L’IPTV è il servizio illegale che permette di vedere Sky, Netflix e altre piattaforme in streaming pirata. Ecco cos’è, come funziona e cosa si rischia.
L’IPTV – comunemente noto come “pezzotto” – è un servizio illegale pirata che dà la possibilità di accedere a contenuti live e on demand con un singolo abbonamento. Il costo mensile o annuale da sostenere è notevolmente ridotto rispetto ai piani legali, motivo per cui oggi solo in Italia si contano milioni di utenti che ne usufruiscono.
Da ormai qualche anno, è in atto una vera e propria battaglia per fermare il fenomeno. In prima linea ci sono i provider di servizi come Sky, Netflix, DAZN e Disney+, ma anche Forze dell’Ordine che lavorano quotidianamente per intercettare tanto gli utenti iscritti quanto i promotori di questi servizi illegali.
Non a caso, le pene si sono inasprite e anche solo un singolo accesso a una lista IPTV può portare a conseguenze molto pesanti. Ma facciamo un passo indietro: cos’è l’IPTV? Come funziona? Quanto costa? Ecco tutte le risposte che stavi cercando in questa guida.
Cos’è l’IPTV
IPTV è l’acronimo di Internet Protocol Television e fa riferimento alla trasmissione di programmi televisivi tramite internet. Di base, non si tratta di una tecnologia illegale, poiché il suo scopo è di fornire agli utenti un mezzo alternativo per guardare canali TV e contenuti in streaming su dispositivi come Smart TV, PC, tablet e smartphone.
L’unico requisito è avere una connessione a banda larga e scaricare le applicazioni legali dedicate per poter iniziare ad usufruire della proposta in rete.
Negli anni, il termine IPTV viene immediatamente collegato alla pirateria illegale. Questo perché i fornitori di servizi si appoggiano su questa tecnologia per fornire abbonamenti a basso prezzo che consentono di accedere a tutti i principali contenuti in diretta e on demand.
Come funziona l’IPTV illegale
Ti sei mai chiesto come funziona l’IPTV illegale e in che modo è possibile, per esempio, seguire in diretta una partita di Serie A dal “pezzotto”? Per prima cosa, i fornitori di servizi dispongono di basi operative da cui partono i dati che arrivano nelle liste.
Al loro interno ci sono centinaia di decoder che lavorano tutto il giorno, sintonizzati sui singoli canali. Ognuno di essi dispone di un regolare abbonamento, per ottenere le immagini da poi rivendere illegalmente.
Il processo di distribuzione dell’audio e del video passa dall’uscita HDMI e e arriva all’encoder, ossia un dispositivo capace di comprimere le informazioni ricevute e renderle compatibile con i sistemi IPTV.
Come ultimo passaggio, le trasmissioni vanno inviate ai server, che salvano i dati e li ridistribuiscono. Per i fornitori del pezzotto, basta dunque creare delle liste con al loro interno i canali contenitori degli URL dai quali arrivano i contenuti piratati.
Per poterne usufruire, un utente per prima cosa si mette in contatto col pirata informatico, si informa sulla tipologia di abbonamento disponibile e versa il costo previsto. Riceve poco dopo un account personale, con un link da inserire nel software dedicato. In qualche secondo, la lista dei canali viene caricata ed è pronta all’uso.
Accedendo al canale scelto o al contenuto on demand che si preferisce, parte la riproduzione da remoto, con i dati che continuano ad arrivare dai decoder dei centri operativi.
leggi anche
È vero che gli utenti IPTV rischiano il carcere?
Quanto costa l’IPTV
Non esiste un prezzo specifico e unitario per poter accedere ai contenuti tramite IPTV illegale. Essendo un mercato libero, ogni fornitore di servizi si appoggia a un centro operativo per ottenere i link alle liste e decide poi come muoversi.
Ad oggi, in Italia i prezzi variano da una base di 10 euro fino a superare i 50 euro per servizi più sofisticati e avanzati (es. decoder a casa o multivision tra più dispositivi).
La rete di pirati si è allargata parecchio negli anni, creando così una sorta di concorrenza nel mercato. Per questo motivo, non è raro imbattersi in pacchetti promozionali, canoni mensili ridotti se si pagano più mensilità in una volta sola e via dicendo.
Come si viene scoperti a usare l’IPTV illegale
Come fanno le autorità ad individuare gli utenti che fanno uso dell’IPTV illegale? Di base, c’è la convinzione che venire scovati sia quasi impossibile, considerando che si contano milioni di persone abbonate in tutta Italia. In realtà non è proprio così, anzi.
Da qualche tempo, opera nel nostro Paese il cosiddetto Piracy Shield, ossia una piattaforma di proprietà dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che ha il compito di bloccare i flussi pirata di eventi sportivi. Dopo aver ricevuto una segnalazione, l’AGCOM può ordinare al fornitore di servizi internet di bloccare l’accesso al contenuto piratato in massimo 30 minuti.
Fatto ciò, la seconda fase parte con l’identificazione dei trasgressori, sia chi ha diffuso i contenuti sia chi ne ha usufruito. Per i clienti, la Finanza può risalire all’indirizzo IP e verificare i pagamenti digitali effettuati.
Questo sistema non riguarda solo la pirateria sportiva, ma anche la fruizione di film e serie TV on demand illegalmente. Lo schema del Piracy Shield rimane lo stesso, con la differenza che di mira non ci sono solo i contenuti in diretta.
Cosa si rischia usando l’IPTV illegale
Le pene previste in Italia per chi utilizza l’IPTV illegale si sono inasprite negli ultimi anni in Italia. L’ultimo colpo è arrivato coi due emendamenti aggiuntivi al decreto Omnibus, all’interno dei quali si leggono importanti aumenti nelle multe per i possessori del pezzotto.
Si va da un minimo di 150 euro a un massimo di 5.000 euro in caso di recidiva. Per i gestori di servizi che non segnalano l’attività illegale in corso, invece, il rischio è di andare incontro a una sanzione penale pari a un anno di carcere. Oltre a una pesante multa pecuniaria.
Entra anche in gioco la diffusione di contenuti protetti da copyright, senza licenza e per fini di lucro. In Italia, è un reato punibile con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con una multa da 2.582 a 15.493 euro.
Nelle ultime settimane, oltre alle Forze dell’Ordine e alla Giustizia italiana, si sono mosse in prima linea anche DAZN e la Lega Serie A. In che modo? Chiedendo risarcimenti diretti agli utenti che hanno usufruito di servizi pirata per usufruire di partite e contenuti in diretta.
DAZN, che detiene i diritti per trasmettere tutte e 10 le partite di ogni giornata di Serie A, ha già inviato richiesta formale a numerosi utenti individuati, chiedendo loro un indennizzo forfettario pari a 500 euro.
La Lega Calcio ha voluto seguire l’esempio dell’azienda e chiede un risarcimento alle più di 2.000 persone che già sono state multate per aver usufruito di abbonamenti IPTV illegali. Non si hanno ancora notizie certe sull’importo, ma la somma dovrebbe corrispondere al danno economico subito dai club partecipanti alla Serie A.
© RIPRODUZIONE RISERVATA