I 10 BTP migliori tra quelli in circolazione. Rendimento netto fino al 4,83%

Gerardo Marciano

4 Giugno 2026 - 12:53

10 BTP con rendimenti netti fino al 4,83%, tutti sotto la pari. Ma il rendimento più alto non è quasi mai la scelta giusta. Dipende da cedola, durata e profilo dell’investitore.

I 10 BTP migliori tra quelli in circolazione. Rendimento netto fino al 4,83%

Quando un BTP mostra un rendimento netto superiore al 4%, la prima reazione è spesso quella di guardare solo la percentuale. Eppure, in un’obbligazione lunga, quel numero è soltanto la porta d’ingresso. Dietro il rendimento ci sono durata residua, prezzo sotto la pari, cedola, sensibilità ai tassi e orizzonte temporale dell’investitore.

Abbiamo analizzato i 10 BTP con rendimenti netti compresi tra il 3,92% e il 4,83%. A prima vista sembrano strumenti simili, sono tutti titoli di Stato italiani, tutti scambiano sotto quota 100, tutti promettono un ritorno interessante rispetto a molte alternative prudenti. Ma la somiglianza finisce qui.

Il vero punto non è scegliere il BTP con il rendimento più alto in assoluto. La domanda corretta è diversa: quale titolo è coerente con il proprio profilo? Un risparmiatore che cerca flusso cedolare non dovrebbe ragionare come chi vuole speculare su un taglio dei tassi. E chi ha un orizzonte di pochi anni non può valutare allo stesso modo un bond che scade nel 2041 e uno che arriva al 2072.

I 10 BTP che rendono di più oggi

I titoli ordinati per rendimento netto hanno una caratteristica comune: prezzi ampiamente sotto la pari. Questo aumenta il rendimento a scadenza, ma rende anche evidente che il mercato continua a chiedere un premio per bloccare capitale su orizzonti molto lunghi.

Tabella 1 Tabella 1 Si possono identificare 3 famiglie di BTP: intermedio, lungo, lunghissimo.

Dalla tabella 1 emergono tre famiglie: BTP lunghi ma ancora gestibili, con scadenze tra il 2041 e il 2052; BTP molto lunghi, come il 2067; BTP quasi generazionali, come il 2072, dove il rendimento va letto insieme a una volatilità potenzialmente molto elevata (vedi Figura 1).

Figura 1 Figura 1 Rendimento netto dei dieci BTP ordinati dal piu basso al piu alto.

Il rendimento non basta: perché la durata cambia tutto

Il titolo con il rendimento netto più alto è il BTP 1,70% settembre 2051, con il 4,83%. Subito dopo il BTP 2,15% settembre 2052 al 4,61%, il BTP 1,50% aprile 2045 al 4,50% e il BTP 2,15% marzo 2072 al 4,48%. La classifica, però, cambia non appena si introduce la durata residua.

Il BTP aprile 2045 offre un rendimento netto del 4,50% con una durata residua di 18,84 anni. Il BTP marzo 2072 rende quasi lo stesso, il 4,48%, ma richiede un orizzonte di 45,76 anni. Due rendimenti quasi identici, due rischi temporali che non hanno nulla in comune. Il primo è un lungo termine aggressivo ma ancora interpretabile; il secondo è un titolo che scadrà quando molti degli acquirenti di oggi non saranno più in età da portafoglio.

La duration finanziaria sarebbe il parametro tecnico più preciso per stimare la sensibilità ai tassi, ma già la durata residua racconta molto: più è lontana la scadenza, più il prezzo può muoversi violentemente quando il mercato cambia idea su inflazione, politica monetaria o rischio Paese (vedi Figura 2).

Figura 2 Figura 2 Confronto tra rendimento netto e durata residua. La dimensione dei punti riflette lo sconto rispetto a quota 100.

Cedola, prezzo e recupero verso quota 100

Un secondo elemento da osservare è la cedola netta. Un BTP può rendere molto non solo perché paga una cedola elevata, ma anche perché quota molto sotto la pari e quindi incorpora un guadagno in conto capitale atteso nel rimborso finale a 100. Nei titoli in esame il prezzo è sempre inferiore a 90, e in alcuni casi scende vicino a 60.

Figura 3 Figura 3 Prezzi sotto la pari: più il prezzo e basso, maggiore e la componente di rendimento legata al rimborso futuro a 100.

Il BTP 1,70% settembre 2051, primo per rendimento netto, ha un prezzo di 59,71 e una cedola netta del 2,49%. Il 4,83% di rendimento totale nasce quindi in buona parte dallo sconto sul prezzo, non dalle cedole. Lo stesso vale per il BTP 2,15% marzo 2072, che quota 59,30 ma paga una cedola netta del 3,17%. In questi casi il prezzo basso amplifica il rendimento, ma amplifica anche la sensibilità a qualunque variazione delle aspettative sui tassi.

Figura 4 Figura 4 Cedola netta: i titoli con cedola piu alta sono meno dipendenti dal solo recupero del prezzo a scadenza.

Al contrario, i BTP con cedola lorda più alta, il 3,25% settembre 2046 e il 3,45% marzo 2048, quotano rispettivamente 86,74 e 88,65. Offrono rendimenti netti inferiori, 3,94% e 3,92%, ma garantiscono flussi cedolari più ricchi e oscillazioni di prezzo meno estreme. Non è detto che siano meno interessanti: dipende da cosa si cerca.

Quale BTP per quale investitore

La scelta non dovrebbe partire dal rendimento massimo, ma dal ruolo che il titolo deve avere nel portafoglio. Un’obbligazione lunga può servire per incassare cedole, per bloccare un rendimento, per puntare su un calo dei tassi o per pianificare un capitale futuro. Ogni finalità richiede strumenti diversi (Tabella 2).

Tabella 2 Tabella 2 Ogni investitore ha il BTP adatto al suo profilo di rischio.

BTP 1,70% settembre 2051
Primo per rendimento netto al 4,83%, quota 59,71. È il titolo giusto per chi vuole massimizzare il rendimento a scadenza e accetta prezzi molto lontani dalla pari. Non è però il più equilibrato: la cedola netta del 2,49% è modesta, quindi il ritorno dipende molto dal mantenimento fino al 2051 e dalla convergenza del prezzo verso il rimborso. Chi non è sicuro di poterlo tenere fino in fondo dovrebbe valutarlo con cautela.

BTP 2,15% settembre 2052
Rende il 4,61%, quota 65,67, cedola netta del 2,86%. Rispetto al 2051 sacrifica qualcosa in termini di rendimento, ma offre un flusso cedolare più robusto. Può essere adatto a un investitore con orizzonte lungo che cerca un compromesso tra rendimento e reddito periodico.

BTP 1,50% aprile 2045
È probabilmente il più interessante del gruppo in rapporto alla durata. Rende il 4,50% con soli 18,84 anni residui, una scadenza meno estrema rispetto ai titoli 2051, 2052, 2067 e 2072. La cedola netta è bassa, 2,02%, e il prezzo di 65,12 incorpora un forte sconto, ma chi vuole rendimento elevato senza spingersi su scadenze quasi generazionali qui trova probabilmente il punto di equilibrio migliore.

BTP 2,15% marzo 2072
Rende il 4,48% e quota 59,30, ma la durata residua è di 45,76 anni. È il più estremo del gruppo, senza discussione. Ha senso solo per investitori con un orizzonte molto lungo, una visione precisa su un futuro calo dei tassi o una capacità di tollerare volatilità che pochi risparmiatori ordinari hanno davvero. Il rendimento non compensa automaticamente il rischio.

BTP 2,45% settembre 2050
Con rendimento netto del 4,38%, prezzo 72,02 e cedola netta del 2,98%, rappresenta un punto di mezzo tra prezzo scontato e cedola non trascurabile. Meno estremo dei titoli che quotano intorno a 60, più adatto a chi vuole stare nella parte lunga della curva senza le oscillazioni più violente.

BTP 2,80% marzo 2067
Rendimento netto del 4,35%, cedola netta del 3,46%, durata residua di 40,75 anni. Interessante per chi cerca flusso cedolare e accetta un rischio tasso elevato. Ha senso in portafogli ampi e diversificati, non come unica esposizione ai BTP lunghi.

BTP 2,70% marzo 2047
Rende il 4,12%, quota 78,90, cedola netta del 2,99%. Meno appariscente in termini di rendimento, ma più equilibrato. Per chi vuole stare sulla parte lunga della curva senza toccare le scadenze estreme, è una scelta coerente.

BTP 1,80% marzo 2041
È il più corto del gruppo, con 14,75 anni residui. Rende il 4,05% e quota 75,17. Per chi vuole restare nella parte lunga della curva senza assumere il rischio di scadenze oltre il 2050, è probabilmente la scelta più gestibile. La cedola netta del 2,10% è bassa, ma il rischio tempo è relativamente contenuto rispetto agli altri.

BTP 3,25% settembre 2046
Rende il 3,94%, cedola netta del 3,28%, prezzo 86,74. Meno interessante per chi insegue il rendimento massimo, più adatto a chi cerca cedole regolari senza dipendere troppo dal recupero di prezzo. È un titolo da reddito più che da capital gain.

BTP 3,45% marzo 2048
Rende il 3,92%, il valore più basso tra i dieci, ma ha la cedola netta più alta di tutto il gruppo, 3,41%, e quota 88,65. È il titolo più adatto a un investitore da reddito che preferisce incassare cedole consistenti ogni anno invece di puntare principalmente sul guadagno in conto capitale a scadenza. Non è il più redditizio in assoluto, ma è quello con il flusso cedolare più prevedibile.

Come scegliere senza farsi ipnotizzare dal numero più alto

Se si guarda solo il rendimento, vince il BTP 2051. Ma il rendimento più alto non è quasi mai la risposta giusta in sé, è la risposta giusta solo se si è disposti ad accettare tutto quello che ci viene insieme: prezzo a 59, cedole basse, scadenza lontana, volatilità potenzialmente significativa nel mezzo.

Volendo semplificare senza banalizzare:

  • Migliore compromesso rendimento/durata: BTP 1,50% aprile 2045. Quasi il 4,50% netto con meno di 19 anni di durata residua, il punto di equilibrio più convincente del gruppo.
  • Migliore per rendimento puro: BTP 1,70% settembre 2051. Il più redditizio, ma solo per chi è disposto a tenerlo fino in fondo e a sopportare le oscillazioni nel frattempo.
  • Migliore per cedola: BTP 3,45% marzo 2048. Non il più redditizio a scadenza, ma il più adatto a chi ha bisogno di flussi annui stabili.
  • Migliore per chi scommette su un calo dei tassi: BTP 2,15% marzo 2072. Il più sensibile alle variazioni dei rendimenti, nel bene e nel male.
  • Migliore scelta prudente: BTP 1,80% marzo 2041. Rendimento sopra il 4% con la scadenza più corta tra i dieci.

Una nota finale che vale per tutti: concentrare l’intera scelta su un solo titolo, soprattutto sulle scadenze più lunghe, è raramente la strategia più saggia. Una combinazione di scadenze riduce il rischio di entrare nel punto sbagliato della curva dei tassi. Prima di acquistare, conviene sempre verificare il prezzo aggiornato, la liquidità del titolo, il proprio orizzonte reale di mantenimento e, soprattutto, la capacità concreta di sopportare oscillazioni anche rilevanti nel valore di mercato senza cedere alla tentazione di vendere nel momento peggiore.

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