Tensioni USA-Cina, cosa prevede davvero la Prima Fase dell’accordo

Mercoledì 15 Stati Uniti e Cina firmeranno la Prima Fase dell’accordo che dovrebbe porre (parzialmente) fine alle tensioni commerciali fra le due potenze. Cosa prevede

Tensioni USA-Cina, cosa prevede davvero la Prima Fase dell'accordo

Se tutto va come previsto, mercoledì 15 gennaio Stati Uniti e Cina metteranno fine ad anni di tensioni commerciali con la firma della cosiddetta Fase Uno. In teoria, in cambio dell’abbassamento dei dazi da parte degli USA la Cina ha promesso acquisti miliardari di prodotti agricoli e una riforma delle pratiche di trasferimento di brevetti.

Nonostante gli annunci dei rappresentanti delle due potenze, non è però ancora del tutto chiaro cosa prevede, nello specifico, il parziale accordo. E soprattutto quali saranno le conseguenze della firma e se e quando ci sarà la Fase Due. Vediamo quindi di fare chiarezza.

USA-Cina, cosa prevede la Fase Uno dell’accordo

Il 13 dicembre scorso, l’agenzia statunitense del commercio (USTR) ha rilasciato un documento relativo alla Prima Fase dell’accordo commerciale fra le due nazioni. Sulla carta, l’accordo include una “straordinaria espansione delle esportazioni statunitensi di cibo, agricoltura e pesca” grazie all’acquisto, da parte della Cina, di queste e altre esportazioni per un valore di $200 miliardi.

Pechino, inoltre, si impegnerebbe a porre fine alla pratica di spingere o forzare le aziende straniere a trasferire le proprie tecnologie alle aziende cinesi. Un tema correlato è quello dei furti della proprietà intellettuale, che ha destato numerose preoccupazioni circa la competitività delle compagnie statunitensi.

Secondo il documento dell’USTR, la Cina ha promesso infine di abbassare le barriere dei servizi finanziari e di rivedere la propria politica di trasparenza relativa alle valute.

I punti critici dell’accordo commerciale

Tuttavia, diversi osservatori sono ancora cauti sui risultati che saranno raggiunti dalla firma della Prima Fase. Alcuni media cinesi, infatti, suggeriscono che Pechino non sarà accomodante come ritiene invece Donald Trump.

Taoran Notes, blog edito da un giornale di proprietà dello Stato, ha scritto (secondo una traduzione di CNBC): “Dobbiamo tenere a mente che la guerra commerciale non è ancora finita. Gli Stati Uniti non hanno rimosso tutte le tariffe sulle importazioni cinesi e la Cina sta ancora imponendo tariffe in risposta”.

Per molti, la chiave di volta dell’accordo sono i singoli investimenti nell’agricoltura statunitense, più che le modifiche strutturali alle policy. Tuttavia rimane la domanda: negli anni a venire la Cina acquisterà effettivamente più prodotti di quanti ne comprava nel periodo pre-guerra commerciale?

Nel frattempo, gli Stati Uniti, per mostrare la propria buona volontà, hanno rimosso oggi Pechino dalla lista nera dei Paesi manipolatori di valuta.

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