L’alternativa made in UE ai titoli di Stato USA

Redazione Money Premium

25 Giugno 2025 - 07:23

Di fronte alla supremazia dei Treasury americani, l’Unione Europea rilancia l’idea di un debito comune: fino a 5.000 miliardi in eurobond per costruire un vero mercato finanziario europeo.

L’alternativa made in UE ai titoli di Stato USA

L’Europa torna a guardare con rinnovata ambizione alla possibilità di creare un mercato del debito sovrano unificato. Mentre gli investitori globali iniziano a interrogarsi sulla sostenibilità della dipendenza da dollaro, azioni e bond statunitensi, nel Vecchio Continente riemerge con forza un’idea capace di rivoluzionare gli equilibri finanziari internazionali: i blue bonds, titoli di debito emessi con garanzia congiunta da parte dei Paesi dell’Eurozona.

L’iniziativa, che affonda le sue radici nei dibattiti accesi della crisi del debito di oltre un decennio fa, è stata rilanciata da un documento firmato dall’ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard, e dal dirigente del fondo Citadel, Angel Ubide. Il loro piano prevede la trasformazione fino al 25% del debito pubblico di ciascun Paese membro in eurobond condivisi e considerati “sicuri” a livello internazionale.

Secondo gli autori, ciò permetterebbe la creazione immediata di un mercato da circa 5.000 miliardi di euro, che potrebbe offrire finalmente una vera alternativa ai titoli di Stato americani, i famosi U.S. Treasuries, oggi dominanti nei portafogli dei grandi fondi pensione, delle banche centrali e degli investitori istituzionali di tutto il mondo.

La proposta parte da un dato di fatto: il debito congiunto attualmente emesso dall’Unione Europea — tra Next Generation EU, BEI e ESM — non supera i 1.000 miliardi, cifra insufficiente per fornire al mercato quella profondità e liquidità che ne garantirebbe l’attrattività. Al contrario, il mercato dei Treasury statunitensi è pari a oltre 28.000 miliardi di dollari: un abisso che l’Europa, oggi, non può colmare senza un salto di qualità.

La resistenza storica di alcuni Paesi membri, in particolare la Germania, è sempre stata legata al timore di doversi fare carico delle fragilità altrui. Ma il contesto è cambiato. Le tensioni geopolitiche, la necessità di rafforzare l’industria europea, investire nella transizione verde e finanziare la difesa comune, stanno progressivamente spingendo Berlino verso una posizione più flessibile. Segnali in tal senso sono emersi proprio nel 2024, con un’apertura al concetto di “debito buono” per spese strategiche condivise.

Blanchard e Ubide, nella loro proposta, affrontano anche le difficoltà tecniche: dalla centralizzazione della gestione del debito, alla necessità che i nuovi blue bonds siano considerati debito sovrano e non “sovranazionale”, così da poter essere inclusi negli indici obbligazionari più importanti. Questo garantirebbe una base stabile di investitori istituzionali e rafforzerebbe la reputazione del nuovo strumento.

Il piano stima che l’impatto sul rapporto debito/PIL sarebbe neutrale: la media dell’Eurozona resterebbe intorno al 60%, livello già previsto dai vincoli fiscali europei, e ben lontano dal circa 100% degli Stati Uniti. Anche i quattro grandi — Germania, Francia, Italia e Spagna — resterebbero in linea con la soglia, dando maggiore credibilità al progetto.

La posta in gioco è alta. La creazione di un vero mercato finanziario europeo, liquido, integrato e competitivo, non è solo un’opportunità economica. È una sfida geopolitica, un modo per rafforzare l’autonomia strategica dell’UE e per affrontare con strumenti adeguati le trasformazioni globali in atto: dalla competizione USA-Cina, alla digitalizzazione della finanza, fino alla ridefinizione delle catene produttive globali.

Naturalmente, nulla sarà semplice. Le implicazioni politiche e operative sono enormi. Ma in un’epoca di cambiamenti radicali, continuare a tergiversare potrebbe essere molto più rischioso che agire. Come sottolineano gli stessi autori del piano: “Non fare nulla, di fronte ai cambiamenti geostrategici in corso, sarebbe l’opzione più pericolosa”.

L’Europa ha davanti a sé un bivio. Può restare spettatrice del confronto globale, oppure costruire finalmente gli strumenti per diventare protagonista. I blue bonds potrebbero essere il primo passo concreto verso questa nuova identità economica e politica.