Il tungsteno della discordia, ecco perché è così centrale nella guerra dei dazi

Redazione Money Premium

15 Marzo 2025 - 06:39

Gli Stati Uniti, che non estraggono tungsteno commercialmente dal 2015, dipendono in larga misura dalle importazioni, e il 37% di queste proviene dalla Cina.

Il tungsteno della discordia, ecco perché è così centrale nella guerra dei dazi

La crescente tensione tra Cina e Stati Uniti ha dato il via a una nuova fase nella guerra dei minerali critici, con implicazioni globali significative per le supply chain industriali e militari.

In risposta all’aumento delle tariffe imposte dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulle importazioni cinesi (10% su una vasta gamma di beni), la Cina ha reagito limitando le esportazioni di cinque minerali fondamentali: bismuto, indio, molibdeno, tellurio e tungsteno.

Per questi metalli, il Ministero del Commercio cinese ha introdotto nuove restrizioni, permettendo le esportazioni solo previa autorizzazione, purché vengano garantiti che non vengano utilizzati in applicazioni militari. Tra questi minerali, il tungsteno emerge come uno dei più critici, non solo per l’industria civile, ma anche per la difesa, dove la sua domanda è in forte aumento.

Il tungsteno è un elemento fondamentale per numerose applicazioni industriali e tecnologiche grazie alle sue proprietà uniche. Con il punto di fusione più alto di qualsiasi altro metallo (3.422°C), una resistenza eccezionale e una buona conduttività termica ed elettrica, il tungsteno è utilizzato in una vasta gamma di settori, tra cui elettronica, telecomunicazioni, semiconduttori, energia e industria mineraria. Ma il suo impiego più noto è nel settore militare, dove è utilizzato per la produzione di proiettili perforanti e armamenti, grazie alla sua alta densità e capacità di penetrazione, superiori a quelle di altri metalli come l’uranio impoverito.

La domanda di tungsteno è aumentata esponenzialmente negli ultimi anni, alimentata dalla crescente industrializzazione e dalle esigenze delle tecnologie moderne. Ad esempio, il tungsteno è essenziale nella produzione di carburi di tungsteno, il secondo materiale più duro dopo il diamante, utilizzato per la realizzazione di utensili da taglio e perforazione in miniere e fabbriche. La sua applicazione si estende anche alla produzione di crogioli in tungsteno, utilizzati per fondere quasi tutti gli altri metalli.

Il mercato del tungsteno è dominato dalla Cina, che produce l’83% del tungsteno mondiale, come riportato dal U.S. Geological Survey. Nel 2023, la produzione globale è stata di circa 100.000 tonnellate di tungsteno, con un valore di mercato di circa 5 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti, che non estraggono tungsteno commercialmente dal 2015, dipendono in larga misura dalle importazioni, e il 37% di queste proviene dalla Cina. Questa situazione ha sollevato preoccupazioni per la sicurezza nazionale, spingendo l’amministrazione Biden a intraprendere azioni per ridurre la dipendenza dalle forniture cinesi, come l’introduzione di dazi del 25% sulle importazioni di tungsteno dalla Cina.

Nel contesto della difesa, gli Stati Uniti hanno fissato come obiettivo il 2027 per cessare completamente gli acquisti di tungsteno proveniente da Cina e Russia, quest’ultima il terzo produttore mondiale di tungsteno. La preoccupazione per la sicurezza delle forniture è stata rafforzata dal fatto che le risorse di tungsteno alternative sono limitate, e il processo di diversificazione delle forniture si sta rivelando complesso e lungo.

L’amministrazione Biden ha già avviato alcuni passi per ridurre la vulnerabilità, tra cui un investimento di 15,8 milioni di dollari nella società canadese Fireweed Metals Corp. per lo sviluppo della miniera di tungsteno Mactung nello Yukon, Canada. Sebbene gli investimenti siano promettenti, la produzione commerciale è lontana e potrebbero volerci anni prima che la miniera inizi a produrre su larga scala. Nel frattempo, il tungsteno sarà sempre più un elemento critico per la catena di approvvigionamento, e gli Stati Uniti potrebbero dover fare affidamento su altre risorse fuori dalla Cina.

Un altro esempio significativo di questa strategia di diversificazione riguarda la Corea del Sud. La miniera di Sangdong, un tempo uno dei gioielli del panorama minerario del paese, è stata riavviata dalla compagnia Almonty Industries, che sta lavorando per riportare la produzione a pieno regime. La miniera di Sangdong è stata chiusa negli anni ’90 a causa dei bassi prezzi del tungsteno, ma ora sta tornando operativa grazie all’alto valore del metallo. La produzione di tungsteno da Sangdong è stata divisa in due fasi, con la prima che prevede la produzione di 2.300 tonnellate all’anno.

In un mercato privo di futures per il tungsteno, come accade per altri metalli critici, Almonty ha adottato una strategia di protezione dei prezzi attraverso contratti a prezzo minimo garantito. Un esempio significativo di questa strategia è l’accordo con Global Tungsten & Powders, la filiale americana del gruppo austriaco Plansee. Con un prezzo minimo garantito di 235 dollari per tonnellata metrica di tungsteno, Almonty sta cercando di proteggere i propri progetti da potenziali turbolenze nei prezzi, che potrebbero derivare da un’offerta cinese inaspettatamente abbondante.

Questa mossa evidenzia come la Cina stia cercando di limitare l’accesso ai propri metalli critici, creando tensioni nei mercati globali. Se Pechino decidesse di adottare misure più drastiche, come quelle viste per il germanio, il gallio e l’antimonio, dove ha introdotto licenze speciali prima di bandire completamente le esportazioni verso gli Stati Uniti, i prezzi potrebbero salire vertiginosamente. L’antimonio, ad esempio, ha visto un aumento vertiginoso del suo prezzo da 11.000 a 47.250 dollari al chilogrammo dal gennaio 2024, un chiaro segno che la scarsità di materiali critici sta spingendo i compratori a cercare alternative a qualsiasi costo.

Mentre le soluzioni alternative, come il riavvio delle miniere in Corea del Sud e l’espansione delle risorse in Canada, sono in fase di sviluppo, il percorso verso una sicurezza delle forniture di tungsteno resta lungo e incerto. L’affidamento al mercato libero senza strategie di protezione potrebbe non garantire una fornitura costante, portando a un nuovo paradigma di controllo e competizione sui minerali critici, che potrebbe ridefinire gli equilibri economici e geopolitici a livello globale.