Anonimometro, svelato il funzionamento dell’algoritmo fiscale che minaccia la privacy dei cittadini

Enrica Perucchietti

31/08/2023

L’obiettivo dell’Agenzia delle Entrate è recuperare entro il 2025 2,8 miliardi di euro. Fino a che punto il governo può spingersi nelle nostre vite private in nome della lotta all’evasione fiscale?

Anonimometro, svelato il funzionamento dell’algoritmo fiscale che minaccia la privacy dei cittadini

Una nuova minaccia alla privacy dei cittadini si sta profilando all’orizzonte, e questa volta proviene direttamente dall’Agenzia delle Entrate con il suo controverso «anonimometro», progettato per stanare evasori fiscali e recuperare ingenti somme di denaro.

Questo algoritmo, che sembra uscito da un romanzo distopico, dovrebbe essere la nuova arma per combattere l’evasione fiscale, ma le sue implicazioni per la privacy dei cittadini sollevano serie preoccupazioni.

Che cos’è l’anonimometro
Questo potente algoritmo è progettato per operare sulla Superanagrafe dei conti correnti, una vasta raccolta di informazioni finanziarie.

L’obiettivo dichiarato è recuperare 2,8 miliardi di euro entro il 2025, ma a quale costo per la privacy dei cittadini?

L’Agenzia delle Entrate ha svelato una serie di dettagli su come funziona l’algoritmo e come verrà utilizzato. Come spiega il documento illustrativo sulla logica degli algoritmi, l’analisi del rischio fiscale consente di privilegiare la prevenzione rispetto alla repressione, «circoscrivendo i controlli nei confronti di soggetti» a più elevata pericolosità tributaria e «con minore impatto su cittadini e imprese anche in termini di oneri amministrativi».

Nello svolgimento del processo di analisi, promette l’Agenzia delle Entrate, «viene sempre garantito l’intervento umano e, di conseguenza, non si fa uso di alcun tipo di processo decisionale completamente automatizzato».

Tuttavia, il vero impatto di questo strumento va oltre le spiegazioni ufficiali.

La principale preoccupazione riguarda l’invadenza nella vita finanziaria dei cittadini. L’algoritmo analizzerà i dati dei conti correnti, incrociandoli con altre informazioni fiscali e finanziarie.

Questo potrebbe comportare l’elaborazione di una vasta gamma di dati, dalle transazioni bancarie agli accessi alle cassette di sicurezza, e persino alla frequenza di apertura e chiusura di rapporti finanziari.

Basta la pseudonimizzazione per tutelare la privacy?

L’idea di pseudonimizzazione, sostituendo i nomi con codici fittizi, sembra essere solo un tentativo di coprire una pratica che va contro i princìpi della privacy e del rispetto per i dati personali.

La promessa che l’intervento umano sarà sempre coinvolto non può attenuare completamente le preoccupazioni, poiché l’uso di algoritmi per analizzare e selezionare i dati è ancora un passo verso un futuro in cui le decisioni personali e finanziarie sono fortemente influenzate dalla tecnologia.

L’Agenzia delle Entrate cerca di tranquillizzare i cittadini sottolineando che l’obiettivo dell’anonimometro è massimizzare la trasparenza nel trattamento dei dati, ma sembra essere un tentativo superficiale di giustificare un’azione che mina la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni governative.
La semplice divulgazione di informazioni non è sufficiente a garantire che i cittadini abbiano il controllo sui propri dati.

L’incrocio di queste informazioni, anche se pseudonimizzate, solleva gravi preoccupazioni sulla privacy.

La sostituzione dei nomi con codici fittizi potrebbe non essere sufficiente a garantire che i dati personali siano completamente protetti. Inoltre, nonostante l’Agenzia delle Entrate sostenga che vi sarà sempre un intervento umano nel processo decisionale, non è chiaro quanto questo possa effettivamente prevenire decisioni automatizzate e arbitrarie.

L’uso dell’intelligenza artificiale e dell’algoritmo per «ordinare» e «ottimizzare» i risultati delle analisi solleva dubbi sulla trasparenza e sull’equità del processo. C’è il rischio che i risultati possano essere influenzati da bias nascosti nell’algoritmo stesso, portando a decisioni erronee o ingiuste.

Un nuovo livello di sorveglianza

L’aspetto più inquietante di questa nuova tecnologia è la perdita di controllo sui nostri dati finanziari. I cittadini saranno soggetti a un livello di sorveglianza che va oltre il necessario per combattere l’evasione fiscale.

Questo porta alla luce un’ulteriore preoccupazione: fino a che punto il governo può andare nell’invasione delle nostre vite private in nome della lotta all’evasione fiscale?

In un’epoca in cui la privacy e la sicurezza dei dati personali sono questioni sempre più critiche, l’introduzione dell’anonimometro solleva interrogativi etici e legali importanti.

Tra tutti, il seguente. L’anonimometro potrebbe promettere un recupero fiscale, ma a quale costo per la libertà e la privacy dei cittadini?