Le telecomunicazioni italiane sono terra di conquista?
Dopo l’affare Kkr-Tim che, Vivendi permettendo e cause legali a parte, è in via di formalizzazione si è acceso il dossier, caldissimo, di Vodafone Italia.
Che coinvolge un attore francese come Iliad e Swisscom, controllante elvetico della nostra Fastweb.
Il gioco delle reti e la partita di Vodafone Italia
La contesa per le attività di Vodafone in Italia è in pieno svolgimento, con l’attesa dello svelamento dell’offerta da parte di Swisscom, proprietario di Fastweb, in competizione con l’offerta da 10,45 miliardi presentata da Iliad a metà dicembre.
Secondo fonti interne riportate dalla stampa, l’offerta di Iliad è vista dalla dirigenza di Vodafone come una base di partenza per le trattative. Iliad ha formulato ufficialmente un’offerta di alleanza paritetica, sostanzialmente un’acquisizione diluita nel tempo. Inizierebbe con il 50%, con l’opzione di acquistare un ulteriore 10% del nuovo gruppo ogni anno, fino al raggiungimento del 100%. In risposta, Swisscom potrebbe avanzare un’offerta migliorativa rispetto a Iliad, con un prezzo più alto o un pagamento immediato dell’intero importo. Un’alternativa potrebbe essere una joint-venture con Fastweb senza scadenza, permettendo a Vodafone di mantenere una presenza nel mercato italiano.
Perché Vodafone pensa alla dismissione
Indipendentemente dal partner e dalla struttura scelti, Vodafone mira a ottenere una somma significativa dall’operazione per aumentare la remunerazione degli azionisti, tra cui il fondatore di Iliad, Xavier Niel, che dal 2022 ne controlla il 2,5%.
La performance negativa in Borsa ha spinto Vodafone a intraprendere un piano di razionalizzazione, vendendo la filiale spagnola e fondendo le attività britanniche con CK Hutchison. Il costo dello sviluppo delle reti, il difficile salto al 5G e la necessità e l’aumento dei costi dopo la cacciata della cinese Huawei come partner nella rete core delle nuove reti decretato nel 2020 hanno destabilizzato i piani industriali dell’azienda. L’intervento diretto di Donald Trump su Boris Johnson avviato poco prima della pandemia di Covid-19 ha spinto Vodafone a cercare soluzioni alternative per liberare spazi agli investimenti.
Vodafone ha spinto le autorità britanniche e europee a spingere al via libera alla fusione con Three UK (CK Hutchison) in una compagnia posseduta al 51% da Vodafone stessa, approvata a dicembre, che si ritiene possa liberare investimenti per 11 miliardi di sterline nel Regno Unito e non solo nel rafforzamento della rete.
Gli scenari della dismissione di Vodafone Italia
In quest’ottica rientrano i piani di dismissione di ramia aziendali ritenuti meno promettenti come quello italiano. “La multinazionale ha chiuso il primo semestre dell’anno fiscale 2023 con ricavi totali in calo del 4,3% a 21,9 miliardi di euro, a causa dei movimenti avversi dei tassi di cambio e della cessione di Vantage Towers, Vodafone Ungheria e Vodafone Ghana nell’anno finanziario precedente.”, ha scritto StartMag. In quest’ottica “un’eventuale cessione o fusione del ramo italiano rientrerebbe nel piano di razionalizzazione delle attività della multinazionale britannica dopo che le azioni sono scese ai minimi di 20 anni all’inizio di quest’anno, e segue l’annuncio di Margherita Della Valle, ceo di Vodafone, a maggio di 11.000 tagli di posti di lavoro”.
In Italia Vodafone opera nella banda mobile e ha conferito nel 2020 a Inwit, assieme a Telecom Italia, le sue torri. Ora le prospettive di sviluppo sono eterogenee. L’acquisto da parte di Iliad potrebbe ridurre da cinque a quattro il numero di operatori in Italia, diminuendo la concorrenza sulle tariffe e aumentando il tasso di ricavi delle società. Resterebbero sul mercato la ServCo di Tim, la stessa Telecom, Fastbew e Iliad. Dunque anche la Tim “americana”, finita la battaglia coi francesi di Vivendi, potrebbe essere interessata a un rafforzamento di un altro attore transalpino per veder alzati i suoi margini
D’altro canto, una fusione tra Vodafone Italia e Fastweb creerebbe un gruppo robusto nei servizi di telecomunicazione per le imprese. Entrante su un segmento diverso in un business a cui punta anche Tim e spingendo l’acquirente, Kkr, a reagire cercando acquisizioni nel settore dei servizi alle aziende, mentre l’acquisto da parte di Iliad supporterebbe la strategia di scorporo della rete di Tim. Se vincesse Fastweb, si creerebbe un operatore con forti infrastrutture in fibra e mobile, spingendo Tim a cercare possibili acquisizioni per rimanere competitiva.
Scenari complessi
Il grande gioco delle telco italiane è aperto. E si giocherà su diversi settori e sul filo della contraddizione. Da un lato il consolidamento è condizione sempre più fondativa per navigare le economie di scala negative dettate dai pesanti investimenti infrastrutturali che il settore impone.
Dall’altro, la logica del mercato impone sempre più di tenere un occhio ai ricavi e all’istituzionalizzazione della concorrenza: rincorrere la caccia ai clienti corporate o privati con tariffe favorevoli rischia di far saltare il banco. In mezzo ci sono i consumatori, sempre più oggetto e meno soggetto di una partita in cui le aziende strategiche del settore sono chiamate a sviluppare infrastrutture sempre più decisive per la quotidianità dell’economia e della società dei Paesi avanzati in un mondo dove, per la continua innovazione, le spese sono notevoli e il conto economico è incerto.