Il posto migliore dove proteggere il valore dei propri risparmi in termini reali

Claudio Carella

22/01/2024

Molti investitori sono troppo ottimisti su un consistente ribasso dei tassi, e pertanto si posizionano sulla parte lunga della curva, pensando che è lì che ci saranno i migliori rendimenti.

Il posto migliore dove proteggere il valore dei propri risparmi in termini reali

Gli eventi nei quali siamo immersi sono talmente tanti che il 2023 sembra già lontano ed alle nostre spalle, ma sono passate appena tre settimane.

Cosa è accaduto sui mercati in inizio del nuovo anno? Il principale indice azionario, lo S&P 500, ha tracciato il suo nuovo massimo storico, chiudendo a 4839 punti, con un rialzo da inizio anno dell’1,47%, mentre il Nasdaq ha chiuso la seduta con un rialzo del 2% YTD.

Sembra che di colpo siano state spazzate via tutte le nostre paure? Calma, riflettiamo.

Se il mercato azionario USA è sui massimi storici, ed è pertanto vero ancora una volta che dovremmo aver capito tutti come la mia indicazione, ripetuta come un mantra in quasi tutte le mie mail negli ultimi due anni, che il consiglio finanziario migliore che potessi dare era quello di esercitare l’arte della pazienza, non deve però proprio oggi farci abbassare la guardia.

È oggi infatti che si è aperta l’opportunità per chiederci più serenamente se il nostro viaggio, negli ultimi due anni, è stato sufficientemente confortevole oppure, come so per certo sia successo ad alcuni, le buche sono state troppo dure, inattese, ed abbiamo quindi bisogno di una modifica, almeno alle sospensioni.

Perché, se è importante capire i mercati e comprendere le opportunità che ci possono offrire, per ognuno di noi, in definitiva, conta di più il nostro benessere e la nostra serenità.

Il mercato azionario sta salendo e sembra ignorare che invece i rendimenti obbligazionari siano tornati a salire. Oggi si nota (e in un mercato “sano” sarebbe una cosa buona) una correlazione negativa tra obbligazioni ed azioni; tuttavia, c’è da capire se questo movimento sarà sostenibile in futuro o potrà avere invece conseguenze negative sul mercato azionario.

Correlazione US Treasury 10Y - Nasdaq 100 Correlazione US Treasury 10Y - Nasdaq 100 Gli indici azionari sono tornati sui massimi storici.

Attualmente gli indici azionari sono tornati sui massimi storici, ma a guidare il mercato saranno ancora una volta i Bond. Ed il Treasury 10 y è tornato oltre il 4%.

Questo è ciò che conta davvero, non le dichiarazioni dei Banchieri Centrali, influenzate spesso da giochi di potere e di future leadership politiche, altra grande incognita in Europa e in USA.

US Treasury 10Y US Treasury 10Y Elaborazione da StockCharts.com

Non sfugga che è sui Bond che negli ultimi 20 mesi si è invertito un trend che durava ormai da trent’anni, è lì il vero fenomeno disruption, quello che cambia tutte le carte in tavola e ci ha proiettato in una nuova incertezza che, non dimentichiamolo mai, è il nostro habitat naturale.

Molti investitori sono a mio avviso troppo ottimisti su un consistente ribasso dei tassi, e pertanto si posizionano con grande tranquillità sulla parte lunga della curva, pensando che è lì che ci saranno i migliori rendimenti.

Ma sapete dove è l’impatto delle politiche monetarie delle Banche Centrali?
Sulle scadenze più brevi, e non sul lungo periodo. E attenzione, perché su una curva invertita, una discesa nel breve non comporta necessariamente lo stesso effetto sul lungo termine.

Vi riporto - non per complicare la lettura ma anzi renderla più agevole e documentata - qui di seguito la curva dei Titoli di Stato USA per varie scadenze dove, ad ogni punto, corrisponde un differente Titolo. Ignorare queste anomalie, il fatto, cioè, che più breve è il Titolo più è remunerato l’investitore, può indurre in errore. E farci perdere molti soldi.

Titoli emessi dagli USA Titoli emessi dagli USA Fonte: https://www.simpletoolsforinvestors.eu/index.shtml

Pertanto, occorre abbandonare ancora una volta le nostre convinzioni e le nostre aspettative. È importante ricordarsi sempre che siamo immersi nell’incertezza, e dobbiamo gestirla cercando di non venirne mai travolti.

A svegliarci da un lungo torpore, immersi in un’inondazione di liquidità, iniziata nel 2009 dopo la Grande Crisi Finanziaria, ed alimentata troppo a lungo dalle Banche Centrali, creando una vera e propria trappola dalla quale ne stiamo uscendo ad un prezzo altissimo, è stata l’inflazione.
A fare il rumore più assordante non sono stati i missili e le bombe di Putin sull’Ucraina, quelle sono servite solo a nascondere gli errori gravissimi di Powel e Lagarde.

Luigi Einaudi definiva l’inflazione la più iniqua delle tasse: chi ha poco avrà ancora meno denaro a disposizione o, meglio, potrà acquistare meno cose.

Certo, Weimar è lontana. Non siamo arrivati a bruciare banconote, ad utilizzarle come carta da parati o per accendere le stufe. Il 1923 non potremo riviverlo mai più, per fortuna.

E se è vero che peggio dell’inflazione c’è solo la paura dell’inflazione, non possiamo liquidarla come qualcosa che ormai è alle nostre spalle, superata. Non possiamo ancora abbassare la guardia.

Dobbiamo parlarne e confrontarci ora che tutto sembra andare per il meglio, quando abbiamo la possibilità di guardare i mercati con più serenità. Ma che qualcosa di anomalo si aggiri sui mercati lo ricavo dal grafico precedente, sui Titoli di Stato USA.

Io so bene che il “mercato azionario è, fondamentalmente, il luogo del finanziamento delle aziende che a loro volta sono il motore della creazione della ricchezza che, nel lungo periodo, cresce costantemente” (Cit Carlo Benetti), quindi utili che si traducono in crescita degli indici.

Se qualcuno quindi mi chiede qual è il posto migliore dove proteggere il valore dei propri risparmi in termini reali, io ho un’unica risposta: il mercato Azionario.

Ma ciò che poi conta davvero, come dicevo nella prima parte, è che il nostro viaggio sia confortevole, perché l’inevitabile crescita economica e di conseguenza dei mercati azionari non è mai lineare, la strada è accidentata, piena di buche, e quindi eventuali incidenti futuri potrebbero far commettere a qualcuno, quello sì, l’imperdonabile errore di scendere e abbandonare il mezzo di trasporto nel momento peggiore.

Oggi, e non ieri, sui massimi storici per i mercati azionari ma con le incertezze sull’andamento dei tassi e inflazione futura (non mi fido quando le previsioni sono troppo maggioritarie), possiamo finalmente parlare di riduzione del rischio, di tutela, di protezione del Patrimonio, di sicurezza.

È questo il momento migliore, l’opportunità del 2024.

Chi desidera può infatti abbattere in modo più o meno forte (a seconda delle percentuali che desidera destinare) la volatilità del proprio portafoglio, e può farlo inserendo una Gestione Separata (nota come Ramo 1) nel proprio Portafoglio, facendo grande attenzione a scegliere, in base a caratteristiche di solidità ed affidabilità, la Compagnia giusta.

La Gestione Separata è una gestione prevalentemente obbligazionaria ma estremamente diversificata, dove il prezzo dei Titoli è calcolato al costo storico. Nella valorizzazione dei soldi investiti pertanto non si hanno mai oscillazioni negative dovute al rialzo dei rendimenti obbligazionari come successo ai Bond nel 2022 – ricordo che il BTP 10 Anni nel 2022 è sceso sino al 27% a causa del rialzo dei tassi - e la prima parte del 2023.

Sappiamo poi che, se le curve obbligazionarie che abbiamo visto non si dovessero “normalizzare”, qualche problema sui Bond potremo averlo anche in futuro. E allora pensiamoci ora. Prima.

Una Gestione Separata, oltre ad aver avuto un ritorno positivo anche nel 2022, essendo indipendente dall’andamento dei Tassi di Mercato, il capitale non può scendere sotto il valore investito avendo un rendimento minimo garantito e, per i titoli che lo compongono, i rendimenti futuri sono caratterizzati dall’essere stabili e, a scadenze stabilite, consolidano anche i risultati ottenuti.

Dal punto di vista fiscale poi una Gestione Separata rispetto ai Titoli di Stato italiani non paga la fastidiosa imposta di bollo del 2X1000, vera e propria patrimoniale introdotta dal Governo Monti e, oltre a ad essere esente come per i BTP dall’Imposta di Successione, a differenza di quanto avviene per i Titoli di Stato italiani, non va neanche inserita nella Dichiarazione di Successione.

Come orientarsi nella scelta? Sicuramente le Gestioni Separate non sono tutte uguali e, rappresentando un Asset “sicuro” che deve ridurre la Volatilità dei nostri investimenti, è necessario orientarsi verso Compagnie che hanno nel loro DNA la solidità, grande capitalizzazione ed elevata solvibilità.