Guerra commerciale: Amazon e altre società lavorano per contrastare i dazi

Amazon, Toyota Motor North America, General Motors e altre grandi società statunitensi lavorano per contrastare gli effetti concreti e potenziali della guerra commerciale. Il punto

Guerra commerciale: Amazon e altre società lavorano per contrastare i dazi

Le grandi società statunitensi, da Amazon a Toyota, stanno lavorando per contrastare l’effetto della guerra commerciale, con le tariffe imposte dall’amministrazione Trump a rendere sempre più complicato lo scenario internazionale.

Lo scorso venerdì l’ultima escalation, almeno verbale, della battaglia a colpi di dazi tra Cina e Usa, con il capo della Casa Bianca che si è detto pronto a tassare tutti i prodotti esportati negli Stati Uniti da Pechino, per un valore complessivo che supera i 500 miliardi di dollari.
In linea generale, le società statunitensi stanno cercando di evitare qualsiasi scontro con il Presidente, ma vogliono esercitare tutta l’influenza che possono per attenuare gli effetti in arrivo dagli scontri commerciali e scongiurare l’introduzione di nuove tasse.

Amazon e Toyota lanciano messaggi all’amministrazione USA

Amazon, reduce dal Prime Day che ha portato i bilanci della società alle stelle, potrebbe subire l’effetto dei dazi sugli articoli venduti attraverso il suo sito. Secondo alcuni, l’impero di Jeff Bezos starebbe già programmando campagne pubblicitarie indirizzate al settore dell’e-commerce e lavorando su chiari messaggi indirizzati al governo USA al fine di disincentivare i conflitti.

Anche Toyota Motor North America, sussidiaria della Toyota giapponese, potrebbe risentire non poco della guerra commerciale se Trump dovesse rispettare il già annunciato piano per imporre tariffe sui veicoli. Una preoccupazione forte, che ha spinto una folta rappresentanza di dipendenti fino a Washington per manifestare davanti al Campidoglio USA, mentre i vertici della società incontravano i membri chiave del Congresso per discutere del potenziale impatto dei dazi.

Ma non si tratta certo dell’unico caso di incontro tra vertici aziendali e amministrazione statunitense per via dei timori portati dalla guerra commerciale. Nel corso degli ultimi mesi dirigenti della General Motors hanno più volte tenuto discussioni con il Congresso, mossi dal pericolo di un’uscita di Trump dall’Accordo di libero scambio nordamericano e dai dazi sulle auto, che porterebbero il gigante automobilistico a “una presenza ridotta in patria e all’estero”.

Le realtà già colpite dalle tariffe dell’amministrazione Trump sulle importazioni di acciaio e alluminio, in vigore da giugno, stanno anche spingendo per ottenere aiuti in privato.
L’ad di Alcoa (Aluminum Company of America) ha comunicato agli investitori di essere in discussione con il Governo per chiedere la rimozione delle tariffe o l’esenzione per l’alluminio canadese.
Secondo la società, terzo maggior produttore di alluminio al mondo, ammontano ad almeno 14 milioni di dollari al mese le spese extra, in arrivo principalmente dalle tariffe sull’alluminio importato dal Canada, principale fornitore.

Amazon: minacciata divisione del cloud computing

Oltre alle tariffe su acciaio e alluminio già in vigore, l’amministrazione Trump ha minacciato il 10% di dazi per 200 miliardi di dollari di beni cinesi che coinvolgerebbero migliaia di prodotti importati di ogni genere.

Amazon teme una grave influenza sulla cruciale stagione dello shopping natalizio. Il gigante dell’e-commerce ha infatti identificato una vasta gamma di articoli che sarebbero colpiti, con conseguenze di sicuro impatto.
Tra le preoccupazioni principali l’aumento dei costi di importazione dei componenti utilizzati nei data center o altri elementi che renderebbero meno competitiva la divisione del cloud computing di Amazon Web Services, che è al momento l’unità più redditizia dell’azienda.

Secondo Dean Garfield, amministratore delegato del Consiglio dell’Information Technology Industry, sono davvero poche le società che non corrono alcun rischio per via dei dazi.
Eppure quelle tanto ricercate esenzioni in un caso sembrano essere già arrivate: Apple ha ottenuto - secondo quanto riferito dal New York Times - la garanzia dalla Casa Bianca che gli iPhone arriveranno dalla Cina senza essere soggetti a tariffe.

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