Nell’arco di poche ore, Meloni è riuscita a far imbestialire il Presidente USA Donald Trump e anche la Cina. Cosa è successo.
Per la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, questo momento non è affatto roseo, per usare un eufemismo.
In una fase in cui, a causa della guerra in Medio Oriente, tra gli analisti e gli economisti serpeggia il dubbio che la luna di miele tra la premier e i mercati sia arrivata al capolinea, Meloni deve far fronte anche alle stoccate che sono arrivate, nell’arco di appena 24 ore, dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dalla Cina di Xi Jinping.
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Dalle pagine del quotidiano Il Corriere della Sera Trump ha attaccato Meloni con parole durissime:
“Piace il fatto che la vostra Presidente (del consiglio Giorgia Meloni) non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”.
Forte è stata la reazione del tycoon, dopo che la Presidente del Consiglio ha difeso Papa Leone dai suoi attacchi, annunciando poi nella giornata di ieri la decisione di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele.
Due rospi che Trump non è riuscito proprio a mandare giù, rincarando la dose contro Meloni: “ È lei che è inaccettabile , perché non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”, ha attaccato il Presidente americano, riferendosi alla frase con cui Meloni ha definito “inaccettabili” le sue dichiarazioni contro il Papa.
Meloni nel mirino anche della Cina, dopo schiaffo golden power contro Sinochem
Nelle stesse ore, mentre Meloni incassava gli attacchi di Trump, un altro schiaffo arrivava dalla Cina. Schiaffo di natura diversa, non attinente a questioni geopolitiche, quanto al mondo degli affari.
Di mezzo il dossier Pirelli, il colosso italiano dei pneumatici, su cui il governo Meloni ha deciso di esercitare il golden power ricordando che il gruppo rientra tra le imprese che detengono beni e rapporti di rilevanza strategica ai sensi dell’articolo 2 del Decreto Golden Power, e degli articoli 6 e 9 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 dicembre 2020, n. 179.
L’esercizio del golden power ha scatenato l’ira della Cina con Sinochem, che è passata subito all’attacco, pronta a considerare azioni legali contro un golden power che, a suo avviso, sarebbe “discriminatorio”, in quanto limiterebbe in modo significativo i suoi poteri di governance.
Campione cinese attivon nei settori della chimica e dei fertilizzanti, Sinochem è il principale azionista di Pirelli, detenendo il 34% del capitale. Seguono tra i principali azionisti di Pirelli Marco Tronchetti Provera che, attraverso Camfin, è in possesso di una quota del 26% che l’imprenditore italiano vorrebbe far salire al 29,9%.
Sia Pirelli che Camfin hanno lanciato una dura battaglia contro i cinesi di Sinochem, in quanto la sua presenza nel capitale metterebbe i bastoni tra le ruote ai piani dell’azienda di espandersi negli Stati Uniti.
Di qui la decisione del governo Meloni di avvalersi dei poteri di golden power, attraverso un decreto che, tra le altre cose, mira a ridurre il numero dei consiglieri di Sinochem che siederanno al prossimo al CDA di Pirelli da otto a tre.
Tutti i divieti imposti dal governo Meloni ai cinesi. Ma la Cina non starà a guardare
Non solo.
Il governo Meloni ha imposto il divieto ai consiglieri di Sinochem di ricoprire ruoli aziendali di vertice come presidente o amministratore delegato, stabilendo al contempo che Pirelli non potrà condividere informazioni sensibili con il suo investitore cinese.
La rabbia di Sinochem è stata immediata, con tanto di minaccia: “ Misure di questo tipo sono discriminatorie e avranno inevitabilmente un impatto negativo sul clima degli investimenti in Italia”.
Tra l’altro le restrizioni rimarranno in vigore fino a quando Sinochem manterrà una quota nel capitale di Pirelli superiore al 9,9%, a conferma di come il governo Meloni punti a portare l’azienda a sforbiciare la propria partecipazione. Tutti paletti che hanno portato Sinochem a decidere di valutare un’azione legale.
In appena 24 ore, il governo Meloni è riuscito così a far infuriare le due super potenze mondiali Stati Uniti e Cina, sebbene per motivi diversi.
Tutto, mentre non mancano articoli che segnalano come a farsi più precarie sono la stessa stabilità dell’esecutivo e l’appetibilità degli asset finanziari italiani, nello specifico dei BTP.
A incrinarsi anche la fiducia degli economisti nella solidità del PIL dell’Italia che, così come ha dimostrato il World Economic Outlook diffuso ieri dall’FMI, ha confermato come la crescita, nel corso del 2026, sarà pari a zero virgola. Come la storia del Paese, tristemente, ricorda. Tanto che, in vista delle elezioni politiche del 2027, le domande sul destino di Meloni si intensificano.
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