BTP da comprare e dimenticare? I 3 migliori secondo i rendimenti attuali

Gerardo Marciano

18 Maggio 2026 - 14:24

BTP al 2,8% netto e spread ai minimi: quali titoli stanno attirando i risparmiatori prudenti? Ecco i 3 BTP da osservare ora e i rischi nascosti da conoscere prima di investire.

BTP da comprare e dimenticare? I 3 migliori secondo i rendimenti attuali

Mentre lo spread rimane sui livelli di minimo annuale e il BTP Future, dopo lo scivolone delle scorse settimane, continua a muoversi in una fascia di lateralità, nell’ultima riunione la BCE ha lasciato i tassi invariati al 2%. Una parte degli operatori continua a ipotizzare possibili rialzi dei tassi complessivamente pari allo 0,75% entro il 2027, ma questo scenario, a nostro avviso, appare ancora prematuro e legato soprattutto a eventuali shock esterni. Fra le variabili più osservate vi sono infatti le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, dalla guerra tra Iran e Libano alle possibili ripercussioni sui prezzi del petrolio e delle materie prime.

Il contesto attuale mantiene comunque elevata l’attenzione sui BTP. Molto dipenderà dalle prossime mosse della BCE. In uno scenario di graduale riduzione dei tassi di interesse, i titoli con duration medio-lunga potrebbero continuare a beneficiare di un certo interesse da parte del mercato. In uno scenario di rialzo dei tassi, invece, le stesse scadenze verrebbero penalizzate. Per chi intende portarli fino a scadenza, però, uno degli elementi principali da osservare resta il rendimento effettivo netto ottenibile ai prezzi correnti.

Ed è proprio questo aspetto che mantiene i titoli di Stato italiani al centro dell’interesse di molti risparmiatori prudenti. I prezzi attuali dei BTP risultano infatti competitivi rispetto ai conti deposito a 12 mesi e anche rispetto ad alcuni buoni postali di pari durata. Basti pensare che il Buono 4 anni Plus di Poste Italiane offre attualmente un rendimento annuo lordo a scadenza pari all’1,50%, livello inferiore rispetto ai rendimenti netti oggi espressi da diversi titoli di Stato italiani. Un altro elemento che sostiene l’interesse verso i BTP riguarda la fiscalità. I titoli di Stato italiani beneficiano infatti di una tassazione agevolata al 12,5%, decisamente inferiore rispetto al 26% previsto per conti deposito, obbligazioni corporate e gran parte degli strumenti finanziari. Inoltre, i BTP risultano esenti dall’imposta di successione, caratteristica spesso apprezzata da chi costruisce investimenti di lungo periodo in ottica patrimoniale o familiare.

Molti piccoli risparmiatori guardano soprattutto alla cedola, sottovalutando però l’impatto che i movimenti dei tassi possono avere sul prezzo del titolo. Ed è proprio qui che entra in gioco la duration, cioè la sensibilità di un’obbligazione alle variazioni del costo del denaro.

Perché oggi le scadenze lunghe potrebbero essere più rischiose

Occorre infatti considerare anche un altro elemento. Oggi esporsi su BTP con scadenze molto lunghe, tra 7 e 10 anni o addirittura superiori, potrebbe comportare maggiori rischi nel caso in cui la BCE fosse costretta a tornare ad alzare i tassi nei prossimi mesi.

In uno scenario simile, i titoli a lunga duration potrebbero diventare molto più volatili. E per chi fosse costretto a vendere prima della scadenza, le perdite in conto capitale potrebbero anche diventare significative.
Per questo motivo, in questa fase del ciclo monetario, alcuni investitori preferiscono mantenere durate più contenute e meno sensibili ai movimenti dei tassi. Inoltre, avere una parte del portafoglio su scadenze ravvicinate potrebbe consentire di reinvestire in futuro su eventuali nuove emissioni caratterizzate da cedole più elevate qualora il quadro monetario dovesse cambiare.

Una strategia spesso utilizzata in questi casi è quella del cosiddetto “laddering”, ovvero una scaletta di scadenze differenti. Distribuire il capitale su BTP con rimborso nel 2028, 2030 e 2031, ad esempio, può contribuire a ridurre la volatilità complessiva del portafoglio e a liberare liquidità in momenti differenti, evitando di concentrare tutto il rischio su una sola scadenza.

I tre BTP sotto osservazione in questa fase di mercato

Tra i BTP più osservati in questa fase figurano il BTP Tf 3,7% giugno 2030, il BTP Tf 2,80% dicembre 2028 e il BTP Fx 2,85% febbraio 2031.

Il BTP con scadenza giugno 2030 presenta un rendimento effettivo lordo del 3,08% e un netto del 2,59%. La cedola del 3,7% continua a sostenere l’interesse degli operatori, anche se il titolo quota sopra la pari, a 102,42. Questo riflette il valore attribuito dal mercato a un flusso cedolare superiore alla media attuale.

Un BTP con cedola elevata, però, non è automaticamente il miglior investimento possibile. Conta anche il prezzo pagato oggi e la sensibilità del titolo ai futuri movimenti dei tassi.

Occorre infatti ricordare che acquistare un BTP sopra 100 significa andare incontro, a scadenza, a una differenza negativa tra prezzo di acquisto e valore di rimborso. Nel caso del BTP giugno 2030, acquistando a 102,42 il titolo verrà rimborsato a 100 e ciò comporterà una minusvalenza fiscale pari alla differenza.

Questa minusvalenza genera però un credito fiscale utilizzabile per compensare eventuali plusvalenze realizzate su altri strumenti finanziari. Ad esempio, può essere compensata con guadagni derivanti dalla vendita di azioni, ETF, fondi, certificati, obbligazioni corporate o altri strumenti che producono redditi diversi di natura finanziaria. Per molti investitori questo aspetto rappresenta un elemento importante nella gestione del proprio zainetto fiscale.

La duration modificata pari a 3,66 evidenzia inoltre una sensibilità ai tassi relativamente contenuta rispetto a scadenze più lunghe.

Più contenuta la volatilità del BTP Tf 2,80% dicembre 2028. In questo caso il rendimento lordo si attesta al 2,82%, mentre quello netto arriva al 2,46%. Il prezzo vicino alla pari, a 99,99, rappresenta uno degli elementi che il mercato continua a osservare con maggiore attenzione. Inoltre, la duration modificata di 2,37 riduce l’esposizione alle oscillazioni dei tassi rispetto a titoli con scadenze più lunghe.

Tra i tre titoli analizzati, il BTP Fx 2,85% febbraio 2031 esprime invece il rendimento netto più elevato. Il rendimento effettivo lordo raggiunge infatti il 3,16%, mentre il netto si porta al 2,79%. Il prezzo sotto la pari, pari a 98,74, contribuisce ad aumentare il rendimento effettivo a scadenza grazie anche al rimborso finale a 100.

In questo caso l’investitore beneficia quindi anche di una plusvalenza implicita a scadenza. Allo stesso tempo la duration modificata di 4,27 rende il titolo più sensibile alle variazioni dei tassi rispetto agli altri due BTP considerati.
Accanto ai BTP tradizionali, il mercato retail continua inoltre a guardare con interesse anche ai BTP Valore e ai BTP Italia. Questi strumenti, destinati principalmente ai piccoli risparmiatori, prevedono spesso premi fedeltà per chi mantiene il titolo fino alla scadenza, elemento che può aumentare il rendimento complessivo dell’investimento rispetto ai titoli acquistati sul mercato secondario.

Un ulteriore aspetto da monitorare resta infine l’inflazione reale. Un rendimento netto vicino al 2,8% può infatti risultare interessante in presenza di un’inflazione stabile attorno all’1,5%-2%, ma perdere parte della propria capacità reale di remunerazione nel caso in cui il costo della vita dovesse tornare stabilmente sopra il 3%.

Nel complesso, il confronto evidenzia come il mercato continui a proporre opportunità differenti a seconda della scadenza, della duration e del livello di rendimento ricercato. La scelta tra le diverse emissioni dipende naturalmente dall’orizzonte temporale, dalla propensione al rischio e dagli obiettivi del singolo investitore.

In questa fase, più che inseguire qualche decimale di rendimento in più, molti investitori potrebbero trovare maggiore equilibrio mantenendo durate contenute e una maggiore flessibilità. Anche perché, in presenza di eventuali nuove emissioni con cedole più elevate, avere capitale che si libera in tempi relativamente brevi potrebbe diventare un vantaggio non trascurabile.