Vivendi una e trina e Kkr-Sparkle: le grandi manovre attorno Tim

Andrea Muratore

20/12/2023

Mettere pressione per monetizzare al meglio. Dividersi per colpire unita: Vivendi ha una grande strategia per uscire da Telecom a testa alta. Ovvero in positivo.

Vivendi una e trina e Kkr-Sparkle: le grandi manovre attorno Tim

Ripartono le grandi manovre attorno a Telecom-Tim, e la protagonista è Vivendi. Il colosso di Vincent Bolloré si prepara a gestire l’affare legale del rilancio contro il deal Kkr-Tim ma si prepara anche alle sue eventuali conseguenze.

Vivendi si riposiziona

Sarà una e trina, in futuro, Vivendi. Come è una e trina la sua strategia. La conglomerata economica, e di potere, di Bolloré ha iniziato a far capire che potrebbe in futuro scindersi in tre realtà. I gruppi su cui potrebbe riorganizzarsi la società sarebbero Canal+, per la produzione cinematografica e televisiva in terra francese; Havas per la gestione del ramo pubblicità e comunicazione; infine, resterebbe il gruppo editoriale Lagardère recentemente acquistato. Ogni gruppo di questo terzetto avrebbe un management indipendente e un’autonoma quotazione borsistica.

Questa mossa segnala che Vivendi ha già il suo piano d’azione per gestire un’eventuale conferma della necessità di ritirarsi dall’azionariato di Telecom Italia. Il conglomerato Vivendi ha senso se riesce a creare una strategia coerente per cui serve, ad oggi, il controllo strategico sulle reti di telefonia. Oppure, in prospettiva, è meglio ri-orientare il business anche per dare a Bolloré slancio per valutare eventuali azioni di riposizionamento. Come ad esempio l’ipotesi di una scalata su Mediaset, che la famiglia Bolloré potrebbe gestire con la cabina di regia di Canal+.

Le mosse su Telecom

Il piano di contingency dei Bolloré va di pari passo con la strategia, una e trina, su Telecom-Tim. Innanzitutto è aperta la via del ricorso legale. Operato, si intenda, non contro Kkr, ritenuta da Vivendi un rivale che fa il suo legittimo interesse. Ma proprio contro la compagnia di Via Negri. Presso il quartier generale milanese di Telecom Italia è stato recentemente recapitato un atto giudiziario da parte del suo maggiore azionista. Sotto accusa il via libera del consiglio d’amministrazione, slegato dal passaggio del deal all’assemblea degli azionisti, alla vendita della divisione NetCo al colosso Usa per 18,8 miliardi di euro.

In secondo luogo, Vivendi sta tenendo aperta la partita per la governance della telco. Il 23 aprile si terrà l’assemblea degli azionisti dove la lista di Vivendi, prima col 24%, si scontrerà con i fondi capitanati da Cassa Depositi e Prestiti, vincitori della partita nel 2019. In occasione dei saluti natalizi ai dipendenti l’attuale presidente di Telecom, l’ex direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi ha detto di non desiderare una ricandidatura, mentre l’amministratore delegato Pietro Labriola ha comunicato di essere disponibile a portare avanti , per senso di responsabilità, la strategia impostata. Vivendi ha un conto aperto sulla governance coi due e chiederà discontinuità. Tenendo un comportamento coerente con chi vuole, in sostanza, difendere la linea del ricorso contro la vendita.

Il vero obiettivo è monetizzare

Last but not least, c’è il tema veramente centrale: Vivendi sta giocando questa partita per poter negoziare al meglio l’uscita dal capitale di Tim. Senza il controllo sugli asset fisici, difficile da restituire, la servitù di passaggio e il traffico della compagnia di servizi ServCo sarebbero secondari per Tim. Ragion per cui la tripartizione del gruppo, il conferimento di quote Tim e l’ipotesi di una loro liquidazione, rafforzata dal fiato sul collo della causa legale, hanno l’obiettivo di massimizzare i ritorni per il gruppo Bolloré da un’azienda dove gli investimenti negli ultimi anni sono stati superiori ai 2 miliardi di euro, maggiori rispetto agli 1,3 miliardi che oggi rappresentano la valutazione della quota Vivendi in Tim.

L’obiettivo? Alzare l’asticella e il prezzo. Per negoziare l’uscita concordata non solo dalla rete ma anche dal capitale di Tim con un guadagno netto per poi guardare altrove. Con ogni probabilità a casa Mediaset. Oggigiorno, il rinnovato interesse (tecnologico, economico e geopolitico) di Kkr per Sparkle rende la rete Tim un boccone ancora più pregiato e può far alzare il valore dell’affare totale. Dunque il patrimonio di Telecom. Vivendi contrasta in tribunale la scalata a cui Telecom dà il via libera. Ma sotto sotto le conviene, per uscire dall’angolo, che Kkr, formalmente rivale, vada fino in fondo. Per uscire in verde, e non in rosso, dalla telco italiana.