Guerra tra Russia e Ucraina, cosa sta succedendo? Kiev approva la legge marziale

Non si placa la guerra tra Russia e Ucraina: tra gas e indipendentismo, la storia e i motivi di un conflitto che dal 2014 ha causato 10.000 morti.

Guerra tra Russia e Ucraina, cosa sta succedendo? Kiev approva la legge marziale

Spesso passata sotto traccia, c’è una guerra che va avanti da più di quattro anni nella parte più orientale dell’Europa e che finora ha causato quasi 10.000 morti: si tratta del conflitto del Donbass e vede di fronte la Russia e l’Ucraina.

Tutto è nato alcuni mesi prima con l’occupazione della Crimea da parte di Mosca, con le tensioni militari che poi si sono spostate nella zona del Donbass dove si fronteggiano dall’aprile 2014 separatisti filo-russi - tra cui ci sarebbero anche diversi miliziani italiani - e l’esercito regolare ucraino.

Una guerra questo dove come spesso accade si intrecciano anche interessi economici oltre a quelli politici, con la NATO che si è da subito schierata al fianco di Kiev.

Anche se il conflitto non si è mai placato, la recente “battaglia navale” verificatasi nel Mar Nero ha riportato la vicenda sotto i riflettori internazionali, con il Parlamento ucraino che ha deliberato 30 giorni di legge marziale nei territori confinanti con la Russia.

Guerra tra Russia e Ucraina: la vicenda della Crimea

La guerra del Donbass è una delle tante nate dopo la fine dell’URSS, con la Russia che spesso ha intrapreso diversi cruenti conflitti con alcune delle Repubbliche indipendenti che prima erano sottostanti a Mosca. Tutto però è nato dalla questione della Crimea.

Dopo aver dichiarato la propria indipendenza dall’allora URSS nell’agosto del 1991, fu con un Referendum in data 1 dicembre sempre del ‘91 che l’Ucraina sancì la propria autonomia vista la vittoria del Sì con il 90,32%.

Dopo oltre vent’anni, a seguito di alcune manifestazioni di protesta l’11 marzo del 2014 però la Crimea, insieme alla città autonoma di Sebastopoli, dichiarò in maniera unilaterale la propria annessione alla Russia con un Referendum (96% i favorevoli), dopo che delle forze militari filo-russe nelle settimane precedenti avevano preso il controllo del territorio.

Il Referendum però non è mai stato riconosciuto né dall’Ucraina né tantomeno dall’Europa e dagli Stati Uniti. Nonostante questo Vladimir Putin dichiarò la Crimea parte della Russia stando al principio di autodeterminazione.

La Crimea quindi al momento è considerato comunque come un territorio occupato, tanto che l’Unione Europea ha optato per delle sanzioni contro la Russia che di recente sono state prorogate fino al giugno 2019.

La guerra del Donbass

In seguito a quanto accaduto in Crimea, sempre nella primavera del 2014 iniziarono delle tensioni anche nella regione del Donbass, al confine orientale tra Ucraina e Russia, tanto che vennero proclamate due Repubbliche indipendenti: quella di Doneck e quella di Lugansk.

Da quel momento i separatisti, appoggiati dalla Russia, sono in guerra con l’esercito regolare di Kiev che invece gode del supporto del mondo occidentale. Da allora sono stati circa 10.000 i morti, suddivisi quasi in egual maniera tra i due schieramenti.

Un conflitto quindi che dura da più di quattro anni, ma che adesso è tornato agli onori delle cronache per una “battaglia navale” nel Mar Nero. Tre unità navali ucraine (ora sequestrate dai russi) e un rimorchiatore infatti avrebbero cercato di attraversare lo stretto di Kerch, passaggio strategico al momento controllato da Mosca.

Sostenendo che questo movimento non fosse stato comunicato, la Marina russa ha quindi speronato il rimorchiatore e poi aperto il fuoco causando sei feriti, con venti persone che poi sono state arrestate. Un episodio che ha riacceso il fuoco mai sopito di questo conflitto ancora aperto.

Lo stretto infatti è l’unico passaggio dal Mar Nero al Mar d’Azov e, da circa un anno, è attraversato da un ponte lungo 20 chilometri (voluto da Putin) che unisce la Crimea alla Russia. Si tratta quindi di un punto strategico sia militare che commerciale (trasporto di petrolio, grano e minerali).

In risposta al sequestro delle navi, il Parlamento di Kiev ha autorizzato 30 giorni di legge marziale nei territori confinanti con la Russia: l’esercito ucraino quindi in quelle zone potrà usufruire di poteri straordinari.

Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha poi preso ufficialmente parte a una esercitazione militare dove erano impegnati 150 tank, con la Russia che ha risposto ammassando nuovi missili in Crimea.

Il timore dell’Ucraina è infatti che questo episodio possa essere soltanto un preludio a un tentativo di invasione da parte della Russia. C’è anche chi parla però di una mossa di propaganda in vista delle elezioni che si terranno nel marzo 2019.

Oltre alle rivendicazioni politiche in ballo ci sono tanti interessi economici derivanti soprattutto dal gas: anche se all’apparenza questa guerra può sembrare una questione di identità regionale, i veri motivi vanno ricercati anche nella voglia dell’Ucraina di staccarsi sempre più dall’influenza di Mosca e di abbracciare l’Occidente.

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