Asse Renzi-Grillo: ci sono i numeri per un maggioranza solo con una scissione nel PD

Dopo le parole di Matteo Renzi e Beppe Grillo in favore di un governo istituzionale per fare il taglio dei parlamentari e la legge di Bilancio, questa possibile nuova maggioranza avrebbe i numeri in Parlamento soltanto con una scissione del Partito Democratico.

Asse Renzi-Grillo: ci sono i numeri per un maggioranza solo con una scissione nel PD

Si fa sempre più largo l’ipotesi di un governo istituzionale. Quando tutto faceva pensare a delle inevitabili elezioni anticipate a fine ottobre, ecco che sta nascendo un nuovo fronte in Parlamento tra chi vorrebbe invece un voto nel 2020.

I promotori di questo asse sono due nemici giurati, Matteo Renzi e Beppe Grillo, legati però questa volta dall’obiettivo comune di fare il taglio dei parlamentari e, soprattutto, creare un governo che possa evitare il rischio di non vedere la prossima manovra economica approvata entro la fine dell’anno, eventualità questa che farebbe scattare l’esercizio provvisorio con tanto di aumento dell’Iva.

Aspettando la conferenza dei capigruppo che dovrà calendarizzare la mozione di sfiducia al premier Conte presentata dalla Lega, conti alla mano questo governo istituzionale sul quale puntano forte il Movimento 5 Stelle e i renziani, potrebbe avere una maggioranza sia alla Camera che al Senato ma, inevitabilmente, porterebbe a una scissione all’interno del Partito Democratico.

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Governo Grillo-Renzi? I numeri ci sono

Se qualche anno fa in pochi avrebbero scommesso sulla nascita di un governo Lega-Movimento 5 Stelle, praticamente nessuno invece avrebbe puntato un solo euro su un patto tra Beppe Grillo e Matteo Renzi.

Il paradosso è che adesso, dopo aver continuamente minacciato Nicola Zingaretti di abbandonare il partito in caso di un’alleanza con i 5 Stelle, sarebbero proprio i renziani quelli pronti a uscire fuori dal PD proprio per stringere un patto con i pentastellati.

L’idea di fondo è più che nobile, creare un governo istituzionale che possa fare con calma una legge di Bilancio capace di sterilizzare le clausole di salvaguardia pendenti e di approvare il taglio dei parlamentari, ma dal punto di vista politico sarebbe un ribaltone senza precedenti.

Numeri alla mano ci sarebbe comunque la possibilità di creare questa maggioranza. Al Senato infatti oltre ai 107 senatori 5 Stelle, i renziani se compatti ne porterebbero in dote altri 40.

Ipotizzando un voto a sostegno anche dei 15 del Gruppo Misto (Liberi e Uguali e + Europa sono a favore) e degli 8 delle Autonomie, il totale sarebbe di 170 senatori su un totale di 320 per una maggioranza che a Palazzo Madama sarebbe più ampia di quella attuale.

Anche alla Camera i numeri sono simili. Il Movimento 5 Stelle ha dalla sua 216 deputati, i renziani fino a 65, Liberi e Uguali 14 e il Gruppo Misto 27. Il totale quindi sarebbe di 322 su 630, con il via libera a un governo istituzionale che potrebbe arrivare quindi anche a Montecitorio.

In più c’è da capire cosa intende fare Forza Italia. La linea dettata da Silvio Berlusconi è quella delle elezioni, ma non mancano all’interno degli azzurri dei parlamentari che invece sarebbero pronti a votare la fiducia a un eventuale governo istituzionale.

PD verso la scissione?

Se numericamente questo governo istituzionale sponsorizzato da Beppe Grillo e Matteo Renzi sarebbe possibile, non mancano però le problematiche politiche che questa scelta andrebbe a comportare.

L’attuale segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti ha infatti ribadito il suo parere contrario a questo asse, spingendo anche lui per un ritorno alle urne. Se lo strappo non dovesse essere ricucito, nel caso della nascita di un governo istituzionale la scissione dei renziani sarebbe inevitabile.

Non è un caso che in molti nelle ultime ore parlano di un Matteo Renzi che, visto che con un nuovo governo al voto non si andrebbe prima della primavera 2020, sarebbe pronto a sfruttare questi lasso di tempo per costruire il suo nuovo partito.

Se dovesse essere fatto il taglio dei parlamentari, il cui voto finale è previsto per il 9 settembre, servirebbero poi tre mesi per vedere se qualcuno abbia intenzione di chiedere un referendum a riguardo.

Passato questo lasso di tempo, ipotizzando poi che nessuno presenti un referendum contro il taglio dei parlamentari, vista la nuova composizione di Camera e Senato servirebbe del tempo per ridisegnare almeno le circoscrizioni elettorali.

Considerando poi i due mesi che devono intercorrere tra lo scioglimento delle Camere e il giorno del voto, ecco che delle nuove elezioni ci potrebbero essere non prima di primavera 2020.

Altro paradosso è che il Partito Democratico, su diktat soprattutto della componente renziana, ha finora sempre votato contro nei precedenti passaggi parlamentari al taglio dei deputati, proponendo in cambio lo schema dell’Italicum poi bocciato dal Referendum 2016.

C’è poi un problema tutto politico. Fare un governo del genere sarebbe un regalo a Matteo Salvini che, con i buchi di bilancio dei gialloverdi coperti e le clausole di salvaguardia sterilizzate, andrebbe poi a vincere a mani basse le elezioni con tanto di conti in ordine grazie al “sacrificio” dei 5 Stelle e dei renziani.

Insomma la Lega sarebbe nella classica situazione di avere “la botte piena e la moglie ubriaca”, con un centrosinistra spaccato e un Movimento che uscirebbe a prescindere indebolito dall’alleanza con Renzi. Tutte considerazioni queste che alla fine potrebbero pesare su cosa verrà deciso nei prossimi giorni in Parlamento.

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