«Draghi ha fallito, se cade il governo nessuna crisi economica»: l’intervista a Fratoianni (Sinistra Italiana)

Giacomo Andreoli

19 Luglio 2022 - 16:14

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Il segretario di Sinistra Italiana, nel giorno in cui presenta assieme a Europa Verde delle proposte per affrontare le difficoltà economiche del Paese, commenta a Money.it l’attuale crisi politica.

«Draghi ha fallito, se cade il governo nessuna crisi economica»: l'intervista a Fratoianni (Sinistra Italiana)

Questo governo è fallimentare e se si andasse a nuove elezioni non credo ci sarebbe alcuna tragedia economica. I punti di Conte a Draghi sono condivisibili, questo esecutivo, però, non potrà accoglierli”. Il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, commenta così a Money.it l’attuale crisi politica, con il governo Draghi a rischio caduta. Domani il presidente del Consiglio parlerà davanti a Camera e Senato per provare a preservare una maggioranza ampia. Nel frattempo il cartello tra Sinistra Italiana ed Europa Verde, fin dall’inizio all’opposizione del governo di larghe intese, ha presentato una serie di proposte per affrontare le difficoltà economiche del Paese.

Voi siete da sempre all’opposizione del governo Draghi, in queste ore concitate tifate per una sua caduta?

Il nostro giudizio su questo governo non cambia: un esecutivo dove c’è tutto e il contrario di tutto non è adeguato a rispondere alle esigenze del Paese e finora è stato fallimentare. Le ragioni sono concrete: le scelte messe in campo dimostrano che sui punti più significativi si procede solo per compromessi, per lo più al ribasso. Per scelte ambiziose occorre un orientamento politico definito. Detto ciò non ci mettiamo a tifare per la caduta di Draghi a tutti i costi, restiamo sui temi.

Anche perché con nuove elezioni i cittadini rischiano un conto salato, tra mancati interventi su bollette e accise dei carburanti, salari al palo e fondi del Pnrr in bilico.

A decidere se il governo andrà avanti saranno i partiti di maggioranza, non spetta a noi, anche perché non abbiamo i numeri in Parlamento per determinare la vita dell’esecutivo. Capiamo che il Paese, in netta difficoltà, sia spaventato e spaesato, ma dico anche che siamo pronti in caso di eventuali elezioni. Immaginare che questo governo sia l’interlocutore a cui chiedere soluzioni non mi pare una scelta efficace: occorre costruire il prima possibile una coalizione progressista, a partire dai temi. Poi aggiungo che sono allergico al racconto per cui le elezioni sono sempre il male assoluto: tutto il mondo è andato a votare, anche durante la pandemia e la guerra in Ucraina.

Quindi se si andasse al voto nessun allarme per le tasche degli italiani?

Tendo a escludere che andremmo incontro a una tragedia economica. Non credo ci sarebbe una crisi radicale: con elezioni si instaurerebbero nuovi rapporti di forza e si formerebbe un nuovo governo.

Secondo lei come finirà la crisi? I 5 Stelle si divideranno ancora e ci sarà un Draghi bis?

Sono sincero, anche conoscendo diversi colleghi pentastellati non so che previsione fare: credo che tutte le possibilità siano in campo, anche per le caratteristiche un po’ anomale di questa crisi. Sapremo solo domani cosa accadrà.

Perché presentare in questo momento un programma in nove punti per il Paese?

In questo momento l’Italia è stritolata nella morsa di una crisi sociale che continua a inasprirsi e da una crisi ambientale che cresce, peggiorando ancora di più i problemi sociali, a partire dalle disuguaglianze. I nostri nove punti rappresentano la priorità su cui concentrare gli sforzi della politica e su questi ci batteremo in Parlamento. Vogliamo invertire la tendenza rispetto agli ultimi mesi di governo, nel segno di un maggiore coraggio.

Tra le proposte c’è quella di ridurre il costo dei mezzi pubblici, li volete gratuiti per i meno abbienti?

Innanzitutto potremmo partire da quello che ha fatto il presidente Sanchez in Spagna o dall’intervento del governo tedesco, dove oggi c’è un abbonamento di nove euro al mese per quasi tutto il trasporto locale. Intervenendo sui trasporti si contengono i consumi energetici, con benefici sul lato dell’attuale crisi legata ai costi dell’energia e riducendo l’impatto delle emissioni inquinanti sul clima. Contemporaneamente si interviene sul terreno sociale, aiutando chi è più in difficoltà. L’aumento del costo dei carburanti, a partire dalla benzina, colpisce in particolare le classi medio-basse ed è a loro che dobbiamo dare le risposte più immediate. Sicuramente per un tempo limitato si potrebbero azzerare del tutto i costi per chi ha i redditi più bassi.

Vorreste anche più smart working, nonostante la crisi pandemica sia meno grave che in passato?

Penso che il Covid ci possa dare lo spunto per ripensare le modalità di lavoro, riducendo le necessità di spostamenti e consumi energetici, mantenendo intatti i livelli di produttività, se non migliorarli. Il ministro Brunetta sbaglia, si può puntare molto sullo smart working anche in futuro.

Rimane poi il tema della patrimoniale, su cui spingete da tempo: chi colpirebbe e cosa fareste con i soldi ricavati?

Noi di Sinistra Italiana abbiamo presentato una proposta di riforma complessiva dell’imposta sul patrimonio, eliminando l’Imu sulla seconda casa e rivedendo l’imposta di bollo, introducendo un’unica imposta con un’aliquota complessiva e una franchigia a 500mila euro. Con Europa Verde, oggi, presentiamo come urgenza una più modesta forma di prelievo di solidarietà sui patrimoni sopra i 5 milioni di euro. I miliardi ricavati servono per aiutare la parte più fragile della popolazione e le piccole e medie imprese, in un momento molto delicato tra inflazione e crisi energetica. Non si possono prendere tutte le risorse sempre a debito. Poi con una riforma più strutturata potremmo intervenire con maggiori investimenti a favore dell’istruzione (dall’asilo all’università) e della sanità, soprattutto quella territoriale.

Come giudicate invece il possibile taglio del cuneo fiscale?

Noi chiediamo di dare una mensilità in più all’anno in busta paga ai lavoratori. Quanto al governo, se si risolve la crisi, non vogliamo vedere i titoli che sono stati tirati fuori finora, ma la proposta concreta e a quanto dice il segretario Landini per ora siamo ancora alle ipotesi. Se ci saranno misure che vanno nella direzione che auspichiamo siamo pronti a votarle. L’intervento sul cuneo, comunque, si può fare in molti modi e l’importante è evitare che si pesi sulla copertura pensionistica di lavoratori e lavoratrici.

I punti che avete presentato sono nove come quelli di Conte a Draghi e nel merito sono simili. Siete più vicini ai 5 Stelle che al Pd in questa fase?

Molti di quei punti sono condivisibili, mentre trovo meno condivisibile l’idea che sia Draghi l’interlocutore. Il governo non è strutturalmente in grado di accogliere questa forte agenda sociale, per ragioni che non dipendono dai singoli, ma dalla natura troppo larga e contraddittoria della maggioranza. Il Partito democratico non lo giudico per la sua posizione sul governo. Dico a loro e al Movimento 5 Stelle che, a prescindere dalla collocazione in questo esecutivo di emergenza senza una prospettiva futura, bisogna lavorare su uno schema progressista per i prossimi anni. Viceversa basterebbe presentare alle elezioni un’alleanza pro-Draghi e sarebbe un’opzione curiosa, per usare un eufemismo. Evitiamolo e partiamo da un programma comune contro le disuguaglianze e la crisi ambientale.

Ma se dite che il governo non riesce a intervenire per aiutare il Paese, soprattutto prima di un autunno caldo come quello che si prospetta, allora non sarebbe meglio il voto?

Va detta una cosa: il Movimento 5 Stelle non ha ritirato i suoi ministri e non ha votato contro la fiducia. Questa è una crisi curiosa, in cui Draghi avrebbe ancora una maggioranza molto ampia. Io che faccio l’opposizione osservo e mi batto per provare a ottenere dei risultati sui temi sociale e ambientale, poi quando si voterà spero di avere un proposta comune da presentare agli italiani. Sia che si vada a elezioni domani, sia che si voti in primavera.

E nella vostra idea di alleanza progressista c’è spazio per Di Maio, Calenda e Renzi?

Io sono disposto a ragionare con tutti sui temi, perfino con coloro che tutti i giorni fanno l’elenco dei veti, come Calenda. Certo sarà difficile costruire un’alleanza con chi vorrebbe cancellare il reddito di cittadinanza, come propone Italia Viva.

L’avversario da battere al momento per voi sembra Giorgia Meloni: per un suo eventuale governo si parla di conferma di Cingolani alla Transizione ecologica, la sorprende?

Mi sorprende fino a un certo punto. Mi auguro che non ci sarà mai un governo Meloni, ma dico che Cingolani è tra i campioni di chi tra questo governo va contro perfino la titolatura del suo ministero: più che una transizione ecologica mi pare si stia portando avanti, almeno per alcuni aspetti, un’involuzione ecologica.

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