In Italia si torna a parlare di una tassa patrimoniale per le grandi ricchezze. Sei favorevole all’introduzione anche in Italia?
Siete favorevoli all’introduzione di una tassa patrimoniale sui patrimoni più elevati?
Negli ultimi giorni il tema è tornato al centro del dibattito politico italiano: la segretaria del Pd Elly Schlein ha rilanciato l’idea di una tassazione sui milionari e sui grandi patrimoni, preferibilmente a livello europeo ma senza escludere un intervento nazionale, precisando però che non si tratta di una misura già condivisa nel programma dell’alleanza progressista.
La proposta ha diviso il centrosinistra: Alleanza Verdi e Sinistra la sostiene apertamente (con proposte mirate anche al finanziamento della sanità), mentre nel Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte si è detto contrario, ricordando di averla studiata da presidente del Consiglio e di averla poi scartata per i problemi di valutazione dei patrimoni, l’alto contenzioso e il rischio di fuga di capitali. Chiara Appendino, invece, si è espressa a favore, sostenendo che riguarderebbe solo una ristretta élite di super-ricchi e che molti nel M5S la pensano come lei.
Matteo Renzi e Italia Viva si sono dichiarati contrari. Il governo Meloni ha risposto con un no netto: la premier, intervenendo il 10 giugno all’assemblea di Confcommercio, ha sottolineato che «altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere un patrimonio dopo decenni di sacrifici», ribadendo la linea di non introdurre nuove tasse e di alleggerire invece il carico sul ceto medio.
Sul piano concreto, la proposta più strutturata attualmente in campo è la legge di iniziativa popolare “1% Equo”, depositata alla Corte di Cassazione a maggio 2026 e già oltre il quorum delle 50 mila firme necessarie. Prevede un’imposta annuale progressiva sui patrimoni netti superiori ai 2 milioni di euro (con esclusione della prima casa e coordinamento con le imposte patrimoniali già esistenti), con aliquote che vanno dall’1% sulla quota tra 2 e 5 milioni fino al 3,5% oltre i 20 milioni. I promotori stimano un gettito compreso tra 26 e 60 miliardi di euro annui da destinare a servizi pubblici.
Guardando alle esperienze internazionali, solo pochi Paesi Ocse applicano ancora una vera imposta sul patrimonio netto complessivo. La Spagna mantiene un’imposta progressiva (fino al 3,5%) sui patrimoni superiori a circa 700 mila euro, integrata da un’imposta di solidarietà sulle grandi fortune oltre i 3 milioni (resa permanente), e il gettito resta contenuto. La Norvegia applica una tassa intorno all’1-1,1% da fine Ottocento: ha generato entrate significative, ma ha registrato alcuni casi di trasferimento di grandi patrimoni all’estero (soprattutto verso la Svizzera), spingendo il governo a rafforzare le norme sull’exit tax. La Svizzera ha una tassa patrimoniale cantonale storica con aliquote generalmente basse, che colpisce anche fasce del ceto medio e produce un gettito rilevante in diversi cantoni.
La Francia, invece, ha abolito nel 2018 l’ISF generale sostituendolo con un’imposta solo sugli immobili (IFI), e nel dibattito recente è emersa la proposta di una “tassa Zucman” (un’imposta minima del 2% sugli ultra-ricchi con patrimoni superiori a 100 milioni), che però non è passata in Senato. Studi su episodi passati di aumento della tassazione sul capitale in Francia indicano che l’effetto sulla fuga di capitali è stato limitato.