Il CEO di JPMorgan Jamie Dimon elenca i guai che possono derivare dalla guerra USA-Iran, esprimendosi anche sull’impatto dell’AI e su Wall Street.
Gli allarmi lanciati dal CEO di JPMorgan Jamie Dimon nella lettera annuale agli azionisti sono tanti: da uno shock del petrolio che si traduce in una inflazione persistente, costringendo la Fed ad alzare i tassi, all’arrivo di una recessione negli USA, fino alla ridefinizione dell’ordine economico globale.
Il CEO della banca numero uno degli Stati Uniti è andato dritto al punto, tanto che la missiva è praticamente un elenco di quanto, a suo avviso, potrebbe accadere: tutto per colpa della guerra USA-Iran.
Presente anche il rischio di stagflazione, ovvero di una situazione caratterizzata da una economia stagnante e da una elevata inflazione, a causa del balzo dei prezzi del petrolio.
Ma le vulnerabilità individuate dal banchiere includono anche il mercato del credito privato, l’elevato debito americano e la possibilità di una fuga da Wall Street, con gli investitori che decidano di rifugiarsi nel cash.
leggi anche
JPMorgan, il CEO Dimon lancia un (nuovo) allarme su crisi finanziaria. “Sono molto ansioso”
Dimon (JPMorgan): Wall Street rimane safe asset ma rischio fuga verso il cash
Wall Street, ha detto Dimon, rimane di per sé un safe haven asset, ma questo non significa che si possano escludere una recessione e l’avvento di un mercato orso.
Dalla preoccupazione al panico il passo è breve.
D’altronde, “ la natura umana non è cambiata..il sentiment e la fiducia possono cambiare rapidamente e guidare i mercati. La flessione dei prezzi degli asset, a un certo punto, può modificare rapidamente il sentiment e provocare una fuga verso la liquidità (dunque verso il cash ”.
Ed è di poca consolazione il fatto che l’economia regga oggi su fondamenta più solide:
“Anche se l’economia può essere meno fragile rispetto al passato, non basta per sostenere che non esista un ‘punto di rottura’. Può voler dire, semplicemente, che serviranno più gocce che fanno traboccare il vaso per arrivarci”.
Con guerra USA-Iran rischi shock petrolio, inflazione e tassi. La frase “Skunk at the party”
Per Dimon, la guerra USA-Iran aumenta di per sé il rischio di shock persistenti per i prezzi del petrolio e di altre materie prime, dunque di alterazioni alla catena globale dell’offerta, in modo simile a quanto avvenne a seguito dei lockdown imposti durante la pandemia Covid-19, quando l’economia, dopo essere rimasta per mesi in quarantena, si rimise in moto con la fase di reopening.
Così come in quegli anni, dal 2021 al 2023, “potremmo assistere a un nuovo round di inflazione ostinata e di un balzo dei tassi da parte della Federal Reserve o di altre banche centrali impegnate a contrastarla”.
Dimon ha utilizzato un idioma per descrivere la situazione attuale: “ the skunk at the party ”, ovvero la nota stonata, o anche il fattore guastafeste, che potrebbe portare l’azionario USA a scendere nel corso di quest’anno.
“The skunk at the party - qualcosa che potrebbe verificarsi nel 2026” - ha scritto - “avverrebbe nel caso in cui l’inflazione puntasse lentamente verso l’alto, invece che verso il basso. Soltanto questo elemento potrebbe portare i tassi a salire e i prezzi degli asset a scendere ”.
Nell’esprimere tutta la preoccupazione per l’impatto della guerra USA-Iran, così come per quello del conflitto tra la Russia e l’Ucraina, e nel menzionare le conseguenze sui prezzi energetici, Dimon ha citato come esempi le recessioni “imponenti” del 1974 e del 1982, ricordando che la genesi fu proprio il rapido aumento dei prezzi del petrolio.
L’AD di JPMorgan ha così ammesso che, per ora, quanto conta di più per chi investe è una risoluzione delle guerre in corso che possa stemperare l’attuale clima di alta tensione e far rientrare le minacce rappresentate dallo shock energetico, dall’inflazione e dunque dallo spettro di un rialzo dei tassi.
leggi anche
Alert Inflazione euro, +2,5% a marzo con guerra Iran. La BCE di Lagarde alzerà i tassi già in questa data?
I commenti sull’AI e sul mercato del credito
Non poteva mancare un commento sull’AI che, e di questo Dimon è sicuro, avrà “un impatto enormemente positivo sulla produttività ”.
Secondo Dimon, inoltre, “gli investimenti in AI non sono una bolla speculativa. Anzi, assicureranno benefici significativi”.
Detto questo, “non possiamo prevedere chi saranno alla fine i vincitori e i perdenti dei settori legati all’intelligenza artificiale”.
Il CEO ha infine cercato di smorzare la grande paura di chi nei giorni scorsi ha citato le vulnerabilità presenti nel mercato del credito: “Probabilmente, non si tratta di un rischio sistemico ”.
Tuttavia, a suo avviso ciò che sorprende è che, sebbene Wall Street sia vicina ai livelli record della storia - lo S&P 500 viaggia a un valore inferiore del 5,5% rispetto al record di chiusura del 27 gennaio scorso - è cresciuto il numero di società che si rifiutano di sbarcare in Borsa: “Gli investimenti in private equity sono oggi detenuti in media per sette anni, praticamente il doppio rispetto a quanto avveniva in passato”, ha fatto notare. Infine, tornando a Wall Street, va detto che Dimon aveva già lanciato un grande allarme già molto tempo prima della guerra USA-Iran.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Argomenti