Iran: è allarme per proteste e violenza. Che succede?

Iran: è allarme per le proteste e la violenza scoppiate in strada. Che succede?

Iran: è allarme per proteste e violenza. Che succede?

Iran: è scattato un vero e proprio allarme per violenze e proteste in strada. Che succede? Si allunga la lista di Paesi in ribellione contro i governi e la povertà.

Dopo l’America Latina, l’Iraq, il Libano e la rivolta di Hong Kong, scoppia il caos a Teheran e nell’intera nazione.

Rabbia e frustrazione sono esplose nelle principali città da venerdì, quando la popolazione è scesa in piazza per protestare contro il carovita. La situazione è subito degenerata in una spirale violenta a causa della dura repressione governativa sui manifestanti.

Ad oggi, in Iran si parla di un vero e proprio allarme per le proteste e la quantità di vittime.

Iran: è allarme per il numero di vittime. Cosa sta succedendo?

Dal 15 novembre ad oggi, in soli 5 giorni, le persone uccise durante le proteste in strada in Iran sarebbero 106. La denuncia arriva da Amnesty International, che avanza addirittura l’ipotesi di un numero ancora più elevato di vittime: circa 200.

La repressione messa in atto dalle forze di sicurezza iraniane sarebbe stata letale per la gente scesa in piazza contro le ultime misure governative. La durezza impiegata per reprimere le proteste è sotto accusa, poiché violerebbe i diritti fondamentali di libertà.

L’uso di armi da fuoco, lacrimogeni, cannoni ad acqua, manganelli contro i manifestanti avrebbe infranto il diritto internazionale, secondo il quale la forza letale da parte degli agenti di sicurezza può essere utilizzata solo in caso di minaccia di morte.

Le manifestazioni pacifiche, quindi, sarebbero state stroncate con una vera e propria repressione senza che le alte autorità iraniane, come la Guida suprema, intervenissero per fermarla.

Proprio Ali Khamenei ha definito le persone in piazza dei “banditi”, richiamando alla necessità di riportare l’ordine pubblico e sottolineando che la rivolta non era espressione del popolo. Ci sono state anche accuse ai nemici stranieri, in primis gli Stati Uniti, considerati manovratori delle manifestazioni.

Intanto, sarebbero circa 1.000 le persone arrestate durante gli scontri in strada tra polizia e cittadini. Già dal 16 novembre, inoltre, le autorità iraniane hanno disposto il blocco quasi totale di Internet. Attualmente, il black-out comunicativo persiste, impedendo la diffusione di messaggi, informazioni ed immagini.

Perché gli iraniani protestano?

La rivolta in strada è iniziata venerdì 15 novembre. Gli iraniani hanno espresso tutta la loro indignazione nei confronti delle ultime decisioni delle alte autorità.

Nello specifico, lo scontento è esploso dopo il governo di Teheran ha lanciato un programma di razionamento del petrolio e ridotto i sussidi, in una decisione che ha fatto salire i prezzi del carburante del 50%. Il presidente Hassan Rouhani ha promesso che l’aumento dei costi sarà utilizzato per finanziare il sostegno statale alle famiglie povere.

La popolazione dell’intera nazione ha visto peggiorare le proprie condizioni economiche soprattutto dallo scorso anno, quando gli Stati Uniti hanno abbandonato l’accordo nucleare del 2015 con l’Iran e hanno reintrodotto le sanzioni.

Da allora, il Paese è precipitato in una maggiore povertà, a causa della forte svalutazione della valuta e dell’aumento dei prezzi di beni fondamentali, come pane, riso e materie prime.

Inoltre, la corruzione statale dilagante e il divario sempre più netto tra ricchi e poveri hanno spinto molti cittadini della classe operaia a chiedere le dimissioni dei rappresentanti del governo.

La rabbia dei manifestanti e la repressione violenta lasciano presagire uno scenario difficile per l’Iran.

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Argomenti:

Iran Stati Uniti

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