BlackRock, il più grande gestore patrimoniale al mondo, nel 2025 esce dalla Net Zero Asset Managers Initiative (Nzam) lanciata nel 2021 e che vedeva l’adesione di oltre 300 gestori patrimoniali, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica. Altre sei grandi società del risparmio gestito hanno abbandonato il programma: Goldman Sachs, Wells Fargo, Citi, Bank of America, Morgan Stanley e JPMorgan Chase.
Una recente ricerca condotta dalle ONG Urgewald e Facing Finance ha rivelato un massiccio fenomeno di greenwashing nei fondi ESG europei. Sono stati analizzati più di 14.000 fondi ESG negoziati sui mercati europei. Ben oltre un terzo di essi (4.792 fondi) ha investito più di 123 miliardi di euro in aziende che promuovono progetti di utilizzo dei combustibili fossili o che non hanno attivato procedure per raggiungere l’obiettivo di eliminazione dell’utilizzo massiccio di carbone ai sensi degli Accordi di Parigi.
Un passo indietro per l’avanzata della sostenibilità secondo i principi Environmental-Social-Corporate (ESG)? Non è stato solo l’effetto Trump e la condanna delle ideologie woke, massicciamente presenti a livello politico ed economico sia in America che in Europa, a determinare questo dietro-front, ma piuttosto fondamentali sono state:
1) l’emergenza per spese per la difesa del programma ReArm
2) le politiche espansive fiscali nazionali europee per evitare una recessione interna nei singoli paesi, fattori che hanno di fatto congelato progetti ambiziosi sostenibili ma costosi.
Il banchiere centrale francese, Francois Villeroy, è stato chiaro:
“Permettetemi di ricordare l’ovvio. L’Europa è in ritardo in termini di crescita, produttività e innovazione. La crescita cumulativa del PIL pro capite negli Stati Uniti tra il 1999 e il 2023 ha raggiunto il 39%, rispetto al 26% dell’area euro. Le aziende europee investono, in percentuale del PIL, solo la metà di quanto fanno le loro controparti americane in ricerca e sviluppo (R&S). Nel frattempo, le nostre necessità di investimento non sono mai state così grandi: se aggiungiamo il programma «Riarma l’Europa» alle famose cifre di Draghi, l’UE dovrebbe investire ulteriori 900 miliardi di euro all’anno per rimanere competitiva in settori chiave come la transizione ambientale e digitale, la difesa e l’innovazione.”
Di questi 950 mld ben 300 mld dovrebbero riguardare il settore energetico ma, questa volta, avendo preso coscienza che l’utilizzo diffuso delle fonti rinnovabili è oggi ancora utopico ed eccessivamente costoso, gli investimenti potrebbero finanziare le utilities lasciandogli maggiore tempo per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030, consentendo probabilmente anche maggiori margini.
Su queste posizioni è anche un economista della Bce, Miles Parker, nell’articolo «AI versus green: clash of the transitions?»:
“I centri dati che sostengono l’intelligenza artificiale sono voraci consumatori di elettricità. La ricerca del personale dell’Eurosistema dimostra quanto la domanda di energia elettrica potrebbe aumentare con la diffusione dell’adozione dell’IA. Prendiamo un esempio quotidiano: una ricerca standard su Google consuma circa 0,3 Wh di elettricità. Con questa quantità, si potrebbe alimentare una lampadina standard da 60W per 20 secondi. Quando entra in gioco l’IA, il quadro cambia drasticamente. Una richiesta di ChatGPT richiede circa dieci volte l’energia per funzionare. Una ricerca Google potenziata dall’IA richiede addirittura 7-9 Wh per richiesta. Ciò corrisponde a circa 300 volte la domanda di elettricità e alla potenza necessaria per mantenere la stessa lampadina accesa fino a 9 minuti.
La domanda di elettricità generata dalla transizione digitale è già significativa in alcuni Stati membri. Ad esempio, nel 2023 i centri dati hanno rappresentato circa il 21% del totale dell’elettricità utilizzata in Irlanda, più di tutte le abitazioni urbane messe insieme. E mentre la domanda complessiva di elettricità è già elevata, ci si aspetta che i centri dati siano un motore sostanziale di un ulteriore aumento della domanda di elettricità nell’UE nei prossimi anni (Grafico 1). Tuttavia, non sono gli unici. Il loro contributo è ancora inferiore rispetto ai previsti 9 milioni di ulteriori veicoli elettrici a batteria e agli 11 milioni di nuove pompe di calore nello stesso periodo.
Domanda di elettricità nell’UE
Fonte: IEA
Questa crescente domanda di elettricità rende più difficile decarbonizzare l’energia. Di conseguenza, raggiungere gli obiettivi dell’UE per la produzione di energia verde richiede enormi nuove capacità di fonti rinnovabili. Più grande è l’aumento della domanda, ancora maggiore sarà l’aumento necessario di fonti rinnovabili.”
E i mercati finanziari quali messaggi stanno lanciando? Partendo dall’indice europeo è evidente come in passato ogni rottura di un massimo importante ha determinato un successivo allungo verso valori più alti: la resistenza dei 400 punti verrà rotta anche questa volta con forza riprendendo il trend rialzista verso i 500 punti?
Indice Euro Stoxx Utilities
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Nel caso italiano non siamo ancora al test dei massimi di periodo e il trend rialzista di lungo periodo è partito nel 2012 e non nel 2016.
Nel caso americano, dove i top del 2007 sono stati superati già nel 2014, il trend è rialzista e sta testando il fondamentale supporto dei massimi storici precedenti.
Un’intuizione è invece quella data lunedì 24 marzo sul mercato italiano: si sono registrati ingenti scambi fuori mercato, soprattutto su utilities, in meno di 20 minuti. Aggiustamenti tra intermediari? Operazioni della proprietà (buyback) o del Governo? Qualcuno sa e si è posizionato sul settore? Il mistero, ad oggi, permane e ha dato vita al presente articolo.
Scambi fuori mercato
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Un altro punto importante potrebbe essere uno scenario di recessione (ribasso dei tassi) o stagflazione: la rotazione settoriale punterebbe sulle utilities. Tutti gli indizi sono a favore di un probabile anno soddisfacente per le utilities. Vedremo, tra dazi e tensioni geopolitiche, se effettivamente sarà così. Il mercato finanziario è affascinante perché non smette mai di stupire e meravigliare.