Governo, si avvicina il primo decreto Meloni: dal caro bollette ai bonus contro l’inflazione, ecco cosa conterrà

Stefano Rizzuti

20/10/2022

20/10/2022 - 11:02

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Giorgia Meloni, da presidente del Consiglio in pectore, prepara il primo decreto del nuovo governo: dall’intervento contro il caro bollette a quello contro l’inflazione, ecco cosa potrebbe prevedere.

Governo, si avvicina il primo decreto Meloni: dal caro bollette ai bonus contro l’inflazione, ecco cosa conterrà

Un decreto contro il caro bollette. E magari un intervento per rinnovare il bonus 150 euro per chi ha un reddito inferiore ai 20mila euro. Il governo Meloni è atteso da un decreto urgente, da mettere in campo probabilmente già al primo Consiglio dei ministri. Con un impegno gravoso anche per la finanza pubblica.

Intervenire subito contro il caro bollette vuol dire, inevitabilmente, rinunciare ad alcune delle misure di bandiera presentate in campagna elettorale dal centrodestra. Difficile, se non impossibile, mettere in campo la flat tax. Improbabile una riforma strutturale delle pensioni, mentre sembra più facile un intervento limitato che proroghi in qualche modo l’uscita anticipata.

Sia il primo decreto del governo Meloni che la manovra saranno incentrati sulla lotta all’inflazione e al caro bollette. La buona notizia per la presidente del Consiglio in pectore - in attesa delle consultazioni e di ricevere l’incarico - è che i prezzi del gas sono scesi sotto i 120 euro al megawattora. Ma servono comunque, a questi prezzi, almeno 20, se non 30, miliardi di euro per affrontare subito il caro energia. Cosa conterrà il primo decreto del nuovo esecutivo?

Primo decreto Meloni, il nodo risorse

Il nuovo governo può contare su un tesoretto di 10 miliardi lasciato da Mario Draghi per il 2022. Altri 10 miliardi arriveranno per il 2023. Ma intanto il rischio è che sia necessario aumentare il deficit, ricorrendo al tanto temuto scostamento di bilancio, ritenuto anche da Meloni come un’ipotesi estrema.

Quest’anno, giusto per farsi un’idea, il governo Draghi ha speso 20 miliardi di euro a trimestre per il caro energia. Per questo motivo sembra ragionevole pensare che da subito, al nuovo esecutivo, serva almeno la stessa cifra, se non addirittura 30 miliardi. Il problema gira tutto intorno al deficit: se si dovesse aumentare, bisognerebbe evitare di alzare il debito.

Per il 2023 il deficit è stimato al 3,4%, in netta discesa rispetto a quest’anno. Esiste, comunque, la possibilità di mantenerlo più alto, ma evitando di salire sopra il 5%. Anche perché è quasi certo che il Pil arresti la sua crescita. Il governo, quindi, ancor prima di insediarsi dovrà preparare o un nuovo decreto o un emendamento al decreto Aiuti ter (da convertire in Parlamento) da varare già al primo Cdm.

Cosa conterrà il primo decreto Meloni: bollette e bonus

Di certo il governo dovrà subito prorogare i crediti d’imposta in scadenza: è certo che serva un rinnovo almeno per il mese di dicembre, con un costo di poco inferiore ai 5 miliardi. Tra le misure prioritarie c’è poi quella per evitare i distacchi di luce e gas per i morosi che finora erano in regola con i pagamenti delle bollette.

Il centrodestra punta anche a dare un aiuto concreto alle imprese in difficoltà e che rischiano di chiudere per gli alti costi dell’energia. La speranza, poi, è quella di rinnovare il bonus 150 euro: l’idea del governo è quella di dare un nuovo aiuto a chi ha redditi inferiori a 20mila euro.

Il primo problema del nuovo esecutivo è invece in parte già stato risolto dal governo Draghi, con la proroga del taglio delle accise sui carburanti: lo sconto di 30,5 centesimi al litro su benzina e diesel è stato prolungato fino al 18 novembre. Ma non basta, perché Meloni dovrà comunque andare oltre questa data, probabilmente già con il primo decreto.

La prima manovra targata Meloni

La legge di Bilancio del nuovo esecutivo sarà centrata quasi esclusivamente sul tema dell’energia. La maggior parte degli interventi riguarderà il caro bollette, a partire dall’estensione del taglio dell’Iva al 5% per il gas e dall’abbattimento degli oneri di sistema: misure per cui servono almeno 4 miliardi per il primo trimestre del nuovo anno.

Si passa poi alla lotta all’inflazione, con la necessità di rinnovare (o persino ampliare) il taglio del cuneo fiscale: l’obiettivo minimo è quello di confermare lo sgravio contributivo del 2% introdotto da Draghi. Bisogna prevedere, di certo, il rinnovo dei contratti della Pa, così come è necessario conteggiare gli almeno 8 miliardi che serviranno per la rivalutazione delle pensioni con l’adeguamento all’inflazione.

Qualche risorsa aggiuntiva potrebbe invece arrivare da una nuova rottamazione, con uno stralcio per le cartelle fino a mille euro. Stando così le cose, con pochi soldi a disposizione, sembra difficile trovare spazio per la flat tax, che potrebbe quindi essere rinviata.

Anche sul tema delle pensioni la partita è complicata: è probabile che ci sia solamente un piccolo intervento - per esempio una quota 41 soft - ma non una riforma strutturale per superare la legge Fornero. Infine, c’è un’altra incognita, legata alle tempistiche: considerando le procedure formali fino alla nascita del nuovo governo, per Meloni e i suoi ministri e poi per il Parlamento il tempo stringe e il rischio di non chiudere tutto entro il 31 dicembre, con conseguente esercizio provvisorio, è dietro l’angolo.

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