Treasury già sotto forte pressione per paura fine tagli tassi da parte della Fed. Ora arriva l’alert Iran contro chi ha in portafoglio il debito di Trump.
L’Iran pronta ad attaccare oltre alle basi degli Stati Uniti anche chi detiene debito USA, ovvero Treasury.
Oltre agli obiettivi militari, e mentre il mondo e i mercati tremano a causa dell’ultimatum di 48 ore lanciato ieri dal Presidente americano Donald Trump a Teheran - “Aprite (lo stretto di) Hormuz in 48 ore o colpiremo le centrali nucleari ” - arriva dall’Iran la nuova minaccia che mette nel mirino le istituzioni che detengono i Titoli di Stato americani.
Dopo ultimatum Trump l’Iran minaccia di colpire chi detiene debito USA. Il post
In un post che è stato pubblicato su X Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha dichiarato che le istituzioni finanziarie legate agli Stati Uniti che detengono i Treasury saranno prese di mira insieme alle basi militari USA.
Così Ghalibaf, nel minacciare il debito americano:
“I Treasury statunitensi sono intrisi del sangue degli iraniani. Acquistarli significa acquistare un attacco contro il proprio quartier generale e i propri asset. Insieme alle basi militari, quelle entità finanziarie che finanziano il bilancio militare degli Stati Uniti sono obiettivi legittimi”.
Alongside military bases, those financial entities that finance the US military budget are legitimate targets. US treasury bonds are soaked in Iranians' blood. Purchase them, and you purchase a strike on your HQ and assets.
We monitor your portfolios. This is your final notice.
— محمدباقر قالیباف | MB Ghalibaf (@mb_ghalibaf) March 22, 2026
L’avvertimento è stato lanciato da Ghalibaf nella giornata di ieri, domenica 22 marzo 2026.
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Teheran minaccia distruzioni infrastrutture irreversibili che “faranno salire petrolio per molto tempo”
Il Presidente del Parlamento dell’Iran ha continuato, avvertendo che qualsiasi attacco degli Stati Uniti o di Israele contro le infrastrutture del Paese sarà seguito da una ritorsione che avverrà “immediatamente”, andando a colpire le infrastrutture energetiche e petrolifere in tutta la regione e provocando danni “irreversibili”.
Così ancora Ghalibaf:
“Infrastrutture cruciali di energia e di petrolio di tutta la regione saranno considerate target legittimi e saranno distrutte in modo irreversibile, facendo così salire per molto tempo i prezzi del petrolio”.
Prezzi petrolio Brent oltre $113, mentre i Treasury USA continuano a essere scaricati
Al momento, mentre Axios ha riportato in queste ultime ore indiscrezioni anche su possibili trattative in corso tra gli Stati Uniti e l’Iran per scongiurare il peggio - i prezzi del petrolio WTI scambiati sul Nymex di New York viaggiano in rialzo del 2% circa a $100 al barile mentre il Brent continua a oscillare a un livello ben al di sopra della soglia di $113 al barile.
A fronte dei nuovi rialzi dei prezzi del petrolio, i Treasury USA, ora finiti nel mirino di Teheran, continuano a essere scaricati dopo che nella sessione di venerdì scorso 20 marzo 2026, i rendimenti a 10 anni sono schizzati di quasi 11 punti base al 4,39%, mentre i rendimenti dei Treasury a 2 anni - più sensibili alle decisioni della Fed sui tassi di interesse - sono balzati di quasi 6 punti base, al 3,89%.
Sell off anche sui Treasury a 30 anni, con i rendimenti che sono volati anche in questo caso di quasi 11 punti base, al 4,96%.
L’attacco degli stessi mercati contro i Treasury - mentre anche l’Iran agita l’ascia di guerra contro il debito USA - prosegue, se si considera che ora i rendimenti decennali salgono ulteriormente al 4,419%.
La paura Fed con più inflazione in USA attanaglia il debito USA
I forti smobilizzi che si sono abbattuti sul debito USA nelle ultime sessioni sono stati scatenati dal rischio, sempre più prezzato dai mercati che, a causa dell’inflazione da guerra - per l’impatto rialzista sui prezzi del boom delle quotazioni del petrolio - la Fed abbia ormai mandato in soffitta i tagli dei tassi sui fed funds.
In realtà il Presidente della Banca centrale americana Jerome Powell, nel secondo Fed Day della scorsa settimana - 18 marzo 2026 - non si è esposto più di tanto nella conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi USA - lasciati fermi al 3,5%-3,75% per la seconda volta consecutiva - commentando anzi la situazione attuale con toni meno hawkish di quanto temuto dagli investitori.
Ma, con i prezzi del petrolio orientati a rimanere ai livelli attuali - la guerra tra USA e Iran entra nella sua quarta settimana - la grande paura di un’inflazione pronta a correre assilla sia i mercati e i cittadini USA che del resto del mondo.
Il commento su tassi Fed mentre monta paura anche per la BCE. Attenti ai BTP
Così Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, nel commentare l’esito della riunione della Fed della scorsa settimana:
“La Federal Reserve ha deciso lasciare i tassi di interesse invariati, adottando un approccio prudente a fronte di un contesto internazionale sempre più instabile. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, infatti, stanno già avendo ripercussioni sui mercati energetici, contribuendo a riaccendere le pressioni inflazionistiche e riportando l’inflazione al centro dell’attenzione degli investitori. La decisione arriva in una fase particolarmente delicata anche sul piano interno: il mandato del presidente Powell si avvicina alla sua conclusione e questo alimenta interrogativi sulla futura direzione della politica monetaria. Non è ancora chiaro se l’attuale linea della Fed rifletta principalmente la visione di Powell o piuttosto un consenso più ampio all’interno del Comitato. Nel breve termine, un taglio dei tassi appare improbabile almeno fino alla fine del terzo trimestre o all’inizio del quarto, a condizione che la banca centrale continui a muoversi secondo criteri economici tradizionali anche sotto una nuova leadership. Tuttavia, il doppio mandato della Fed - stabilità dei prezzi e piena occupazione - è sempre più sotto pressione, complici la volatilità dei prezzi dell’energia e la persistenza dei rischi inflazionistici. Di conseguenza, le prossime mosse dipenderanno in larga misura dall’evoluzione di questi fattori”.
Ma la paura più inflazione non ossessiona solo la Fed.
In evidenza anche il grande timore per le prossime mosse della BCE dfi Christine Lagarde che, giovedì scorso 19 marzo, ha lasciato i tassi dell’area euro fermi per la sesta consecutiva.
I mercati hanno già da un po’ scritto la parola fine ai tagli dei tassi della BCE, scommettendo su almeno due rialzi nel corso del 2026.
Occhio a tal proposito nel caso dell’Italia alla fiammata dei rendimenti dei BTP a 10 anni, ormai a un passo dalla soglia del 4%, mentre i rendimenti dei Bund hanno superato la scorsa settimana la soglia del 3%.
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