi. È ormai chiaro che ciò ha portato decine di migliaia di residenti delle case di cura a essere infettati e a morire, come avrebbe ammesso in seguito lo stesso Hancock al Comitato per l’assistenza sanitaria e sociale.

La ragione che l’ex Segretario di Stato alla Salute ha addotto per rifiutarsi di approvare il test generale per i ricoveri nelle case di cura, come rivelato dalle conversazioni di WhatsApp, è sorprendente: temeva che potesse «intralciare» il suo obiettivo, ampiamente pubblicizzato, di 100.000 test Covid al giorno.

In altre parole, i test mirati sulle persone che entravano in contatto con il gruppo più vulnerabile e ad alto rischio di tutti - gli anziani e i residenti delle case di cura - sono stati sacrificati a favore di quella che era in gran parte una mossa propagandistica: i test di massa della popolazione generale.

Per ironia della sorte, è stato raccontato che i lockdown, gli obblighi vaccinali e i testi per il Covid-19 venivano imposti come una «prova di solidarietà», che erano l’unico modo per “salvare vite” e proteggere i più vulnerabili. A quanto pare, era l’esatto contrario: mentre il governo era impegnato a impedire alle persone sane di lasciare le loro case, costringendole invece a sottoporsi regolarmente a test, stava abbandonando coloro che avrebbe dovuto proteggere: gli anziani. E questo nonostante il governo sapesse benissimo che il Covid era quasi esclusivamente una seria minaccia per gli anziani e per coloro che presentavano condizioni di rischio per la salute.

«Andare giù pesante con la polizia»

Come se non bastasse, desta scalpore anche il tono a volte odioso nei confronti di insegnanti e sindacati. E poi gli ordini impartiti alle forze dell’ordine. In particolare, Hancock aveva dato ordine di applicare misure stringenti nei confronti della popolazione, mentre pochi giorni più tardi gli inquilini del numero 10 di Downing Street si sarebbero incontrati per celebrare una festa illegale. I messaggi trapelati di Lockdown Files mostrano l’ossessiva preoccupazione che i cittadini inglesi potessero violare il regime di isolamento del lockdown. Alcuni messaggi hanno svelato l’esultazione dei ministri e dei funzionari inglesi per l’inasprimento delle azioni di polizia contro i trasgressori delle regole del lockdown.

L’accanimento e atteggiamento repressivo delle forze dell’ordine resta una delle questioni più controverse dallo scoppio della pandemia, un fenomeno comune a molti Paesi. Come sottolinea il Telegraph, la polizia è stata accusata di aver adottato politiche di controllo e repressione orwelliane come l’uso di droni, blocchi stradali ed elicotteri per individuare i trasgressori.

Ma sono state anche multate persone per futili motivi, come aver passeggiato con una tazza di caffè, o per essere uscite di casa senza validi motivi o ancora per aver preso parte a proteste.

Un lockdown del tutto immotivato

Con la tipica ipocrisia che connota gran parte della classe politica, lo stesso ex premier nel 2020 aveva deciso di aumentare il livello di allerta, annullando le celebrazioni di Natale per il popolo inglese mentre a Downing Street si festeggiava.

I Lockdown Files mostrano anche la lotta di Matt Hancock per mantenere chiuse le scuole, ricevendo accuse di aver trascurato gli allievi di tutto il Regno Unito.

Infine, l’ex premier Boris Johnson avrebbe fatto precipitare il Regno Unito in un secondo lockdown nonostante i dati a disposizione degli scienziati dimostrassero l’erroneità di questa strategia. Johnson lo sapeva, ma non revocò le restrizioni per paura di essere giudicato male dall’opinione pubblica.

È solo la punta dell’iceberg. Ma già basta per terremotare Londra.

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