A quanto pare intimoriti per il rischio che sui mercati azionari prima o poi salti tutto, diversi investitori stanno facendo incetta di alcuni fondi per difendersi da possibili cali in arrivo dei mercati. E la domanda è destinata a continuare, secondo le previsioni degli esperti.
Nello scenario più ottimistico, si stima che questi fondi - che utilizzano contratti di opzioni per tutelare gli investitori dalle perdite del mercato - possano addirittura quadruplicare nel corso dei prossimi cinque anni.
La notizia è di interesse per i pensionati, o per chi è vicino ad andare in pensione, in quanto - ferme restando alcune condizioni - sono proprio loro quelli che possono beneficiare in misura più significativa di questi prodotti. Per i giovani, invece, il consiglio è di guardare altrove.
Fondi di investimento anti-bolla? Sicuramente da scudo contro le perdite: cosa sono i Buffer ETF
In un momento in cui il senso di incertezza è alto, con i continui allarmi sul rischio che la bolla AI finisca per esplodere, per alcuni investitori la prudenza è diventata da un po’ un vero diktat da rispettare.
Proprio la maggiore cautela spiega il successo di questi prodotti finanziari, scelti da chi sta cercando uno strumento che possa fare da scudo al rischio di vedere erodere il valore dell’investimento effettuato.
I fondi di cui stiamo parlando sono ETF concepiti ad hoc per tutelare gli investitori. Il loro nome dice tutto: “Buffer ETF (buffer exchange-traded funds)”. Ovvero, in italiano ETF cuscinetto o, anche, e ETF a esito definito (defined-outcome ETF).
Questi ETF che, come ha confermato un’analisi di Morningstar stanno diventando sempre più popolari, sono prodotti strutturati che utilizzano contratti di opzione, offrendo un ammontare determinato di protezione dalle perdite, per un certo periodo di tempo.
Boom di ETF a cuscinetto nei prossimi anni? Lo scenario più ottimistico li vede quadruplicare
Il successo degli ETF a cuscinetto è confermato dai numeri: è stata sempre Morningstar, per la precisione Zachary Evens, analista di strategie passive del colosso a rendere noto che, alla fine del 2025, gli asset gestiti dai Buffer ETF - in tutto 420 - sono ammontati a 78 miliardi di dollari, rispetto ai $2 miliardi del 2020. Un balzo significativo che, secondo la società di ricerca e consulenza Cerulli Associates, non si fermerà qui.
Tutt’altro, visto che le stime sono di un tasso di crescita annuale composto (CAGR) di questa tipologia di ETF tra il 29% e il 35%, nell’arco dei prossimi cinque anni.
Non manca un best case scenario, secondo il quale i buffer ETFs potrebbero più che quadruplicare nello stesso arco temporale, superando i 334 miliardi di dollari di masse in gestione entro il 2030.
“Gli investitori e soprattutto i gestori che agiscono per conto dei loro clienti più avversi al rischio continuano a essere attratti dai risultati espliciti che questi prodotti possono assicurare”, ha spiegato Evens, aggiungendo che “la vasta gamma di opzioni consente loro di adattare il profilo di rischio dei clienti a uno di questi prodotti ”. Di trovare, praticamente, un Buffer ETF che corrisponda in toto alle esigenze del proprio cliente.
Di norma, l’indice a cui si riferiscono i contratti di opzione utilizzati da questi ETF per proteggere gli investitori, è lo S&P 500, ovvero il listino benchmark di Wall Street.
Attenzione ai contro: le commissioni elevate a il tetto massimo ai guadagni
La maggiore tranquillità che si percepisce a sapere di avere uno scudo che metta al riparo dalle perdite sugli investimenti ha tuttavia un costo, che non è da poco.
In media, emerge dallo studio di Morningstar, nel 2025 le commissioni sono ammontate a 75 punti base.
C’è inoltre un altro elemento da tenere in considerazione: nell’anticipare e scongiurare il peggio, questi ETF stabiliscono anche un tetto massimo ai guadagni.
Di fatto un ETF cuscinetto può proteggere l’investitore dalla prima perdita di un indice azionario, come lo S&P 500, pari a -10%, ma può anche stabilire una soglia massima del 15%, che blocca i potenziali rialzi.
Per fare un esempio ad hoc, l’iShares Large Cap 10% Target Buffer Dec ETF presenta un tetto massimo che limita i guadagni pari al 16,15%.
Dunque, attenti a valutare i pro e i contro. Detto questo, la popolarità degli ETF a esito definito si spiega con il fatto che almeno l’azionario - guardando a Wall Street - ha raggiunto livelli decisamente elevati, anche nel bel mezzo di sedute che si sono confermate turbolente.
Basti pensare al record inanellato dall’indice Dow Jones che, appena venerdì scorso, ha sfondato per la prima volta la soglia dei 50.000 punti).
La situazione è dunque tale che il financial planner certificato Curtis Congdon, presidente di XML Financial Group ha riferito alla CNBC che gli investitori in ETF a cuscinetto non devono preoccuparsi troppo di perdere il treno di forti rally, visto che il mercato è molto caro.
“Cerchiamo di mantenere una prospettiva di lungo periodo, ma è impossibile ignorare il fatto che il mercato stia trattando a multipli molto elevati in questo momento”, ha detto, ricordando che “storicamente, quando i multipli sono più alti, i rendimenti futuri tendono a essere più modesti”.
A suo avviso, insomma, in questa fase storica, gli investitori non devono temere la caratteristica degli ETF cuscinetto, rappresentata per l’appunto dalla presenza di una soglia massima applicata ai rendimenti futuri.
ETF a cuscinetto, soluzione di investimento appetibile per i pensionati (non tutti)
Sempre Congdon ha fatto notare che questi fondi possono essere una scelta decisamente migliore, rispetto agli investimenti interamente in azioni, per i clienti che preferiscano mettere qualche paletto alla loro esposizione verso il rischio.
Allo stesso tempo, la soluzione a suo avviso è molto più azzeccata anche nel caso di clienti che, pur avendo già puntato sui bond, non trovano particolarmente attraenti obbligazioni o liquidità.
In generale, i clienti perfetti a cui possono essere rivolti questo ETF sono i pensionati o quelli che stanno per andare in pensione che, pur non necessitando di un reddito e avendo dunque una ricchezza piuttosto solida (gli ETF a cuscinetto non distribuscono infatti dividendi) cercano soluzioni di investimento in cui possano incanalare i risparmi ammassati nell’arco della loro esistenza. Tali fondi non vanno bene dunque i pensionati che devono tenere stretti i loro portafogli.
Inoltre i clienti che scelgono questa opzione “vogliono assicurarsi che i loro investimenti tengano il passo con l’inflazione, che presentino il potenziale di rendere più del reddito fisso, e che non implichino un forte rischio di ribasso”, ha detto Congdon, aggiungendo che, di norma si parla di investitori e potenziali tali che “ non vogliono più essere esposti al rischio di credito, al rischio di duration o essere sensibili ai tassi d’ interesse”.
Il loro obiettivo è, piuttosto, quello di individuare una fonte di rendimento differenziata rispetto al semplice possesso di azioni o obbligazioni.
Che gli ETF a cuscinetto siano ideali per chi è prossimo dire addio al lavoro o è già in pensione lo ha detto chiaramente Stuart Chaussée, senior wealth advisor di Lido Advisors, nel rendere noto che il 75% delle masse che gestisce è investito in questi prodotti.
Prodotti che a suo avviso sono molto meglio delle obbligazioni in quanto “se cerchi qualcosa che renda il 4% al lordo dell’inflazione e delle tasse i bond, considerando la fase attuale e quanto pagano, non hanno poi molto senso ”.
Autore del libro in uscita “Buffer ETFs for Dummies”, Chaussée ha detto così chiaro e tondo di preferire alle obbligazioni per questa tipologia di clienti “ ETF a cuscinetto , che hanno un potenziale di rialzo molto più alto, ed eliminare quella quota di reddito fisso”.
L’esperto ha ricordato però anche che gli investitori devono essere consapevoli del fatto che, più alta è la protezione dai ribassi, più basso sarà il tetto ai rendimenti.
Per esempio, l’iShares Large Cap Max Buffer Dec ETF offre fino al 100% di protezione e ha un cap iniziale del 6,3%. E secondo Chaussée un fondo del genere, con una protezione al 100% è “eccessivo” in quanto non c’è bisogno, a suo avviso, di “ una protezione tanto alta ”.
Ma gli ETF a cuscinetto non sono la scelta migliore per i giovani. Ecco perché
Questi fondi, concordano i gestori, non vanno però bene per i giovani, anche per coloro che hanno una avversione al rischio, in quanto si tratta di prodotti che tendono a zavorrare i rendimenti che i clienti potrebbero accumulare e che, in alcuni anni, potrebbero confermarsi anche molto elevati: come avvenne nel 2023, quando lo S&P 500 balzò del 24% circa, così come nel 2025 e nel 2024, quando il listino USA assicurò ritorni rispettivamente superiore al 16% e al +23% circa.
“Per gli investitori avversi al rischio che ragionano in una ottica di lungo periodo, questi (ETF) potrebbero non essere la scelta migliore, nel caso in cui si propendesse per una esposizione verso il rischio più bilanciata, in quanto (i fondi) limitano i rialzi e tendono a essere anche relativamente costosi ”, ha avvertito Evens di Morningstar. “In questi casi, gli investitori potrebbero essere serviti meglio da un portafoglio tradizionale di azioni e obbligazioni composto da ETF indicizzati a basso costo o fondi indicizzati economici”, ha aggiunto.
Dunque, i Buffer ETFs sembrano essere una scelta tutto sommato allettante per i pensionati (che tuttavia non hanno bisogno di reddito, forti dunque di una certa solidità finanziaria), ma non per i giovani.
Buffer ETF, a chi servono e per quali investitori non sono invece la scelta migliore
In definitiva, i Buffer ETF servono davvero per:
- Chi ha già molti soldi investiti.
- Chi è vicino alla pensione.
- Chi teme forti crolli e vuole ridurre la volatilità.
- Chi vuole restare esposto all’azionario ma con maggiore protezione.
- Chi privilegia la stabilità rispetto al massimo rendimento
Non servono invece per:
- accumulare ricchezza nel lungo periodo.
- giovani investitori con orizzonte 15–30 anni.
- chi cerca massima crescita del capitale.
- chi vuole costi bassi ed efficienza.
- chi può tollerare la volatilità dei mercati azionari.
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