Il ritorno delle turbolenze in Medio Oriente ha riacceso la miccia dell’inflazione a causa dei rialzi dei prodotti energetici. Ne abbiamo tutti la riprova considerato il prezzo del carburante alla pompa, ai massimi annui. Ben presto questi aumenti si trasferiranno al resto dei beni e servizi finali, a rievocare i danni da inflazione del triennio ’21-’23.
In questi scenari prevedere le prossime mosse delle Banche Centrali, a partire da FED e BCE, non è affatto scontato. L’economia reale palesa alcune crepe, tipo il crollo delle vendite di case e il calo dei nuovi posti di lavoro a giugno negli States. Il rischio più temuto è la stagflazione, cioè una combinazione di inflazione su e di PIL e occupazione giù, il peggiore dei mali possibili in economia.
Sono contesti in cui i mercati finanziari possono andare pesantemente in cortocircuito e finire per imboccare il sentiero più triste. Ossia vendere gli asset in portafoglio per spostarsi sulla liquidità, in attesa che torni il sereno e sia chiara a tutti la direzione. Per l’obbligazionario ciò vuol dire yield in risalita, anche sul breve o medio termine come nel caso che adesso vedremo. Rende infatti il 10% netto in 2,62 anni questo titolo di Stato in euro diverso dal BTP.
leggi anche
Premio fedeltà del 12% e rendimento annuo del 2,50% sul buono fruttifero postale a 12 anni
L’obbligazione sovrana emessa dalla Repubblica di Romania
Da diverse sedute i mercati stanno anticipando le future mosse delle Banche Centrali, scommettendo su prossimi rialzi dei tassi. Oggi il sentiment dominante è di due altri ritocchi entro marzo del 2027, con un possibile costo del denaro al 2,75% tra 7-8 mesi. Si tratta di previsioni, nulla di più, ma quanto basta per far risalire i ritorni e rendere il comparto più speculativo. Se poi l’emittente è anche al limite dell’investment grade, la miscela esplosiva è ben servita.
Tra questi vi rientra il Romania Tf 2,875% Eur in scadenza l’11 marzo 2029, cioè tra 2,62 anni residui. Il titolo ha matricola ISIN XS1892141620 ed è negoziato sul MOT di Borsa Italiana, anche se pecca in termini di contratti giornalieri. La media degli ultimi 30 giorni è sui 5-10 deal per controvalori che si attestano mediamente tra i 100 e i 400 mila €. La liquidità e gli spread non proprio stretti sono due elementi contro da mettere in preventivo.
La cedola ha periodicità annua, all’11/03, ed è tassata al 12,50% come per i BTP. Quindi 1.000 € nominali (è il taglio minimo) generano ogni anno 25,15 € di interessi netti.
Rendimento effettivo a scadenza del bond romeno
Lunedì 27 il titolo ha chiuso le contrattazioni a 97,56 centesimi, portando l’effettivo a scadenza al 3,92% (dati: Borsa Italiana). Curando di una spanna il prezzo di ingresso l’obiettivo del 4% annuo lordo effettivo è a portata di click. Ad esempio i prezzi min-max di venerdì 24 e di lunedì 27 sono stati, nell’ordine, 97,39-97,56 e 97,26-97,60. Invece gli stessi valori su base YTD si attestano a 95,46 (30 marzo) e a 99,27 (26 febbraio). Infine la duration modificata è a 2,44 per cui il rischio che le quotazioni scendano ancora esiste, ma che sprofondino tanto no, salvo default emittente.
Facciamo due calcoli e immaginiamo di acquistare 1 titolo ai corsi attuali. L’esborso da sostenere sarebbe di 975,6 € più altri 1,1 € di rateo lordo (1,1%) già maturato più altri X € di commissione alla propria banca, ad esempio 4 €. Da qui a scadenza si incasserebbero 86,25 € di cedole lorde (75,47 € netti) più altri 24 € abbondanti di capital gain a scadenza. Il ritorno lordo complessivo si attesterebbe sui 110,6 € lordi e 96,8 € netti, come a dire un rendimento totale di poco oltre l’11%, il 10% netto scarso ai corsi attuali.
In ultimo facciamo un raffronto con un pari durata MEF, il BTP Fx 2,4% Eur, in scadenza il 15/03/’29 e con ISIN IT0005689960. Ai prezzi attuali sui 98,6 il rendimento effettivo a scadenza si attesta sul 2,98%, quasi un punto in meno rispetto al pari durata romeno.
Rende il 10% netto in 2,62 anni questo titolo di Stato in euro diverso dal BTP
Il vero rischio del titolo sta tutto nella solidità dell’emittente, il cui rating è sull’ultimo gradino utile della fascia investment grade con outlook non sempre brillanti. È come mettere un petardo in portafoglio, che se esplode può far danni mentre se la miccia si spegne e/o non riesce a detonare allora regala gioie. Esse rimandano tutte ai ritorni più ricchi a scadenza, e non poteva essere diversamente.
Tuttavia, guai ad approcciare al titolo in ottica all-in che non andrebbe seguita mai, neanche con i ‘sicuri’ Bund tedeschi, per cui figuriamoci in questi casi. Detto ciò, il bond potrebbe risultare interessante per chi cerca un ritocco all’insù del reddito senza allungare molto la scadenza. Oppure per chi cerca diversificazione e/o di inserire una fiche più rischiosa in un portafoglio già di suo tranquillo. In alternativa, a chi è già esposto sul medio e lungo termine e vorrebbe costruire una scala di scadenze ed è scoperto sul tratto breve. In tutti i casi, per chi ne comprende gli elevati rischi e le potenziali opportunità di guadagno, e parte già da una buona propensione al rischio. Perché se i guadagni ammaliano non bisogna dimenticare che essi sono una funzione diretta del rischio. Vanno a braccetto, e non poteva essere diversamente.