Cos’è il TER (Total Expense Ratio), spiegato bene

Ufficio Studi Money.it

21 Agosto 2026 - 18:10

Il TER è un indice di costo che racchiude le commissioni applicate sul ritorno dell’investitore in fondi comuni e ETF. Come si calcola e quali spese comprende?

Cos’è il TER (Total Expense Ratio), spiegato bene

Il TER è l’indicatore che dice quanto costa davvero possedere un fondo o un ETF. È espresso in percentuale annua del patrimonio, viene sottratto giorno per giorno dal valore delle quote e nessuno lo addebita mai sul conto corrente, per questo la maggior parte dei risparmiatori non si accorge di pagarlo.

Su 10.000 euro investiti per trent’anni con un rendimento lordo del 7% annuo, un TER dello 0,20% lascia circa 71.900 euro; un TER dell’1,80% ne lascia circa 45.700. Sono oltre 26.000 euro di differenza, più del doppio del capitale iniziale, prodotti da una singola, piccola voce che sul documento di sottoscrizione sembra solo un numero con due decimali.

Vediamo cos’è il TER, come si calcola, cosa comprende e (soprattutto) cosa non comprende, per evitare costosi errori di valutazione.

Cos’è il TER

Il TER (total expense ratio, tradotto come rapporto di spesa totale) è un indicatore di costo che misura le spese complessive sostenute per la gestione e l’operatività di un fondo di investimento, sia esso un fondo comune o un ETF.

Il numero si esprime come percentuale annua del patrimonio del fondo. Un TER dello 0,20% significa che ogni anno lo 0,20% del capitale investito viene assorbito dai costi di gestione dello strumento.

Il meccanismo di prelievo è la ragione per cui questo costo resta invisibile: non viene addebitato separatamente, ma sottratto quotidianamente dal valore della quota, in proporzione al patrimonio. L’investitore vede soltanto il valore netto finale, mai la somma che ha pagato lungo il percorso.

Nella terminologia europea lo stesso concetto compare come spese correnti o ongoing charges. Le due espressioni si sovrappongono in larga parte, ma non sono perfettamente equivalenti (ci torniamo più avanti, perché la differenza riguarda una voce che può pesare parecchio).

Come si calcola il TER

Il calcolo è frutto di una divisione:

TER = (Costi totali del fondo / Patrimonio medio del fondo) x 100

Il risultato è la percentuale del patrimonio effettivamente assorbita dai costi in un determinato periodo, di norma l’esercizio annuale. Poiché il denominatore è il patrimonio medio del periodo e non quello finale, il TER pubblicato è un dato consuntivo, fotografa quanto è costato il fondo nell’anno appena chiuso, non quanto costerà nel prossimo.

Così, nei fondi di piccole dimensioni alcune spese fisse (revisione contabile, adempimenti legali, oneri amministrativi) incidono proporzionalmente di più. Un fondo che cresce di patrimonio tende quindi a vedere il proprio TER scendere, mentre un fondo che si svuota lo vede salire.

Cosa comprende il TER

Il TER raccoglie in un unico numero i costi ricorrenti di funzionamento del fondo:

  • commissioni di gestione, la voce di gran lunga più pesante, che remunera la società di gestione e, nei prodotti collocati tramite reti bancarie, la banca distributrice attraverso le retrocessioni
  • commissioni di banca depositaria, per la custodia dei titoli
  • costi amministrativi e operativi: revisione contabile, spese legali, tenuta dei registri, pubblicazione dei documenti obbligatori, comunicazioni ai sottoscrittori

Nella definizione europea di spese correnti le commissioni di performance (quelle che scattano quando il fondo supera il benchmark o una soglia prestabilita) sono escluse e vanno esposte separatamente. Nella prassi italiana, il TER indicato in alcuni documenti le include invece nel totale.

Significa che due fondi con «TER 1,60%» possono avere costi reali diversi, se in un caso il numero comprende la commissione di performance e nell’altro no. Prima di confrontare, va verificato cosa c’è dentro. Negli ETF il problema si pone raramente, perché le commissioni di performance sono in pratica assenti.

Cosa il TER non comprende mai

Definiamo, ora, il perimetro di ciò che l’indicatore non misura:

  • costi di transazione interni al fondo: le spese che il gestore sostiene per comprare e vendere i titoli in portafoglio, comprensive di commissioni di intermediazione e spread. Sono tanto più alte quanto più il fondo movimenta il portafoglio, e in un fondo attivo possono valere diversi decimi di punto
  • commissioni di sottoscrizione e di rimborso, tipiche dei fondi collocati allo sportello, che si pagano una tantum all’ingresso o all’uscita
  • spread denaro-lettera, il differenziale tra prezzo di acquisto e di vendita che si paga a ogni negoziazione di un ETF in borsa
  • commissioni del proprio intermediario, che dipendono dalla banca o dalla piattaforma utilizzata e non dal prodotto
  • imposta di bollo dello 0,20% annuo sul controvalore del deposito titoli
  • imposte sui rendimenti, pari al 26% sulle plusvalenze per la generalità degli strumenti e al 12,50% per i titoli di Stato e gli strumenti equiparati

Un ETF con TER dello 0,15% acquistato su una piattaforma che applica 2 euro di commissione per ogni ordine da 100 euro costa, di fatto, molto più dello 0,15%, poiché la commissione da sola brucia il 2% di ogni versamento.

Dove si trova il TER? Il KID

Fino al 2022 le informazioni sintetiche di costo dei fondi UCITS erano contenute nel KIID, il Key Investor Information Document. Dal 1° gennaio 2023 il KIID è stato sostituito dal KID (Key Information Document) previsto dal Regolamento europeo 1286/2014 sui PRIIPs, esteso da quella data anche agli OICVM e ai FIA aperti destinati alla clientela retail, in attuazione della delibera Consob n. 22551 del 21 dicembre 2022.

Chi cerca il TER oggi deve quindi guardare il KID, documento precontrattuale di poche pagine che il gestore è obbligato a consegnare gratuitamente prima della sottoscrizione, e che si trova sul sito dell’emittente oltre che sui portali specializzati.

La sezione da aprire è «Quali sono i costi?», che contiene due tabelle:

  • costi nel tempo, con l’importo in euro e l’incidenza annuale, cioè di quanto i costi riducono il rendimento ogni anno, se si mantiene l’investimento per il periodo di detenzione raccomandato
  • composizione dei costi, che scompone il totale in costi di ingresso, costi di uscita, costi correnti, costi di transazione del portafoglio e oneri accessori

La voce da cercare è «costi correnti» o «spese correnti» - è quella che corrisponde al TER. Il KID PRIIPs ha introdotto una novità rilevante rispetto al vecchio KIID, cioè l’esposizione esplicita dei costi di transazione del portafoglio, che prima restavano sostanzialmente invisibili.

Quanto costa?

Un numero percentuale non dice nulla senza un metro di paragone. Questi sono gli intervalli tipici sul mercato italiano:

Tipo di strumento TER indicativo annuo
ETF obbligazionari governativi 0,05% - 0,20%
ETF azionari su indici globali o sviluppati 0,10% - 0,25%
Fondi indicizzati non quotati 0,20% - 0,50%
ETF settoriali, tematici o su mercati emergenti 0,30% - 0,75%
Fondi comuni bilanciati e flessibili 1,20% - 2,00%
Fondi comuni azionari a gestione attiva 1,50% - 2,50%
Gestioni patrimoniali 2,00% - 3,00%

Secondo il rapporto annuale dell’ESMA sui costi e le performance dei prodotti di investimento al dettaglio, i costi di gestione di un ETF azionario si collocano intorno allo 0,2% annuo, contro circa il 2% del costo totale di un fondo azionario a gestione attiva, per un rapporto di dieci a uno.

Un fondo attivo italiano coinvolge la società di gestione che costruisce il portafoglio, la banca che lo colloca e riceve una retrocessione (spesso la quota maggiore del totale) e la banca depositaria. Ogni livello preleva la sua parte. Un ETF indicizzato replica un indice in modo automatico, senza rete di collocamento: la struttura di costo è incomparabilmente più leggera.

Va anche detto che un TER più alto non è di per sé un difetto, se corrisponde a un servizio che genera valore. Il problema è che le evidenze empiriche di lungo periodo mostrano una quota molto ridotta di fondi attivi capaci di battere sistematicamente il proprio benchmark al netto dei costi.

L’effetto del TER sul rendimento nel lungo periodo

L’impatto del TER cresce con il tempo, perché ogni euro sottratto dai costi è un euro che smette di capitalizzare.
Prendiamo 10.000 euro investiti a un rendimento lordo del 7% annuo, confrontando un TER dello 0,20% e uno dell’1,80%, ipotizzando un rendimento lordo costante del 7% annuo, capitalizzazione annuale, importo investito in un’unica soluzione:

Orizzonte TER 0,20%TER 1,80%Differenza
10 anni €19.320 €16.590 €2.730
20 anni €37.280 €27.560 €9.720
30 anni €71.970 €45.750 €26.220

Nota: non sono considerate imposte, commissioni di negoziazione né imposta di bollo.

A dieci anni la differenza è il 27% del capitale iniziale; a trent’anni supera il 260%. Un punto e sei decimi di costo annuo, mantenuto per una vita lavorativa, si mangia più di quanto si era investito all’origine. È lo stesso meccanismo dell’interesse composto, applicato al contrario.

Il TER è già scontato dalle performance

Poiché il TER viene prelevato quotidianamente dal valore della quota, i rendimenti pubblicati dai fondi sono già al netto del TER. Il factsheet che indica «+8,4% nell’ultimo anno» riporta un dato da cui i costi correnti sono già stati sottratti.

Chi legge quel numero e poi scala nuovamente il TER commette un doppio conteggio. E chi confronta il rendimento storico di due fondi diversi sta già confrontando risultati al netto dei rispettivi costi; sottrarre di nuovo la differenza di TER falsa il confronto.

Il TER resta comunque decisivo perché serve a stimare quanto costerà lo strumento in futuro, quando il rendimento lordo sarà ignoto.

Tracking difference e costo totale di possesso

Per chi investe in ETF, fermarsi al TER porta a scelte subottimali. Serve conoscere due concetti in più:

La tracking difference misura lo scarto tra il rendimento dell’indice e il rendimento effettivamente ottenuto dall’ETF in un dato periodo, e quindi cattura in un solo numero tutto ciò che è accaduto: costi correnti, costi di transazione, efficienza fiscale sui dividendi, ricavi da prestito titoli, qualità della replica.

Un ETF con TER dello 0,10% può avere una tracking difference dello 0,40%, mentre un altro con TER dello 0,30% può fermarsi allo 0,10%: il secondo, nonostante il triplo del costo dichiarato, è stato più efficiente. In alcuni casi la tracking difference risulta perfino negativa, ossia l’ETF ha superato il proprio indice: accade quando i ricavi da prestito titoli e i vantaggi fiscali sulle ritenute più che compensano i costi di gestione.

Da non confondere con il tracking error, che misura la volatilità di quello scarto nel tempo, cioè la stabilità della replica, non il suo costo. Per l’investitore di lungo periodo la metrica prioritaria è la tracking difference.

Il TCO (total cost of ownership) somma i costi interni del prodotto a quelli che dipendono dall’investitore e dal suo intermediario:

TCO = tracking difference + spread denaro-lettera + commissioni di negoziazione + imposta di bollo + fiscalità

Su ETF di grandi dimensioni e ampiamente scambiati lo spread è contenuto, ma su prodotti di nicchia o con patrimonio ridotto può diventare la voce più pesante, superando ampiamente qualsiasi risparmio ottenuto scegliendo un TER più basso.

Per chi investe piccole somme con cadenza mensile, invece, la variabile da monitorare con più attenzione riguarda le commissioni fisse di negoziazione. Due euro di commissione su un versamento da 100 euro valgono il 2%, dieci volte il TER di un ETF azionario globale. Prima ancora di scegliere il prodotto, conviene verificare se la propria piattaforma offre piani di accumulo a costo zero.

Come usare il TER

Riassumendo in una procedura operativa:

  • aprire il KID del prodotto e leggere la sezione «Quali sono i costi?», verificando sia i costi correnti sia i costi di transazione del portafoglio
  • controllare la presenza di commissioni di ingresso e uscita, che non compaiono nel TER e che nei fondi collocati allo sportello possono essere rilevanti
  • confrontare solo prodotti omogenei: ha senso mettere a confronto due strumenti che replicano lo stesso indice o operano sullo stesso mercato, non un fondo azionario globale con uno obbligazionario
  • per gli ETF, verificare la tracking difference media degli ultimi tre anni, che è un’approssimazione più fedele del costo reale rispetto al TER dichiarato
  • aggiungere i costi del proprio intermediario, che su importi piccoli e versamenti frequenti pesano più di ogni altra voce