Addio sovranità: come Bruxelles ci ha trasformati in carne da cannone energetico americana
L’eclissi dell’Europa e la farsa geopolitica della «difesa dei valori» passano oggi per una narrazione mainstream che insiste nel dipingere l’aggressione all’Iran come una mossa scacchistica necessaria per strangolare Pechino.
Secondo questa favola per sognatori, la destabilizzazione del Golfo Persico servirebbe a recidere i flussi di idrocarburi verso l’Asia, portando persino benefici alle partite IVA italiane finalmente liberate dalla concorrenza cinese. Si tratta di un’allucinazione editoriale che ignora la realtà dei fatti: mentre noi giochiamo a fare i guardiani del diritto internazionale a giorni alterni, stiamo sistematicamente mettendo in scena il suicidio economico del Vecchio Continente per compiacere interessi che non ci appartengono.
L’assunto secondo cui il blocco dello Stretto di Hormuz metterebbe in ginocchio la Cina è un anacronismo che rasenta il ridicolo. Certamente Pechino osserva con fastidio, ma la sua resilienza energetica è stata blindata proprio dalla cecità europea. Mentre noi rinunciavamo alle pipeline siberiane con la fierezza del naufrago che buca la propria scialuppa, la Cina si assicurava le eccedenze di gas e petrolio russo a prezzi di saldo. Per Pechino, la pressione americana sulle rotte marittime è poco più di un prurito logistico; per l’Europa, privata di alternative terrestri e trascinata in guerre altrui, è una sentenza di morte industriale eseguita con il sorriso d’ordinanza della burocrazia bruxellese. [...]
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