USA-Cina: guerra commerciale diventa guerra valutaria?

La guerra commerciale diventa guerra valutaria? I dubbi del mercato alla luce del tonfo dello yuan cinese contro il dollaro.

USA-Cina: guerra commerciale diventa guerra valutaria?

La guerra commerciale tra USA e Cina si tramuterà in una guerra valutaria tra dollaro e yuan?

Una domanda lecita, soprattutto alla luce del recente andamento del cambio USDCNY che ha risentito profondamente della retorica e dei toni sempre più accesi utilizzati dalle due potenze mondiali.

Nel corso delle ultime settimane l’apprezzamento del cambio dollaro-yuan cinese non è passato certamente inosservato: la coppia si è riportata sui livelli di metà dicembre 2017 e in molti si sono interrogati sulle possibili mosse di Pechino che, secondo alcuni, potrebbe anche scegliere di svalutare intenzionalmente e pesantemente la propria valuta nell’intento di prevenire ulteriori perdite contro il biglietto verde e di aiutare l’export nazionale.

È proprio per questo motivo che una parte del mercato ha iniziato a valutare l’ipotesi di una guerra commerciale USA-Cina in procinto di divenire una guerra valutaria.

Anche oggi, per l’undicesimo giorno consecutivo, lo yuan sta perdendo terreno sul dollaro USA. La banca centrale cinese ha fissato una parità sul biglietto verde di 6,596 tagliando altri 391 punti base dai livelli di ieri.

Guerra valutaria è ipotesi realistica?

Lo yuan cinese è crollato ai minimi di 7 mesi contro il dollaro nella giornata di ieri, mercoledì 27 giugno, una mossa che ha incrementato i timori di una manipolazione valutaria da parte della Cina.

L’idea di una Pechino pronta a far crollare lo yuan renderebbe i beni cinesi più economici dal punto di vista mondiale, aiuterebbe le esportazioni del dragone e potrebbe aggirare in qualche modo l’escalation della tensione commerciale con gli USA. Comunque sia, sono pochi a credere che la Cina darà il via ad una simile guerra valutaria.

“Sembra una svalutazione soft a questo punto. Ha creato un putiferio stamattina e i mercati si sono innervositi,”

ha affermato Boris Schlossberg di BK Asset Management che ha comunque tenuto a sottolineare la più recente apertura di Donald Trump nei confronti della Cina - il presidente ha deciso di non imporre nuovi limiti agli investimenti asiatici, cosa che ha almeno in parte limitato il deprezzamento dello yuan contro il dollaro.

La Cina è stata già accusata in passato di aver svalutato intenzionalmente la propria valuta in modo da aiutare il proprio export e le critiche di Donald Trump sul tema non si sono risparmiate sin dal suo insediamento alla Casa Bianca.

Per Alan Ruskin di Deutsche Bank non è ancora chiaro quale direzione intraprenderà lo yuan e bisognerà aspettare e osservare con attenzione le mosse delle prossime ore. Anche a lui, però, l’ipotesi di una guerra valutaria appare per ora infondata.

“Non credo sia nell’interesse di nessuno aprire questo fronte. Una guerra commerciale in teoria potrebbe peggiorare diventando guerra valutaria, ma a questo punto non credo che sia questa la direzione che le parti vogliono intraprendere”,

ha aggiunto l’esperto di Deutsche.

Nonostante le preoccupazioni del mercato, insomma, ad oggi l’ipotesi di una guerra valutaria intenzionale sembra essere ancora poco probabile. Il tutto dipenderà però da come gli USA di Trump e la Cina di Xi decideranno di relazionarsi da ora in avanti.

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