Guerra in Libia: sta per iniziare la battaglia finale di Tripoli. I rischi per l’Italia

L’Esercito nazionale libico fedele al generale Haftar è pronto in Libia a sferrare l’attacco finale: la battaglia per il controllo della capitale Tripoli può essere decisiva per l’esito di una guerra che continua e mietere vittime.

Guerra in Libia: sta per iniziare la battaglia finale di Tripoli. I rischi per l'Italia

La guerra civile in Libia starebbe andando verso la sua battaglia finale, con le truppe fedeli al generale Khalifa Haftar che sarebbero pronte adesso a lanciare l’offensiva decisiva per la conquista della capitale Tripoli controllata dal presidente Fayez al-Sarraj.

Più di tre mesi dopo l’inizio dell’assedio, l’Esercito nazionale libico di Haftar ha adesso annunciato un’azione “veloce e decisiva” per la presa di Tripoli, mentre continua drammaticamente a salire il bilancio dei morti e degli sfollati dall’inizio della guerra.

Una situazione questa della Libia che preoccupa non poco anche l’Italia: oltre a tutti i problemi legati all’immigrazione, c’è il rischio in caso di una vittoria di Haftar che il nostro paese, appoggiando al-Sarraj, possa perdere lo status di partner economico privilegiato di Tripoli il tutto a favore della Francia, da sempre vicina all’uomo forte della Cirenaica.

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La guerra in Libia verso la battaglia finale

Dopo il fallimento di ogni tentativo di riunione tra i due governi di fatto presenti in Libia, con tanto di auspicate elezioni, dall’inizio dell’aprile scorso nel paese africano sta infuriando una cruenta guerra civile.

Da una parte c’è il Governo di unità nazionale di Tripoli guidato da Fayez al-Sarraj, formalmente riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto da sempre anche dall’Italia, mentre sull’altro fronte c’è l’Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar che ha la sua roccaforte nella parte Est del paese della Cirenaica.

Militarmente al-Sarraj può contare sull’appoggio di diverse milizie tra cui quella molto potente di Misurata, nemica giurata del generale Haftar, oltre agli aiuti militari di Turchia e Qatar.

L’Esercito nazionale libico invece ha potuto godere finora del sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Russia. Non è un mistero poi dell’appoggio, si vocifera anche militare, da parte della Francia.

Dopo oltre tre mesi di assedio adesso gli uomini di Haftar sono pronti a lanciare l’assalto finale per la conquista di Tripoli, una battaglia questa che potrebbe essere decisiva per l’esito di una guerra che, finora, secondo l’OMS ha provocato 1.093 morti, 5.752 feriti e circa 120.000 sfollati.

Le nostre forze sono completamente pronte - ha dichiarato il generale dell’Esercito nazionale libico Fawzi al-Mansouri parlando dell’imminente offensiva - Siamo solo in attesa delle ultime istruzioni dal maresciallo Haftar”.

I rischi per l’Italia

Sono tante le problematiche che questa escalation negli scontri militari nella vicina Libia potrebbero riguardare l’Italia. Per prima cosa c’è la vicenda legata all’immigrazione, con il nostro paese che nel 2017 ha stretto degli accordi con Tripoli per lo stop alle partenze.

Una intesa questa che potrebbe venire meno se il paese africano dovesse piombare nel caos più totale, senza contare l’emergenza umanitaria che si sta creando considerando anche le migliaia di migranti presenti nei centri libici.

Avere una polveriera a poche miglia marittime da casa non è la migliore delle cose per l’Italia, specie se poi alla fine di questa guerra dovesse essere Khalifa Haftar a uscire vincitore.

Anche se il nostro paese ha cercato di tessere ultimamente rapporti anche con l’uomo forte della Cirenaica, la Francia è molto più avanti essendo attiva da tempo nella ventilata speranza di poter sostituire nell’utilizzo dei ricchi giacimenti libici la transalpina Total alla nostrana Eni.

In sostanza l’Italia potrebbe a breve essere costretta a fronteggiare una emergenza migratoria proveniente dalla Libia, perdendo anche lo status di partner commerciale privilegiato di Tripoli a vantaggio della Francia nel caso di una vittoria militare di Haftar.

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