Insulti sui Social, cosa si rischia? Fino a 3 anni di carcere e multe

Isabella Policarpio

13 Gennaio 2021 - 17:04

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Dalla diffamazione aggravata per chi pubblica commenti offensivi alla sostituzione di persona per chi crea profili falsi: ecco quali reati commette chi insulta sui Social network.

Insulti sui Social, cosa si rischia? Fino a 3 anni di carcere e multe

Gli insulti sui Social, come Facebook e Instagram, possono costare caro dato che la persona offesa può agire in giudizio e chiedere il risarcimento danni.

Creare un falso profilo per diffamare, insultare e deridere altre persone oppure diffondere frasi e immagini private e offensive è un reato vero e proprio e, stando al Codice penale, si rischiano fino a 3 anni di carcere.

La giurisprudenza al riguardo è molto corposa, e tutte le sentenze confermano la gravità degli insulti sui Social, condotta che può integrare il reato di Diffamazione aggravata.

Spieghiamo quando pubblicare insulti online diventa un reato perseguibile dalla legge.

Insulti sui Social e diffamazione aggravata

Commenti, post e immagini offensivi pubblicati sui Social network (di qualsiasi tipo) non sono privi di conseguenze: si rischia l’accusa di “Diffamazione aggravata” prevista all’articolo 595, comma 3, del Codice penale:

“Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro.”

Ciò perché gli insulti online ledono la dignità altrui esattamente come quelli pronunciati nel mondo reale. Anzi, la grande diffusione che possono avere sui Social rendono il fatto ancor più grave.

Per questo la giurisprudenza ha reputato che si trattasse di diffamazione scrivere sulla bacheca di Facebook “pseudo giornalaio (...) pagato per blaterare” rivolto ad un giornalista (Tribunale di Campobasso, 43/2020) o dare del “miserabile bisognoso di cure psichiatriche” all’ex marito.

Quando si può chiedere il risarcimento?

Chi è vittima di diffamazione può agire in giudizio per chiedere il risarcimento danni. Per farlo si possono percorrere due strade:

  • costituirsi parte civile nel processo penale

oppure

  • rivolgersi direttamente al giudice civile per ottenere il risarcimento del danno morale, che sarà calcolato in via equitativa (Tribunale di Vicenza, 1673/2020)

Ma quali sono i criteri secondo i quali il giudice stabilisce l’importo del risarcimento?

Fondamentali, a tal proposito, sono l’entità dell’offesa e la sua concreta diffusione, ovvero quanti utenti hanno visualizzato i commenti offensivi.

Creare un falso profilo sui Social

Altra fattispecie di reato tipica delle piattaforme Social riguarda la creazione di profili falsi, per spiare altre persone, offendere oppure “rubare” l’identità altrui.

In quest’ultimo caso si viene a configurare il reato di Sostituzione di persona (articolo 494 del Codice penale) che punisce “Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici” con la reclusione fino ad un anno, sempre che il fatto non costituisca più grave reato.

La sostituzione di persona può accompagnarsi alla diffamazione aggravata, qualora lo scopo della creazione del profilo falso sia la diffusione di commenti, foto, video che offendano la dignità altrui.

Come si fa a scoprire chi ha creato un falso profilo?

Generalmente spetta alla Polizia postale indagare e scoprire chi si nasconde dietro false identità e perseguire il reato. L’accertamento viene fatto individuando l’indirizzo IP dal quale provengono le offese e il numero di datagramma che identifica univocamente l’host.

La prima cosa da fare quando si è vittima di offese online è rivolgersi alle autorità specializzate nei reati online. Nella nostra guida troverete i passaggi da seguire per denunciare alla Polizia postale.

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