Investire in materie prime è scommettere contro l’ingegno umano. Ma dovresti farlo lo stesso

R. F.

30 Marzo 2024 - 15:47

Oltre alle obbligazioni e alle azioni ci sono anche le commodities per diversificare il vostro portafoglio investimenti.

Investire in materie prime è scommettere contro l’ingegno umano. Ma dovresti farlo lo stesso

Si parla oramai da mesi circa l’estenuante lotta contro l’inflazione delle banche centrali. E bisogna dire che rispetto al 2022 le prospettive inflazionistiche per il 2024-2025 sono molto più morbide.
Tuttavia, non è compito delle banche centrali eliminare del tutto l’inflazione: ogni economia deve avere un po’ di pressione al rialzo sui prezzi perché è fisiologica e connaturata nell’attività economica, un po’ come quando il nostro corpo svolge attività fisica in palestra e il rialzo della temperatura corporea segnala che si stanno bruciando calorie.

L’inflazione quindi, se moderata, è benigna. Se è eccessiva è maligna, perché è una tassa occulta che colpisce le famiglie più povere. Se è negativa (deflazione) è ancora più maligna, perché innesca una spirale negativa di rinuncia alle spese da parte dei consumatori e di rinuncia agli investimenti da parte delle imprese, ed è quindi foriera di recessione o, al peggio, di depressione perniciosa.

Quindi, i vostri portafogli debbono contenere, in un’ottica di diversificazione, anche asset che sono legati all’inflazione. Se essa è un tema a voi caro, allora le commodities possono fare al caso vostro. Le materie prime, oltre alle obbligazioni inflation-linked, sono una delle pochissime classi di attività che possono davvero fare molto per il tuo portafoglio se la situazione inflattiva dovesse sfuggire di mano ai governi e alle banche centrali.

Contanti, obbligazioni, azioni e persino proprietà commerciali invece non amano l’inflazione, perché quest’ultima ne brucia il valore (e infatti vi ricordate cosa è successo nel 2022 sui mercati azionari ed obbligazionari).

Delle poche commodities che offrono costantemente protezione durante i periodi inflazionistici, l’oro è una delle vincenti, e il settore delle materie prime in generale è l’altro comparto vincente.

Il problema con le materie prime è che mentre possono funzionare bene nelle giuste condizioni inflattive, nei periodi recessivi o di stagnazione economica, come per esempio la grande recessione globale del 2008-2009, o la recessione forzosa indotta nel 2020 dal Covid 19, sono investimenti assolutamente mediocri. Questo – almeno a mio avviso – è il modo in cui dovrebbe essere intuitivamente la “ratio” per l’investimento nelle commodities.

Entrare e uscire da questo investimento dipende dal ciclo economico che stiamo attraversando.
Le commodities, quindi, non sono investimenti per tutte le stagioni.

Le azioni sono quote del capitale societario che permettono di condividere tra i soci gli utili delle aziende. Nella migliore delle ipotesi, e soprattutto con l’avvento dell’IA, le aziende sono motori dell’ingegno umano e della produttività, creano prodotti o servizi che le persone desiderano, innovano costantemente e competono con gli altri per assicurarsi di rimanere al passo con i tempi. Pertanto, nel lungo termine, come asset class, dalle azioni ci si aspetterebbe rendimenti “reali” forti che possano sorpassare l’inflazione medesima.

Le obbligazioni sono prestiti che l’investitore fa ad imprese o ai governi. Non batteranno le azioni perché il loro contributo al portafoglio è limitato alle cedole oppure alle plusvalenze in conto capitale in fase di violenti ribassi dei tassi di interesse, quindi il loro rialzo è limitato. Ancora una volta, nel complesso, ci si aspetterebbe di sconfiggere l’inflazione con le obbligazioni, e soprattutto con le obbligazioni inflation-linked, almeno nel lungo periodo.

Le materie prime, tuttavia, rappresentano l’altro lato della scommessa azionaria. Il punto centrale del progresso economico è fare di più con meno, cioè aumentare l’output con meno risorse, perché la cosa più importante è sempre l’aumento della produttività.

Se una risorsa è preziosa, troviamo modi per produrla e utilizzarla in modo più efficiente, in modo da poterne continuare a utilizzare di più, oppure troviamo dei sostituti più a buon mercato.

In un modo o nell’altro, ciò limita il rialzo o fa scendere il prezzo della merce nel tempo, supponendo che stiamo avendo successo nel processo di aumento della produttività. Infatti, i fattori fondamentali della crescita di una nazione sono sempre e solo due:

  • la facilità di accesso al credito
  • l’innovazione tecnologica e l’aumento della produttività che ne consegue.

Sia le azioni che le obbligazioni sono scommesse (una più rischiosa dell’altra) sull’ingegno umano, mentre se si scommette solo ed unicamente sull’aumento dei prezzi delle materie prime nel tempo, ponendo il 100% delle vostro portafoglio in materie prime, si sta fondamentalmente scommettendo contro l’ingegno umano. E questo non va bene, soprattutto nell’era di ChatGPT.

Il fatto è che la vita dei mercati finanziari non è così semplice. C’è sempre molta volatilità. Anche se ti aspetti (o almeno speri) che il grafico dei prezzi delle azioni a lungo termine di NVIDIA vada verso l’alto e verso destra, lungo il percorso otterrai prima o poi uno “strano” mercato ribassista che non ti aspettavi. Ed è stato così anche per le materie prime.

Dal 1994 al 2011 circa, osserva un rapporto di BofA Global Research, le materie prime hanno goduto di un mercato rialzista (a volte chiamato “superciclo”), in cui le risorse come gruppo – metalli, soft commodities come le derrate agricole, oro, petrolio, ecc. – hanno prodotto rendimenti di circa il 9,8% medio annuo. Dal 2012 al 2023, invece, i rialzi si sono limitati all’1,9% medio annuo.

Secondo alcuni analisti, tuttavia, ora si stanno delineando diversi fattori favorevoli per il settore delle commodities in generale e ritengono che il futuro a medio termine potrebbe essere diverso per le materie prime rispetto a quello degli ultimi 15 anni.

La Federal Reserve sta cercando di tagliare i tassi di interesse, anche se in molti si aspettano un atterraggio “morbido” per l’economia. Quindi se lo scenario è quello del soft landing, si evita la recessione. Se si evita la recessione, il ciclo produttivo globale potrebbe riprendersi man mano che le aziende ricostituiscono le scorte, perché prevedono che la domanda tirerà ugualmente nei mesi a venire.

Nel frattempo, l’invecchiamento della popolazione (e quindi una situazione di progressivo minor numero di persone nella forza lavoro attiva) e i livelli più elevati di debito pubblico (generati per lo più per le misure di sostegno all’economia dell’era Covid) suggeriscono uno scenario più inflazionistico per l’economia in generale rispetto al target statutario del 2% delle banche centrali. Alcuni economisti sostengono che l’inflazione di fondo non sarà più quel famoso 2% di cui sopra ma tenderà, a livello globale e per il lungo termine, verso il corridoio 3,5%-4%, anche se continuerà ad essere ben tollerato.

Io non sono molto d’accordo con questa tesi, che si basa sulla futura scarsità della materia prima che ne comporta un prezzo medio più elevato nel tempo.

E non sono d’accordo perché la portata dell’innovazione tecnologica indotta dalla IA sarà così devastante e così veloce nel propagarsi nelle economie di tutto il mondo per cui l’aumento della produttività sarà più che proporzionale all’aumento della scarsità delle materie prime. E ciò permetterà sempre all’offerta di venire incontro alla crescente domanda, senza shock inflazionistici duraturi. In altre parole, io penso che anche se le materie prime dovessero diventare più scarse, le industrie, grazie alla IA, sapranno come consumarne meno.

Ma potrei avere torto.
Questo contesto introduce a sua volta un elemento riflessivo, nel senso che gli investitori potrebbero cercare di allocare più risorse nelle materie prime rispetto al passato.

Quindi, se è davvero così, se stiamo per entrare in un lungo ciclo economico in cui l’inflazione si aggiusta verso tassi medi annui superiori a quelli di lungo periodo che si sono avuti sino ad ora, come potresti investire per ottenere esposizione al trend inflazionistico?

Ci sono molti ETF sulle materie prime, ma evitando quelli settoriali, io vi consiglio quelli che fanno il tracking di uno degli indici di commodities più usati al mondo che è il Bloomberg Commodity Index (BCOM). L’indice si basa sulla rilevanza economica delle materie prime. Oltre alla diversificazione, esso considera anche la liquidità per decidere il peso di ciascun componente. Attualmente, l’indice replica 23 materie prime tra il segmento energia, metalli preziosi, metalli industriali, allevamento e agricoltura. Ecco 2 degli ETF più grandi per patrimonio gestito:

Invesco Bloomberg Commodity
ISIN: IE00BD6FTQ80
Ticker: CMOD
Dimensioni del fondo: 2,2mld euro

iShares Diversified Commodity
ISIN: IE00BDFL4P12
Ticker: SXRS
Dimensioni del fondo: 1,3mld di euro