E se il rischio per il BTP arrivasse dagli USA invece che dall’Italia? Una possibilità che risparmiatori e investitori non considerano a pieno.
Il grande equivoco sui BTP è semplice e, proprio per questo, pericoloso. Si pensa che possano scendere soltanto se l’Italia entra in crisi, se i conti pubblici peggiorano improvvisamente o se si verifica un evento politico destabilizzante. In realtà non serve una crisi italiana per far salire lo spread. È sufficiente che il rischio globale cambi direzione. E in questo momento qualcosa, nel mercato del credito internazionale, si sta muovendo in modo silenzioso ma significativo.
Per anni abbiamo associato l’allargamento dello spread BTP-Bund a fattori domestici, come tensioni con l’Unione Europea o incertezze sulla legge di bilancio. È una lettura rassicurante perché suggerisce che il destino dei BTP dipenda quasi esclusivamente dalle scelte di Roma. Ma il debito sovrano non vive in isolamento. È inserito in un sistema finanziario globale nel quale il prezzo del rischio viene determinato su scala internazionale, ben oltre i confini nazionali.
Il segnale che arriva dal credito americano
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