Dopo i rialzi straordinari registrati da Nvidia, Palantir e da molte altre società legate all’Intelligenza Artificiale, migliaia di investitori sono alla ricerca del prossimo titolo destinato a moltiplicare il proprio valore nei prossimi anni. La convinzione diffusa è che le maggiori opportunità si trovino tra le aziende che sviluppano l’AI, ma la storia insegna davvero questo? Siamo sicuri che questo sia l’approccio corretto?
La storia dei mercati finanziari insegna che, molto spesso, quando una rivoluzione tecnologica diventa evidente a tutti, una parte consistente dei guadagni è già stata realizzata dai protagonisti principali. E allora dove potrebbero nascondersi le prossime opportunità? Per rispondere a questa domanda occorre fare un passo indietro e osservare cosa è accaduto nelle grandi rivoluzioni economiche degli ultimi due secoli. E quello che emerge è sorprendente. Molto spesso i maggiori vincitori non sono stati coloro che hanno inventato la rivoluzione, ma aziende operanti in settori apparentemente lontani dai riflettori e che quasi nessuno aveva preso in considerazione.
Cosa è accaduto nelle rivoluzioni del passato?
Quando l’elettricità iniziò a diffondersi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, gli investitori dell’epoca concentrarono la loro attenzione sulle società elettriche. Ma chi beneficiò davvero di quella trasformazione? Anche i produttori di rame, acciaio, macchinari industriali e infrastrutture registrarono una crescita straordinaria. Senza quelle attività tradizionali, la rivoluzione elettrica non avrebbe potuto svilupparsi.
Lo stesso schema si ripeté con l’automobile. I riflettori erano puntati sui costruttori di veicoli, ma enormi opportunità emersero anche nel petrolio, nei pneumatici, nelle assicurazioni, nelle banche e nelle infrastrutture stradali.
Internet non fece eccezione. Nella prima fase il mercato premiò le società tecnologiche. Successivamente i benefici si estesero alla logistica, ai pagamenti elettronici, al commercio online e a numerosi settori tradizionali che seppero sfruttare la nuova tecnologia. Se nel 1998 qualcuno avesse sostenuto che la rivoluzione di Internet avrebbe creato enormi opportunità anche per società di logistica, magazzini, sistemi di pagamento e distribuzione, probabilmente sarebbe stato guardato con scetticismo.
Eppure è esattamente ciò che è accaduto.
La tecnologia ha rappresentato il motore del cambiamento, ma molti dei maggiori benefici economici sono stati raccolti da aziende che hanno saputo sfruttare quella trasformazione per migliorare il proprio modello di business. È proprio questo aspetto che dovrebbe far riflettere gli investitori quando guardano all’Intelligenza Artificiale. La storia sembra quindi raccontare sempre la stessa storia. Prima vengono premiati coloro che costruiscono la rivoluzione, poi vengono premiati coloro che la utilizzano meglio.
Il settore energetico potrebbe essere tra i grandi vincitori
L’Intelligenza Artificiale viene spesso associata ai software e ai microchip, ma in realtà il suo funzionamento richiede una quantità crescente di energia.
I data center che alimentano i modelli più avanzati consumano enormi quantità di elettricità e la domanda energetica potrebbe aumentare in modo significativo nei prossimi anni. Secondo diverse stime internazionali, il fabbisogno energetico dei data center potrebbe addirittura raddoppiare entro il 2030. Se l’adozione dell’AI continuerà ad accelerare, società attive nella produzione e distribuzione di energia potrebbero beneficiare di una crescita strutturale della domanda.
Non è un caso che negli Stati Uniti aziende come Constellation Energy e NextEra Energy siano già considerate da molti analisti tra i possibili beneficiari indiretti della rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale. Una prospettiva che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata improbabile.
Infrastrutture e costruzioni potrebbero tornare protagoniste
Dietro ogni applicazione di Intelligenza Artificiale esiste una realtà molto concreta. Servono edifici, reti elettriche, sistemi di raffreddamento, connessioni ad alta velocità e nuovi data center. Tutto questo richiede investimenti enormi. Per questa ragione aziende attive nelle costruzioni, nell’ingegneria civile e nei materiali industriali potrebbero trovarsi davanti a una delle più grandi opportunità degli ultimi decenni.
Sono settori che raramente finiscono sulle prime pagine finanziarie, ma che potrebbero beneficiare direttamente della trasformazione in corso. Anche società specializzate nelle infrastrutture per data center e nei sistemi di gestione energetica, come Eaton e Vertiv, vengono sempre più spesso indicate tra le beneficiarie indirette della crescita dell’ecosistema AI.
Le materie prime potrebbero vivere una seconda giovinezza
Ogni rivoluzione tecnologica ha avuto bisogno di una materia prima strategica. L’elettrificazione ha richiesto rame, l’industrializzazione acciaio, l’automobile petrolio. L’Intelligenza Artificiale potrebbe aumentare la domanda di metalli e materiali necessari per realizzare infrastrutture energetiche e digitali sempre più sofisticate.
Un elemento spesso trascurato riguarda proprio il rame. Molti investitori associano l’Intelligenza Artificiale esclusivamente ai semiconduttori, ma ogni data center necessita di chilometri di cavi, trasformatori, sistemi di alimentazione e infrastrutture elettriche. Per questo motivo la domanda di rame potrebbe aumentare in modo significativo nei prossimi anni, riportando al centro dell’attenzione un settore che molti considerano appartenente alla vecchia economia.
Non sarebbe la prima volta che un settore considerato «superato» torna improvvisamente protagonista grazie a una nuova rivoluzione tecnologica. Forse il prossimo grande vincitore dell’Intelligenza Artificiale non nascerà in un laboratorio della Silicon Valley, ma in una miniera di rame.
Robotica e automazione industriale
Esiste poi un altro settore che potrebbe beneficiare enormemente della diffusione dell’AI. Quello dell’automazione.
Molti immaginano l’Intelligenza Artificiale come qualcosa che vive esclusivamente nei computer. In realtà il vero salto potrebbe arrivare quando entrerà nelle fabbriche. Robot più efficienti, sistemi produttivi più intelligenti e processi industriali sempre più automatizzati potrebbero aumentare la produttività di interi comparti economici.
Le aziende che operano in questi settori potrebbero essere tra le principali beneficiarie della rivoluzione in corso.
Gruppi industriali come Siemens e Fanuc stanno già integrando sistemi di Intelligenza Artificiale nelle proprie soluzioni produttive.
Sanità e farmaceutica
Anche il settore sanitario potrebbe essere profondamente trasformato. La capacità dell’Intelligenza Artificiale di elaborare enormi quantità di dati potrebbe accelerare la ricerca farmaceutica, migliorare le diagnosi e rendere più efficienti numerosi processi.
Come spesso accade, i maggiori benefici potrebbero non andare a chi sviluppa la tecnologia, ma a chi riesce a integrarla meglio nel proprio modello di business.
Perché il mercato potrebbe sottovalutare questi settori?
Se questa tesi fosse così evidente, perché il mercato non avrebbe già premiato questi comparti? Gli investitori tendono a concentrarsi su ciò che è immediatamente visibile. Oggi i riflettori sono puntati sui produttori di chip, sui software e sulle piattaforme di Intelligenza Artificiale perché rappresentano i protagonisti più evidenti della rivoluzione in corso. Molta meno attenzione viene invece dedicata alle aziende che forniranno energia, materiali, infrastrutture e servizi indispensabili affinché questa trasformazione possa svilupparsi.
La storia insegna che i mercati individuano rapidamente i vincitori della prima fase di una rivoluzione, ma impiegano spesso più tempo a riconoscere i beneficiari della fase successiva. Ed è in questo ritardo che potrebbero nascondersi alcune delle opportunità più interessanti del prossimo decennio.
I tre ostacoli da monitorare
Naturalmente questa tesi non è priva di rischi. Il primo riguarda il ritorno sugli investimenti. Molte aziende stanno investendo miliardi di dollari nell’Intelligenza Artificiale e non tutte riusciranno a trasformare queste spese in maggiori utili. In alcuni casi il rischio è che l’aumento degli investimenti riduca temporaneamente la redditività.
Il secondo riguarda la regolamentazione. Settori come energia e sanità sono caratterizzati da procedure autorizzative spesso lunghe e complesse che potrebbero rallentare l’adozione delle nuove tecnologie.
Infine esistono i limiti fisici. Aprire una nuova miniera, costruire una centrale elettrica o realizzare infrastrutture strategiche richiede spesso molti anni. La capacità produttiva non può aumentare con la stessa velocità con cui cresce la domanda.
E se stessimo guardando tutti dalla parte sbagliata?
Gli investitori oggi cercano la prossima Nvidia esattamente come alla fine degli anni Novanta cercavano la prossima società Internet destinata a rivoluzionare il mondo. È un comportamento comprensibile. Quando nasce una grande rivoluzione tecnologica, l’attenzione si concentra inevitabilmente sui protagonisti più evidenti.
La storia, però, racconta una realtà spesso diversa. Le più grandi ricchezze non sempre sono nate inseguendo il vincitore più visibile. Molto spesso sono state costruite individuando in anticipo chi avrebbe beneficiato indirettamente di quella trasformazione.
Durante la corsa all’oro americana molti cercavano oro ma chi vendeva pale e picconi, nella maggior parte dei casi, costruì fortune più stabili e durature. Forse l’Intelligenza Artificiale rappresenta la nuova corsa all’oro del XXI secolo. Se fosse così, le opportunità più interessanti potrebbero non trovarsi soltanto nei produttori di chip o nei software più avanzati. Potrebbero trovarsi nelle reti elettriche che alimentano i data center, nelle aziende che costruiscono infrastrutture, nei sistemi di raffreddamento indispensabili per far funzionare i supercomputer, nelle materie prime necessarie per sostenere l’espansione delle reti energetiche e digitali.
Perché senza energia non esiste Intelligenza Artificiale, senza infrastrutture non esistono data center, senza materie prime non esiste alcuna rivoluzione tecnologica. Ed è proprio per questo motivo che il prossimo grande vincitore dell’era dell’Intelligenza Artificiale potrebbe non nascere nella Silicon Valley. Potrebbe trovarsi dove oggi quasi nessuno sta guardando.
Dove potrebbero nascere i prossimi grandi vincitori?
Oggi quasi tutti guardano nella stessa direzione: chip, software, piattaforme e Intelligenza Artificiale. Ed è naturale che sia così, sono i protagonisti della rivoluzione in corso e hanno già dimostrato di poter generare una crescita straordinaria.
La storia insegna però che le opportunità più interessanti spesso si trovano dove pochi stanno guardando. Se l’Intelligenza Artificiale rappresenterà davvero una rivoluzione paragonabile all’elettricità, all’automobile o a Internet, i maggiori vincitori dei prossimi dieci anni potrebbero non essere soltanto le aziende che sviluppano questa tecnologia. Potrebbero essere anche quelle società tradizionali che sapranno utilizzarla per aumentare produttività, efficienza e competitività.
Gli investitori tendono a cercare la prossima Nvidia perché è più facile immaginare il futuro osservando ciò che è già salito.
Le grandi ricchezze finanziarie, però, raramente sono nate inseguendo i vincitori di ieri. Più spesso sono state costruite individuando in anticipo chi avrebbe beneficiato dei cambiamenti in atto.
Forse le opportunità più interessanti del prossimo decennio non si trovano nelle aziende che stanno costruendo la rivoluzione, ma in quelle che le forniranno energia, infrastrutture e materie prime per diventare realtà. Perché ogni corsa all’oro ha bisogno di minatori, ma chi vende pale e picconi spesso guadagna di più.