Conti pubblici Italia: Giorgetti non esclude la manovra correttiva

Il sottosegretario Giorgetti è il primo a non escludere la possibilità di una manovra correttiva. In attesa del pronunciamento di Fitch, vediamo a quanto potrebbe ammontare l’intervento.

Conti pubblici Italia: Giorgetti non esclude la manovra correttiva

Dopo le numerose avvisaglie, e le molteplici smentite, Giancarlo Giorgetti ha rotto il tabù paventando la possibilità di una manovra correttiva.

Se finora la necessità di una manovra-bis era stato esclusa prima dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e poi dal premier Giuseppe Conte, ora la situazione sembrerebbe essere profondamente cambiata.

«Questo è un altro problema e lo vedremo nei prossimi mesi», ha risposto il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri a chi gli chiedeva della necessità di una manovra correttiva.

Giorgetti non è nuovo al ruolo di apripista: ad agosto era stato il primo a pronosticare l’ “attacco dei mercati” concretizzatosi a novembre e dicembre, e qualche settimana fa ha anticipato le frizioni all’interno dell’esecutivo sul dossier autonomie.

Brunetta: correzione è inevitabile

"Il Governo comincia finalmente ad arrendersi all’evidenza dei fatti e ad ammettere che, alla fine, la manovra correttiva quest’anno si farà”, ha detto Renato Brunetta, deputato e responsabile della politica economica di Forza Italia. L’ex ministro stima una manovra compresa tra i 7 ed i 15 miliardi di euro.

Se finora Tria ha portato avanti la linea della frenata congiunturale, che non va ad incidere sul saldo strutturale (quello al netto del ciclo economico), la situazione sembrerebbe destinata a peggiorare poiché l’arrivo di quota 100 e del reddito di cittadinanza è destinato a cambiare le carte in tavola.

"La correzione va fatta obbligatoriamente”, rimarca Brunetta. “Il Governo sa di non potersi permettere una nuova salita dello spread proprio durante le elezioni europee”.

Stime a 6-9 miliardi, ma correzione potrebbe essere minore

Secondo le stime elaborate dall’Ufficio parlamentare di bilancio, il deficit viaggia in direzione del 2,3% mentre gli analisti di Moody’s si attendono un dato al 2,5%: nel primo caso si stima che il fabbisogno si attesterebbe a 6 miliardi di euro, nel secondo le risorse extra da reperire sfiorerebbero i 9 miliardi.

Secondo stime più prudenziali potrebbe ripetersi, anche in termini numerici, quando successo nel 2017, quando all’esecutivo Gentiloni fu chiesta una correzione da 3,5 miliardi di euro.

Calendario dei pronunciamenti delle agenzie di rating

In attesa di novità, e archiviata con un respingimento la questione relativa la richiesta di autorizzazione a procedere del tribunale di Catania contro il ministro Salvini per il caso della nave Diciotti, ora i riflettori degli operatori sono puntati sull’agenzia Fitch, che venerdì si esprimerà sul merito di credito italiano.

Al momento, Fitch valuta il nostro merito di credito “BBB” con outlook negativo. Il prossimo 15 marzo sarà la volta di Moody’s (“Baa3”, stabile) e il 26 aprile l’appuntamento è con Standard & Poor’s (“BBB”, negativo).

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