Sorpresa guerra commerciale: USA rimuovono Cina da lista manipolatori valutari

Guerra commerciale: gli Stati Uniti rimuovono la Cina dalla lista dei manipolatori di valuta

Sorpresa guerra commerciale: USA rimuovono Cina da lista manipolatori valutari

La guerra commerciale protagonista alla vigilia dell’attesa firma della Fase 1. A testimoniare un clima di ritrovata distensione tra le due potenze economiche rivali, sono giunte alcune dichiarazioni importanti dal Segretario del Tesoro USA.

Oggi, infatti, Washington ha preso una decisione che segna una svolta nella battaglia tariffaria più aspra degli ultimi decenni. Il tema è cruciale e riguarda le accuse di manipolazione di valuta avanzate dagli USA contro la Cina nell’estate scorsa.

Il rapporto semestrale presentato dal segretario del Tesoro Steven Mnuchin ha stabilito che Pechino non fa più parte dell’elenco dei Paesi manipolatori.

Un’inversione di rotta che, nello scenario della guerra commerciale USA-Cina, potrebbe sostenere la durata della tregua.

Guerra commerciale USA-Cina: svolta sulle accuse di manipolazione valutaria

Il documento del Dipartimento del Tesoro statunitense diffuso ufficialmente oggi afferma che la nazione asiatica si è impegnata a evitare azioni di svalutazione competitiva. Secondo il nuovo accordo tra le due potenze economiche, inoltre, la Cina pubblicherà i dati riferiti ai tassi di cambi e ai saldi con l’estero.

Impegni strategici per Washington, che aveva alzato i toni delle accuse di manipolazione valutaria contro Pechino nell’agosto scorso. All’epoca il conflitto tariffario aveva raggiunto i massimi livelli di tensione.

Donald Trump, in un clima di aspre polemiche con le pratiche commerciali cinesi considerate sleali, aveva condannato fortemente la decisione della Banca Centrale di svalutare lo yuan, portandolo ai minimi storici dal 2008 nei confronti del dollaro.

Il deprezzamento della moneta cinese nell’agosto 2019 era stato giustificato dalle autorità asiatiche proprio come reazione alla minaccia della Casa Bianca di introdurre pesanti dazi sui beni cinesi per un valore di 300 miliardi di dollari.

In questo clima di accuse reciproche, Trump aveva indicato la Cina come Stato manipolatore di valuta, invocando l’intervento del FMI per eliminare lo svantaggio commerciale ingiustamente raggiunto dal Dragone.

La novità di oggi, quindi, assume un significato strategico nella rivalità tra le potenze. La Cina è stata inserita nella cosiddetta lista di monitoraggio, nella quale sono finiti altri 9 Paesi, tra cui Italia, Germania e Giappone.

L’accusa di pratiche valutarie illegali contro Pechino, quindi, cade. In compenso, comunque, resta un atteggiamento di prudente controllo nei confronti delle politiche monetarie dello Stato asiatico.

L’annuncio statunitense di rimuovere i cinesi dalla lista dei manipolatori di valuta prepara la tregua di domani, giorno dell’agognata firma della Fase 1.

La decisione ha un valore simbolico e politico rilevante, che si traduce nella volontà dei due Stati di siglare una distensione nella guerra commerciale più temuta dai mercati.

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